Fonte: Dott. Thomas Elston, D.V.M., et al."AAFP/AFM Raccomandazioni
sui vaccini" JAVMA, Volume 212, No. 2, 15 Gennaio '98, 227-241.
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1998
American Association of
Feline Practitioners (AAFP) - Academy of Feline Medicine (AFM) Rapporto del Comitato
Consultivo per le VACCINAZIONI FELINE
Il Comitato Consultivo ["Advisory Panel",
ndt] dell'American Association of Feline Practitioners (AAFP) e dell'Academy
of Feline Medicine (AFM), è stato istituito nel 1997 allo scopo di fornire
nuove linee guida per le profilassi vaccinali feline. Le informazioni disponibili sono
state derivate da estensive ricerche nell'ambito della letteratura medica esistente,
coadiuvate da pareri di autorevoli specialisti in diverse aree disciplinari. La creazione
di nuove linee guida si è resa necessaria alla luce delle recenti conoscenze e dei
prodotti vaccinali ora disponibili. Verrà aggiornata costantemente su base periodica, e/o
ogni qualvolta vi saranno ulteriori progressi da riportare...
La profilassi vaccinale gioca un ruolo chiave nel
controllo delle malattie infettive virali feline, inquadrandosi nel programma di
prevenzione generale della salute. Attraverso l'instaurazione di opportuni protocolli
vaccinali e di richiami periodici, si è ottenuta una grande riduzione del tasso di
mortalità presso i felini domestici. Questo documento è inteso a promuovere la
comprensione e l'informazione sui nuovi protocolli vaccinali attualmente consigliati.
Il piano vaccinale dovrebbe essere predisposto individualmente
per ogni singolo paziente, sulla base del rischio reale di esposizione allo
specifico agente patogeno. E' privo di senso attuare una profilassi standard di
vaccinazione generalizzata a tutti i pazienti, dato che il reale rischio di
contagio alle specifiche infezioni varia individualmente con l'età, lo stato di salute,
il grado di esposizione ambientale e la prevalenza geografica delle patologie. L'esame
fisico annuale del paziente è determinante per valutarne lo stato di salute ed eventuali
mutate situazioni ambientali che rendano necessaria una correzione e/o adeguamento del
piano vaccinale precedente. In questo documento il Comitato Consultivo ha distinto i
protocolli vaccinali in:
"vaccinazioni di base" ["core
vaccines", ndt]: panleucopenia, rinotracheite infettiva, calicivirosi, rabbia [quest'ultima
interessata da regolamentazione legislativa, ndt]. Tutti i gatti dovrebbero essere
vaccinati, a causa della natura ubiquitaria e del grado di pericolosità di queste
malattie.
"vaccinazioni non di base" ["non-core
vaccines", ndt]: clamidiosi, leucemia felina [FeLV], peritonite infettiva [FIP],
dermatofitòsi. Solo i gatti a reale alto rischio di esposizione a queste malattie
dovrebbero essere vaccinati.
Per garantire la massima efficacia protettiva tutti i vaccini dovrebbero essere
utilizzati secondo i principi dell'immunologia, considerando tutti i fattori che possono
influenzare la risposta immunitaria all'agente vaccinale. Le istruzioni di
somministrazione consigliate sono indicate dal produttore sulla base delle evidenze
sperimentali da questi presentate per ottenere dall'USDA la licenza di commercializzazione
del prodotto. Le istruzioni originali allegate alla confezione non hanno comunque alcuna
valenza legale e non rappresentano un vincolo al quale attenersi: le linee guida qui
consigliate potrebbero differire dalle istruzioni originali, essendo pensate come nuove
raccomandazioni per i protocolli vaccinali.
La frequenza di somministrazione professionale
standard di ogni vaccinazione è stata quella annuale. Le informazioni più recenti
suggeriscono che la durata dell'immunizzazione indotta -relativa ai vaccini impiegati
attualmente- è superiore ad 1 anno. Di conseguenza, il Comitato Consultivo raccomanda per
i richiami relativi alle vaccinazioni di base non regolamentate da legge
(panleucopenia, rinotracheite infettiva e calicivirosi) la nuova frequenza triennale.
Il veterinario potrebbe optare per una frequenza differente sulla base della
valutazione di rischio per ogni singolo paziente: i gatti maggiormente esposti a
determinati agenti infettivi, come quelli alloggiati in pensioni estive, potrebbero
beneficiare di richiami vaccinali più frequenti. Gli studi sulla durata
dell'immunizzazione indicano chiaramente che anche per la rabbia la vaccinazione triennale
fornisce ampia copertura [questa è l'unica vaccinazione regolamentata per legge: non è
possibile per il proprietario modificare quelle dello Stato in cui risiede, ndt].
Le vaccinazioni possono causare alcuni minori e
-sporadicamente- maggiori effetti collaterali. La consapevolezza del pubblico sui problemi
legati alla sicurezza vaccinale è oggi aumentata, specialmente a causa delle
preoccupazioni emerse per l'aumento dei casi di sarcomi felini associati a vaccinazione
[VAS, Vaccine Associated Sarcomas, ndt]. Sebbene l'insorgenza di questi tumori sia
stata associata a inoculazione per via parenterale del vaccino [ma anche ad altri farmaci,
soprattutto se in forma "retard": ad es. anche i punti di sutura interni in
materiale riassorbibile a volte causano reazioni da corpo estraneo che possono degenerare
in fibrosarcomi felini, ndt -- si ringrazia il Dott. Roberto Priolo per l'informazione],
è preferibile continuare la profilassi vaccinale anti-infettiva per i pazienti nei quali
il rischio di esposizione all'agente virale è predominante. Vengono però suggeriti punti
di inoculazione differenti e standardizzati, sia per isolare ed identificare l'agente
causale del sarcoma felino [tuttora solo ipotizzato, ndt], sia per facilitarne la terapia
chirurgica qualora fosse necessario. L'impiego di vaccini per via intranasale dovrebbe
essere valutato in alternativa all'uso di quelli per via parenterale, ove entrambi i tipi
di formulazione fossero disponibili.
I veterinari dovrebbero responsabilmente informare i
propri clienti sugli effetti collaterali possibili conseguenti a vaccinazione, e
sulle realistiche aspettative sul grado di immunizzazione indotta, cosicché
possano prendere decisioni consapevoli. I proprietari dal canto loro dovrebbero
comprendere l'importanza ed efficacia (purtroppo non garantibile al 100%) della profilassi
vaccinale nelle prevenzione di malattie infettive altrimenti non rispondenti a terapia, e
possibilmente mortali. Un colloquio circa il rapporto rischio | beneficio legato alle
singole vaccinazioni permetterà ai proprietari di prendere decisioni informate
sull'opportunità e frequenza delle stesse. Sebbene le vaccinazioni non siano scevre da
preoccupazioni di carattere sanitario, i benefici dell'immunizzazione indotta nella
stragrande maggioranza dei casi compensano i rischi ad esse correlati: la profilassi
vaccinale è l'unico mezzo per combattere la recrudescenza di malattie infettive
attualmente sotto controllo. Per garanzie di carattere legale, i veterinari dovrebbero
cautelarsi annotando la decisione presa dai loro clienti (quale che sia) nelle cartelle
cliniche o nei libretti sanitari dei relativi pazienti.
L'obiettivo dei nuovi protocolli di vaccinazione
felina è quello di attuare misure di profilassi vaccinale per il maggior numero di
animali possibile: ma con piani di vaccinazione individuali, minor frequenza nelle
inoculazioni di richiamo (triennali anziché annuali) e valutazione
individuale del reale rischio di esposizione per ogni paziente.
La profilassi vaccinale anti-infettiva è un
riconosciuto e necessario regime di prevenzione della salute. Tuttavia la vaccinazione annuale
di ogni singolo paziente contro qualunque infezione felina esistente, ha comportato
un aumento negli effetti collaterali ed è comunque inutile: la maggior parte dei vaccini
attualmente in commercio manca di documentazione sperimentale sull'effettiva necessità di
un loro uso annuale. Nell'instaurare il protocollo vaccinale per ogni singolo
paziente, i veterinari dovrebbero selezionare i vaccini più adatti a proteggere quel
paziente dalle malattie infettive alle quali è realisticamente esposto.
Risposta immunitaria -[torna
al sommario]- L'immunizzazione indotta da vaccinazione contro le malattie infettive
varia in dipendenza degli agenti patogeni coinvolti e delle vie di penetrazione e
replicazione degli stessi. La protezione derivante può risultare dalla presenza nel
circolo sanguigno di anticorpi specifici o immunoglobuline ["humoral
immunity", immunità umorale, ndt], dalla sensibilizzazione delle cellule
citotossiche o linfocìti-T ["cell-mediated immunity",
immunità cellulo-mediata, ndt], dalla presenza di immunoglobuline sulle membrane mucose
superficiali, o da una complessa combinazione di tutte queste reazioni. La risposta
anticorpale umorale ["humoral immunity", ndt] è importante per la
protezione immunògena contro le fasi extra-cellulari delle infezioni virali sistemiche, e
per la protezione dalle malattie causate da endotossine ed esotossine. La generazione di
diverse popolazioni di cellule citotossiche ["cell-mediated immunity",
immunità cellulo-mediata, ndt] è importante per contrastare le infezioni virali
intracellulari, le malattie fungine e quelle causate da protozoi. Il sistema immunitario
non-specifico (fagocìti tipo i granulocìti e macròfagi, cellule-killer naturali e altre
cellule di complemento...), che coadiuva il sistema immunitario specifico anticorpale e
cellulare, è cruciale nel controllo iniziale dell'infezione virale, poiché può
rispondere ad essa quasi immediatamente: questo sistema non è direttamente affetto né
dalle vaccinazioni né da precedenti esposizioni agli agenti virali causativi.
Dopo la prima esposizione ad un antìgene virale, il
sistema immunitario cellulare ["cell-mediated", cellulo-mediato,
ndt] impiega circa 6 giorni contro i 14 del sistema immunitario anticorpale ["humoral",
umorale, ndt] per raggiungere il funzionamento ottimale. Se l'esposizione iniziale lascia
una traccia nelle apposite cellule di memoria, le successive esposizioni allo stesso
antìgene virale daranno luogo ad una più veloce attivazione delle risposte immunitarie.
Questa attivazione "mnemonica" è il principio sul quale si basa l'intero
processo di immunizzazione indotta. Sebbene le funzioni ottimali dell'intero sistema
immunitario richiedano 14 giorni dopo l'esposizione iniziale, le successive più veloci
risposte aiutano ad attivare le difese immunitarie fin dall'inizio dell'infezione.
Il sistema immunitario può essere ulteriormente
suddiviso, in base alla sua attivazione, in sistemico o mucoso. Gli
antìgeni vaccinali inoculati per via parenterale attivano una risposta immunitaria di
tipo sistemico [generalizzato all'intero organismo, ndt], mentre gli antìgeni
applicati sulle membrane mucose attivano una risposta immunitaria localizzata alle
membrane mucose o, in alcuni casi, perfino sistemica. Molte classi di anticorpi
responsabili dell'immunità sistemica anticorpale ["systemic humoral
immunity", immunità sistemica umorale, ndt], ed i globuli bianchi responsabili
dell'immunità cellulare ["cell-mediated immunity", immunità
cellulo-mediata, ndt], non sono però localizzati sulle superfici delle membrane mucose.
Se sia preferibile un'inoculazione per via parenterale o per via locale [intranasale, ndt]
dipende direttamente dal tipo del patogeno causale dell'infezione. L'immunizzazione localizzata
alle membrane mucose è particolarmente utile quando la via di penetrazione del patogeno
-tessuti-bersaglio- è coincidente. L'impiego di vaccini intranasali contro le infezioni
dell'apparato respiratorio è un esempio di stimolazione immunitaria indotta di tipo localizzato
alle membrane mucose. La somministrazione intranasale ha il vantaggio di stimolare,
nell'apparato respiratorio, anche immunizzazione indotta di tipo sistemico, così
come la produzione di anticorpi specifici ["humoral immunity", immunità
umorale, ndt] e di cellule citotossiche ["cell-mediated immunity",
immunità cellulo-mediata, ndt]. Attiva le risposte immunitarie più rapidamente di quanto
possa fare un vaccino per somministrazione parenterale.
Valutazione del rischio
-[torna al sommario]- Instaurare un'efficace profilassi vaccinale
per i propri pazienti non significa inoculare qualsiasi antìgene per il quale esista un
vaccino appositamente licenziato. Nello stabilire il protocollo vaccinale più appropriato
vanno tenuti in considerazione i fattori individuali relativi al singolo paziente, così
come i fattori individuali relativi al singolo agente infettivo. Nello stimare il
"profilo di rischio" oggettivo nei riguardi delle principali malattie
infettive, si deve tenere in considerazione i parametri soggettivi relativi al paziente, all'ambiente in cui vive, e agli agenti infettivi ai quali è realisticamente esposto.
Paziente -[torna al sommario]- L'età di esposizione ai singoli agenti infettivi
è un elemento di primaria importanza nella stima del "profilo di rischio"
individuale. Sebbene nessuna fascia d'età possa considerarsi interamente scevra da
rischi, i cuccioli più piccoli di 6 mesi di vita sono in generale molto più suscettibili
alle infezioni dei gatti ormai adulti, e di conseguenza rappresentano l'obiettivo
principale della profilassi vaccinale fra la popolazione felina.
Gli anticorpi materni sono un fattore chiave ben
conosciuto nella protezione dei cuccioli agli agenti infettivi virali. Malauguratamente,
essi possono però anche neutralizzare le proteine immunògene dei vaccini, per cui
vaccinare i gattini PRIMA che il titolo anticorpale materno sia diminuito sufficientemente
(approssimativamente: 12 settimane d'età per la panleucopenia felina, prima per la
rinotracheite virale e la calicivirosi) può AUMENTARE il rischio di infezione. Questa è
la singola, più comune causa del fallimento della profilassi vaccinale nei cuccioli.
Ambiente -[torna al sommario]- La densità di popolazione felina e/o
l'opportunità di contatti con gatti potenzialmente infetti (ad es. nei gatti randagi o in
quelli liberi di uscire all'esterno), sono due fra i più critici fattori di rischio
all'esposizione agli agenti virali. Gatti adulti e cuccioli che vivono in ambienti ad alta
densità felina (ad es. pensioni, allevamenti e ricoveri) presentano un più elevato
"profilo di rischio" sebbene potenziale, rispetto ai gatti adulti e cuccioli che
vivono soli o in numero limitato. In aggiunta, l'introduzione di ogni nuovo gatto adulto o
cucciolo all'interno dell'ambiente aumenta il "profilo di rischio" potenziale
per l'intera popolazione felina.
La distribuzione geografica degli agenti infettivi
felini può risultare in "profili di rischio" sostanzialmente differenti per
aree differenti. L'alloggiamento periodico in pensioni o ricoveri aumenta il "profilo
di rischio" per ciascuno dei gatti presenti [in molte pensioni è richiesto
obbligatoriamente il certificato di vaccinazione, ndt]. Negli ambienti ad alta densità di
popolazione felina, le alte temperature ambientali specialmente in estate, e l'elevata
umidità unita ad un insufficiente ricambio d'aria (meno di 12 "air
exchanges/h"), aumenta il "profilo di rischio" per quanto riguarda le
patologie del tratto respiratorio.
Il "profilo di rischio" per quanto
riguarda la rinotracheite virale e la calicivirosi è più elevato nei gatti che vengono
periodicamente ospitati in pensioni, allevamenti o ricoveri: questi potrebbero beneficiare
di richiami vaccinali più frequenti di quelli triennali. Il più alto
"profilo di rischio" per quanto riguarda la leucemia felina si ha nei gatti che
vivono stabilmente all'esterno, nei gatti d'appartamento che sono liberi di uscire, nei
gatti randagi, nei gatti selvatici, nei gatti che vivono in allevamenti o colonie
all'aperto, e nelle famiglie feline la cui positività al test antileucemico è
sconosciuta. I gatti in queste situazioni dovrebbero essere vaccinati contro la leucemia
felina e su base annuale.
Agenti infettivi
-[torna al sommario]- Molte variabili indipendenti associate ai
singoli agenti infettivi, ad es. la virulenza, il grado di esposizione, la stabilità
ambientale e la mutazione, influenzano le valutazioni relative al "profilo di
rischio" dell'infezione, ma sono obiettivamente piuttosto complesse da considerare.
Vaccinazioni di base e non di base -[torna al sommario]- Nel definire il protocollo di vaccinazioni feline
individuale, le decisioni da prendere si possono riassumere in: quanto spesso
somministrare le vaccinazioni di base e quali vaccinazioni non di base possano
essere appropriate da includere. Il Comitato Consultivo raccomanda che la profilassi
vaccinale di base sia considerata necessaria per tutti i pazienti, in base ai seguenti
criteri: conseguenze particolarmente severe dell'eventuale infezione (panleucopenia
felina), elevato rischio zoonotico (rabbia), alta prevalenza infettiva e facilità di
trasmissione ambientale (rinotracheite infettiva e calicivirosi). Il vaccino selezionato
deve corrispondere a criteri di sicurezza ed efficacia. La profilassi vaccinale non di
base deve essere considerata per singolo paziente in base al "profilo di
rischio" realistico individuale e al grado di sicurezza del vaccino.
Scelta del vaccino -[torna
al sommario]- I veterinari possono determinare quale tipo di vaccino utilizzare su un
determinato paziente sulla base delle differenti caratteristiche dei prodotti
commercialmente disponibili. (Tavola 1). Le scelte correnti sono: vaccini
con virus vivi modificati o "MLV" ["modified-live virus"
vaccines, ndt], vaccini inattivati ["killed-virus"
vaccines, ndt], i vaccini a sub-unità virali e i vaccini a DNA
ricombinante. I vaccini sono differenziati in base alla vie di somministrazione
(parenterale o intranasale/orale) e al numero di proteine immunògene contenute (antìgeni
singoli o multipli).
I vaccini con virus vivi modificati (attenuati)
devono replicarsi all'interno del paziente per poter indurre una reazione immunitaria. Si
pensa che abbiano maggiore efficacia e attivino più rapidamente la risposta cellulare
["cell-mediated immunity", immunità cellulo-mediata, ndt] rispetto ai
vaccini inattivati ["killed-virus" vaccines, ndt]. Potrebbero quindi
offrire una più rapida immunizzazione indotta in caso di epidemia. Un'immunizzazione
sufficientemente protettiva può aversi dopo una sola somministrazione di molti -ma
non tutti- i vaccini con virus vivi modificati ["modified-live virus"
vaccines, ndt], mentre è necessario somministrare due dosi con molti dei vaccini
inattivati ["killed-virus" vaccines, ndt].
C'è minor rischio di reazioni d'ipersensibilità individuale nei vaccini con virus vivi
modificati ["modified-live virus" vaccines, ndt] rispetto a quelli
inattivati e adiuvati ["killed-virus" vaccines, ndt]. Tuttavia, i primi
possono suscitare fasi infettive in certi soggetti a rischio [per virus virulento residuo,
ndt], e possono altresì venir propagati nell'ambiente circostante, esponendo a rischio di
infezione i gatti a contatto con gli animali vaccinati.
I vaccini inattivati (spenti) ["killed-virus"
vaccines, ndt] non si replicano, non possono suscitare fasi
infettive e non vengono propagati nell'ambiente circostante. Vengono normalmente adiuvati
con diverse sostanze in grado di provocare una risposta protettiva da parte del sistema
immunitario. A causa della maggiore massa antìgena e degli adiuvanti normalmente
impiegati, i vaccini inattivati ["killed-virus" vaccines, ndt] hanno maggiore tendenza a causare febbre e letargia nel periodo
immediatamente successivo alla vaccinazione rispetto ai vaccini con virus vivi modificati ["modified-live
virus" vaccines, ndt]. S'è ipotizzato che in soggetti
geneticamente predisposti, gli adiuvanti causino effetti secondari immuno-mediati per
reazione da corpo estraneo, comprese ipersensibilizzazioni e reazioni avverse [di tipo
tumorale, ndt]. Nella maggior parte dei vaccini inattivati, ["modified-live
virus" vaccines, ndt], un minimo di due dosi deve essere
somministrato per poter attivare un'immunizzazione protettiva.
I vaccini a sub-unità virali e i
vaccini a vettore ingegnerizzato sono nuove realtà vaccinali sviluppate grazie ai
progressi dell'ingegneria genetica. La tecnologia del DNA ricombinante, il processo
attraverso il quale:
- si eliminano dagli organismi
immunògeni (ceppi virali o batteri) porzioni patogene del genòma [così da renderli sia
avirulenti sia privi di una proteina essenziale, ndt],
- o si inseriscono geni immunògeni
[ottenuti dagli agenti infettivi contro cui si prepara il vaccino, ndt] in vettori vivi
non patogeni [che una volta inoculati nel paziente esprimono proteine virali, ndt],
viene già utilizzata per
produrre i vaccini di interesse zootecnico e per l'uso negli animali d'affezione. Virus
geneticamente ricombinati possono venire impiegati nella preparazione di vaccini con virus
vivi modificati ["modified-live virus" vaccines, ndt] o di vaccini inattivati ["killed-virus" vaccines,
ndt]. L'obiettivo principale nello sviluppo dei vaccini a DNA
ricombinante è quello di creare vaccini di maggiore efficacia e sicurezza. Tuttavia,
singole falle possono presentarsi anche quando i vaccini vengono prodotti in questo modo.
Con la sempre maggiore disponibilità di informazioni circa questi prodotti di recente
sviluppo, i veterinari sono invitati ad aggiornarsi sul ruolo che questi possono ricoprire
nella pratica clinica.
Vaccini con
antigeni multipli -[torna al sommario]- La
decisione se usare vaccini ad antìgene singolo o multiplo non è semplice: l'uso di
prodotti ad antìgene multiplo può essere conveniente sia per proprietari che per
veterinari, perché richiedono meno iniezioni per la somministrazione. Affinché un
vaccino ad antìgene multiplo sia licenziato per l'uso commerciale, il relativo produttore
deve dimostrare che ogni componente vaccinale induce lo stesso livello di immunizzazione
di quanto farebbe un vaccino ad antìgene singolo. Di conseguenza, l'efficacia dei vaccini
ad antìgene multiplo dovrebbe essere clinicamente indistinguibile da quella dei prodotti
ad antìgene singolo, tuttavia la controversia sui vantaggi e gli svantaggi rimane. La
somministrazione simultanea di diversi prodotti vaccinali ad antìgene singolo, espone i
pazienti alla necessità di diverse inoculazioni, con quantità elevate di proteine
immunògene o -talvolta- di differenti adiuvanti rispetto alla singola somministrazione di
un prodotto vaccinale ad antìgene multiplo. Di conseguenza, si è ipotizzato un vantaggio
riguardo all'aspetto 'sicurezza' nell'impiego di vaccini ad antìgene multiplo. Il tasso
delle reazioni avverse sembra aumentare all'aumentare del numero degli antìgeni
coinvolto, indipendentemente se questi vengano inoculati come singoli antìgeni in varie
inoculazioni contemporanee o come antìgeni multipli in una singola inoculazione. La
mancanza di dati più specifici rende impossibile per il Comitato Consultivo fornire delle
linee guida.
Somministrazione -[torna
al sommario]- La maggior parte dei vaccini impiegati nella
pratica clinica degli animali d'affezione sono inoculati per via parenterale. L'uso di vie
di somministrazione alternative, qualora un prodotto vaccinale fosse disponibile in
entrambe le formulazioni, deve essere tenuto presente. La somministrazione per via
intranasale può essere più efficace per quelle infezioni nelle quali il bersaglio di
replicazione dell'agente virale sono le membrane mucose dell'apparato respiratorio (ad es.
rinotracheite virale e calicivirosi). La somministrazione intranasale presenta il
vantaggio di induzione di risposte immunitarie sia anticorpali ["humoral",
umorali, ndt], sia cellulari ["cell-mediated", cellulo-mediata, ndt]
nelle prime vie respiratorie, oltre che l'induzione indiretta di attività immunitaria
sistemica. Un altro vantaggio dei metodi alternativi di vaccinazione è che essi non sono
stati associati con lo sviluppo di possibili sarcomi. In assenza di qualunque dato
sperimentale tuttavia, questo vantaggio è da considerarsi speculativo. Per contro, i
vaccini somministrati per via intranasale tendono a provocare un più alto tasso di
reazioni post-vaccinali avverse, quali congiuntivite, starnuti e propagazione dell'agente
virale nell'ambiente. Di conseguenza, i vantaggi potenziali della somministrazione
intranasale devono essere soppesati contro gli svantaggi potenziali. I vaccini inattivati
sono raramente efficaci, quando somministrati per via intranasale.
I vaccini con virus vivi
modificati ["modified-live virus" vaccines, ndt] per la rinotracheite virale e la calicivirosi intesi per la
somministrazione parenterale contengono agenti vivi attenuati a potenziale virulenza. Se
questi vaccini vengono involontariamente a contatto con le mucose degli occhi, del naso o
della bocca, possono causare malattie respiratorie virali clinicamente importanti.
L'esposizione incidentale può derivare da vaccino residuo sul mantello del gatto dopo la
vaccinazione, o schizzi di vaccino su superfici a lui accessibili.
Efficacia -[torna al sommario]- Le due procedure di
controllo più comuni per l'accertamento dell'efficacia vaccinale comprendono la
rilevazione sierologica dei titoli anticorpali circolanti e la valutazione della risposta
immunitaria ad esposizioni infettive di prova ["challenge exposure", ndt]
ai microrganismi patogeni. La determinazione dei titoli anticorpali circolanti è semplice
ed economica, e solitamente non compromette la buona salute degli animali testati. I
titoli anticorpali circolanti forniscono la stima della risposta immunitaria delle cellule
plasmatiche e dei linfocìti-B agli antìgeni. Anche se i titoli anticorpali
circolanti NON sono direttamente correlati con le risposte immunitarie cellulari ["cell-mediated
immunity", immunità cellulo-mediata, ndt], nondimeno la
rilevazione anticorpale suggerisce indirettamente che la risposta dei linfocìti-T
è stata altresì attivata, perché la produzione anticorpale è massimizzata
dall'interazione fra linfocìti-B e linfocìti-T. Con alcune malattie
infettive, il titolo anticorpale non si correla con l'effettivo grado di protezione e, di
conseguenza, l'efficacia vaccinale viene determinata valutando la risposta immunitaria ad
esposizioni infettive di prova ["challenge exposure", ndt]. Purtroppo,
tali studi sono complessi e costosi ed hanno ovviamente serie ripercussioni sulla salute
[e la sopravvivenza, ndt] degli animali utilizzati nei test.
Per alcune malattie infettive,
l'efficacia vaccinale è significativa non del grado di protezione fornito dal vaccino nei
confronti dell'intera malattia, ma soltanto del livello più grave della sua
sintomatologia clinica. Ciò non significa che la vaccinazione stessa sia inutile: la
riduzione della serietà della malattia [o delle sue conseguenze a livello sistemico, ndt]
può essere molto importante per i pazienti ed i loro proprietari. La riduzione della
quantità di microrganismi patogeni circolanti nell'ambiente può inoltre limitare la
serietà di occorrenze epidemiche nella popolazione felina. Tuttavia, i veterinari ed i
loro clienti non dovrebbero coltivare aspettative irrealistiche riguardo la capacità del
vaccino di impedire *tutti* i sintomi dell'infezione.
Istruzioni allegate -[torna
al sommario]- Le istruzioni di somministrazione ottimali sono
fornite dal produttore di ciascun vaccino. Per evitare effetti locali o sistemici
indesiderabili ed assicurare l'efficacia ottimale, i veterinari dovrebbero attenersi alle
istruzioni di somministrazione stabilite dal fornitore. I vaccini iniettabili per via
parenterale dovrebbero essere somministrati là dove vi sono minori probabilità di
causare danni locali (neurali, vascolari o tissutali). Se è necessario somministrare più
di un vaccino contemporaneamente, ogni prodotto dovrebbe essere somministrato in una parte
del corpo differente. Poiché la dose vaccinale richiesta per attivare una risposta
immunitaria protettiva è studiata sulle caratteristiche della specie animale, l'uso di
dosi parziali dei vaccini stessi non è consigliabile, nemmeno per i pazienti di piccola
taglia. Ogni gatto che abbia ricevuto meno della dose standard, o che sia stato vaccinato
per vie di somministrazione inappropriate al prodotto dovrebbe essere rivaccinato secondo
i protocolli vaccinali riconosciuti. L'unica eccezione riconosciuta a questa direttiva è
la somministrazione per via intranasale di dosi frazionarie di vaccini con virus vivi
modificati ["modified-live virus" vaccines, ndt] contro rinotracheite virale e calicivirosi nei cuccioli ancora molto
piccoli.
Uso e manipolazione dei
vaccini -[torna al sommario]- Tutti i
vaccini [soprattutto quelli con virus vivi modificati, ndt] hanno
esigenze di mantenimento a determinate condizioni ambientali, dichiarate sulle istruzioni
allegate, e risentono negativamente di qualsiasi variazione di temperatura. Le istruzioni
allegate per la corretta manipolazione dovrebbe essere sempre seguite per qualunque
vaccino (Appendice 1). I vaccini possono essere resi
inefficaci sia dalle alte che dalle basse temperature ambientali (congelamento). I vaccini
non dovrebbero essere miscelati in un'unica siringa a meno che ciò non sia espressamente
previsto dal produttore.
Uso di fiale a dosi
multiple -[torna al sommario]- L'uso di
fiale a dosi multiple è sconsigliabile, perché un'inadeguata miscelazione può provocare
la distribuzione disuguale degli antìgeni e/o dell'adiuvante. In più, a meno che le
fiale a dosi multiple non siano completamente utilizzate una volta aperte, vi è il
rischio di contaminazione iatrògena delle stesse.
Punti di inoculazione -[torna al sommario]- Si consiglia di seguire le linee guida vaccinali stabilite dall'AAFP e dalla VASTF "Vaccine-Associated
Feline Sarcoma Task Force", che studia lo sviluppo dei sarcomi associati
alle vaccinazioni (Appendice 2). È importante che i nuovi
punti di inoculazione standardizzati siano osservati, per contribuire ad isolare ed
identificare le possibili cause delle risposte avverse locali. La somministrazione
parenterale dei vaccini sulle estremità può anche agevolare la rimozione chirurgica dei
sarcomi associati alle vaccinazioni.
Intercambiabilità
di vaccini di differenti produttori -[torna al sommario]-
Quando somministrati in conformità alle istruzioni del singolo
produttore, vaccini simili di produttori differenti possono essere scambievolmente
impiegati. Nonostante i pochi studi scientifici a disposizione, le risposte temporali
sull'attività immunologica nei cuccioli e nei gatti adulti, suggeriscono che in ogni caso
si raggiunge un grado di protezione soddisfacente.
Uso extra etichetta dei
vaccini -[torna al sommario]- Le
istruzioni allegate alle confezioni risultano dai dati sperimentali presentati durante la
richiesta di approvazione commerciale del prodotto stesso, così come interpretati dal
produttore e dall'USDA. Attualmente, l'USDA richiede obbligatoriamente per l'approvazione
di nuovi prodotti vaccinali la presentazione di dati sperimentali a sostegno delle
istruzioni d'uso fornite sulla confezione. Tuttavia, anche se le raccomandazioni
sull'etichetta riflettono questi dati, esse possono o meno rappresentare la modalità
ottimale di impiegare il prodotto nella pratica clinica. In più, i fornitori hanno la
libertà di ignorare eventuali informazioni indipendenti (per es, da parte di un
ricercatore esterno) quando stabiliscono le modalità d'uso di un vaccino. I veterinari
hanno maggiore libertà di valutazione di tutti i dati disponibili, compresi quelli
provenienti da fonti esterne al produttore. Qualora le linee guida consigliate dal Comitato Consultivo differiscano dall'etichetta approvata
dall'USDA, queste differenze sono motivate da evidenze scientifiche documentabili.
Frequenza di vaccinazione
-[torna al sommario]- La somministrazione di
vaccini ad intervalli più frequenti di quelli suggeriti dal produttore non è
raccomandabile. La somministrazione di vaccini differenti in un intervallo di tempo
inferiore di 21 giorni l'uno dall'altro, può provocare risposte immunologiche inefficaci
o di molto attenuate.
Ritardo nei richiami
vaccinali -[torna al sommario]- Pochi
dati scientifici indicano se la serie di vaccinazioni dovrebbe essere ricominciata daccapo
qualora le inoculazioni di richiamo fossero ritardate. La durata del ritardo, l'età del
paziente al tempo della vaccinazione iniziale e il tipo di vaccino impiegato sono tutti
fattori che devono essere valutati. Per quanto riguarda i vaccini inattivati ["killed-virus" vaccines, ndt], gli esperti suggeriscono che se
il richiamo è ritardato per più di 60 giorni, dovrebbero essere somministrate 2 dosi
supplementari ..
E' opportuno visitare tutti i
pazienti prima della vaccinazione: i gatti in eccellenti condizioni di salute avranno una
migliore risposta immunitaria e probabilmente minori probabilità di reazioni avverse. I
pazienti non in buona salute dovrebbero essere attentamente esaminati per determinare la
loro idoneità a ricevere la vaccinazione, specie per quanto riguarda la capacità del
loro sistema immunitario di attivare una risposta protettiva. Fattori quali l'età,
malattie preesistenti e alterazioni immunitarie possono interferire in misura
considerevole.
Età al tempo della vaccinazione -[torna al sommario]- Le linee guida relative all'età nella quale iniziare le vaccinazioni sono influenzate
da diversi fattori, compreso il reale rischio d'esposizione, le eventuali complicazioni,
la differente abilità di risposta immunitaria in relazione alle fasce d'età, e
soprattutto la potenziale interferenza immunitaria causata indirettamente degli anticorpi
materni. La causa più comune nell'inadeguata risposta alla vaccinazione per i cuccioli
molto giovani è l'inattivazione degli antìgeni virali (prima della replicazione) a causa
degli anticorpi materni residui. Per la maggior parte dei gattini, la vaccinazione a 8 e
12 settimane d'età è in grado di attivare una risposta immunitaria protettiva. Tuttavia,
ci sono eccezioni a questa regola pratica: ad es. la protezione indirettamente acquisita
dagli anticorpi materni contro il parvovirus felino (il microrganismo virale che causa la
panleucopenia), può persistere per periodi di tempo più prolungati nei cuccioli qualora
la gatta possieda un alto titolo anticorpale derivante da vaccinazione pre-gestazione o da
esposizione recente al virus. In questi cuccioli, dovrebbe essere considerata una
vaccinazione supplementare di sicurezza contro la panleucopenia, a partire dalle 15-16
settimane d'età. In più, per i cuccioli nati in ambienti nei quali le infezioni
respiratorie sono endemiche, la somministrazione intranasale di 1-2 gocce di vaccino
(approvato per l'uso nei cuccioli) fin dalle 2-4 settimane d'età, sembra una precauzione
sicura ed efficace di indurre un'immunizzazione protettiva precoce.
Malattie pre-esistenti -[torna
al sommario]- I gatti affetti da malattie di una certa rilevanza
clinica, debilitati da malattie recenti, o con contemporaneo stato febbrile non dovrebbero
mai venire sottoposti a vaccinazione, a meno che non ci sia un motivo realmente
costringente. Anche altre circostanze minori possono consigliare uno slittamento fino al
ristabilirsi delle condizioni ottimali, più per precauzione che per effettiva
controindicazione: ad es. leggere malattie dell'apparato respiratorio (senza febbre) e
leggere indisposizioni gastrointestinali di qualche giorno precedenti alla vaccinazione.
Davanti a queste circostanze, alcuni veterinari possono comunque optare per la
somministrazione del vaccino se credono che i benefici per il paziente superino i rischi.
L'opportunità di vaccinare o meno
dipende dalla severità del quadro clinico e della causa sottostante alla malattia. I
vaccini possono essere somministrati a pazienti umani con malattie secondarie, quali
malattie delle vie respiratorie o diarrea (con o senza febbre di leggera entità), senza
apprezzabile perdita di efficacia. Il Comitato Consultivo conclude che, in assenza di dati
contrari, sarebbe ragionevole seguire questa stessa prassi di riferimento.
Vaccinazione di
gatti immuno-compromessi -[torna al sommario]- I vaccini non possono attivare reazioni protettive in animali le cui
condizioni compromettono sostanzialmente la funzione stessa del sistema immunitario. Tali
circostanze includono: carenze nutrizionali, immunodeficienze genetiche, malattie
sistemiche, somministrazione simultanea di medicinali e condizioni variabili di stress
(traslochi, clima e altri fattori ambientali). In queste situazioni, il sistema
immunitario può non essere in grado di attivare una risposta sufficiente o possono
subentrare complicazioni inattese. Si dovrebbe mettere in atto qualunque misura per
proteggere questi pazienti da esposizione al contagio infettivo, e se possibile per
riportarli ad una condizione di eccellente salute prima di pensare alla vaccinazione.
I pazienti malnutriti soffrono di
carenze nutrizionali che possono alterare la risposta immunitaria ai vaccini. Deficienze
di: taurina, vitamine A, B ed E, selenio e ferro sono state associate ad una diminuita
risposta anticorpale agli antìgeni vaccinali. Le carenze nutrizionali dovrebbero essere
corrette prima di iniziare le vaccinazioni.
L'immunosoppressione, sia primaria
che acquisita, può causare risposte inadeguate alla vaccinazione. L'immunodeficienza
primaria è rara nei gatti, tuttavia la "Sindrome di Chediak-Higashi" è
stata accertata nei gatti Persiani. L'immunodeficienza acquisita può essere causata sia
da determinati agenti infettivi sia da farmaci immunosoppressori. I farmaci citotossici
(quali metotrexate, ciclofosfoammide ed azathioprine), causano immunosoppressione di
notevole entità. Cloramfenicolo, dapsone, clindamicina, griseofulvina, acido nalidixico e
sulfametoxipiridazina causano immunosoppressione del midollo osseo, con conseguente
leucopenìa ed immunodeficienza. Per quanto possibile, la somministrazione di questi
farmaci dovrebbe venir interrotta prima della vaccinazione.
Concomitante
utilizzo dei corticosteroidi -[torna al sommario]- La vaccinazione dei pazienti sotto trattamento corticosteroideo è
controversa. A seconda del dosaggio e della durata del trattamento, i corticosteroidi
possono causare soppressione funzionale delle risposte immunitarie, specialmente di quelle
cellulari ["cell-mediated immunity", immunità cellulo-mediata,
ndt]. Cani vaccinati contemporaneamente a terapie corticosteroidee e
successivamente testati con esposizioni infettive di prova ["challenge exposure",
ndt], non hanno manifestato segni clinici di infezione. Nella letteratura medica umana, si
raccomanda che bambini in terapia corticosteroidea di durata limitata (meno di 2
settimane), a dosaggi quotidiani moderati oppure a giorni alterni, e per il trattamento di
malattie NON associate a compromissione del sistema immunitario, possono ricevere le
vaccinazioni (vaccini con virus vivi modificati ["modified-live virus"
vaccines, ndt]). I bambini in terapia corticosteroidea ad alto
dosaggio possono invece risultare immunodepressi, e non dovrebbero ricevere le
vaccinazioni (vaccini con virus vivi modificati ["modified-live virus"
vaccines, ndt]).
L'immunizzazione con i vaccini
inattivati ["killed-virus" vaccines, ndt], anche se fosse più sicura, risulta
però inefficace in quanto può non indurre una risposta immunitaria sufficiente, specie
se i corticosteroidi sono stati somministrati per prolungati periodi di tempo. L'uso
simultaneo di corticosteroidi dovrebbe quindi sconsigliare la vaccinazione, sebbene di per
sé la terapia corticosteroidea -qualora somministrata per limitati periodi di tempo e a
bassi dosaggi- non interferisca nel raggiungimento di un'effettiva immunizzazione indotta.
Vaccinazione di gatti
sieropositivi (FeLV) e/o in leucemia conclamata -[torna al sommario]-
L'infezione da leucemia felina (FeLV) o da immunodeficienza felina
(FIV) induce immunosoppressione nei gatti affetti. I gatti affetti da immunodeficienza
felina (FIV) da meno di 2 anni, possono tuttavia ancora attivare una risposta immunitaria
protettiva in seguito a vaccinazione, del tutto inefficace invece se il virus ha causato
severa immunosoppressione secondaria al punto da alterare il funzionamento dei linfocìti-T.
Le vaccinazioni di base sono consigliate ai gatti SANI anche se sieropositivi (FIV e/o
FeLV): gl'intervalli di vaccinazione dovrebbero essere gli stessi dei gatti sieronegativi.
Le vaccinazioni non di base dovrebbero essere considerate solo previa valutazione critica
del rapporto rischio | beneficio. Per i pazienti SANI sieropositivi (FeLV) è stata
da alcuni sostenuta l'utilità di vaccinazione anche contro la leucemia felina (FeLV),
allo scopo di stimolare la produzione di anticorpi agli antìgeni collegati con gli
oncovirus leucemici felini (cancerogeni delle membrane cellulari), e proteggere
così da possibili successivi sviluppi tumorali. Tuttavia, non sono disponibili abbastanza
informazioni perché il Comitato Consultivo possa indicare delle linee guida. Per pazienti immunodepressi sono da preferirsi i vaccini inattivati
["killed-virus" vaccines, ndt], a causa del potenziale rischio di infezioni
indotte da vaccinazione dei vaccini con virus vivi modificati ["modified-live
virus" vaccines, ndt].
Vaccinazione
durante gravidanza e/o allattamento -[torna al sommario]- I rischi connessi con la vaccinazione di gatte gravide sono scarsamente
documentati. Con alcune rare eccezioni, l'uso dei vaccini nelle gatte gravide non è stato
riportato come nocivo per la madre o per i piccoli. Teoricamente tuttavia, ogni componente
vaccinale dotato di virulenza (vaccini con virus vivi modificati ["modified-live
virus" vaccines, ndt]) ha un potenziale infettivo in quanto
può attraversare la placenta, invadere il feto, replicarsi e causare gravi o mortali
danni fetali. Tuttavia, questo effetto è stato scientificamente dimostrato soltanto nei
riguardi dei vaccini con virus vivi modificati ["modified-live virus"
vaccines, ndt] contro la panleucopenia felina: in gatte
sieronegative può condurre ad ipoplasia cerebrale dei piccoli ed è pertanto altamente
controindicato. In più, una gatta gravida ha le stesse probabilità di sperimentare
reazioni avverse di una non gravida, ma le richieste fisiologiche della gravidanza
potrebbero rendere le conseguenze peggiori di quanto previsto, complicare il trattamento
ed il recupero e finanche condurre ad aborto. Le conclusioni del Comitato Consultivo sono
che i rischi connessi con la vaccinazione delle gatte gravide sono probabilmente remoti e
in determinate circostanze i benefici superano i rischi, ma la vaccinazione abituale delle
gatte incinte dovrebbe per quanto possibile essere evitata. Qualora la vaccinazione fosse
giudicata importante, è raccomandato l'uso di vaccini inattivati ["killed-virus"
vaccines, ndt].
Anche se pochi dati sono
attualmente disponibili sulle conseguenze della vaccinazione in gatte in allattamento, non
è dimostrato che l'uso di vaccini siano essi inattivati ["killed-virus"
vaccines, ndt], siano con virus vivi modificati ["modified-live virus"
vaccines, ndt] ponga una reale minaccia alla madre o ai piccoli. La
lattazione non è riconosciuta come causa d'interferenza con la risposta immunitaria ai
vaccini, ma il rischio (teorico) che l'uso di vaccini con virus vivi modificati ["modified-live
virus" vaccines, ndt] potrebbe determinare un contagio
dell'agente virale ai piccoli esiste. L'evidenza clinica di ciò non è stata dimostrata,
ma probabilmente si applicherebbe soltanto all'uso dei vaccini con virus vivi modificati ["modified-live
virus" vaccines, ndt] contro panleucopenia felina,
rinotracheite virale e calicivirosi. Poiché la somministrazione di qualunque vaccino può
condurre a febbre, letargia ed anoressia, la vaccinazione può invece influenzare
provvisoriamente sia la produzione di latte che le abilità materne della gatta.
Considerato tutto questo, la vaccinazione di gatte in allattamento dovrebbe essere di
regola evitata: nel caso fosse ritenuta importante, i vaccini probabilmente sarebbero
efficaci nello stimolare un'immunizzazione indotta protettiva.
Nella pratica clinica si è
osservata per anni una cadenza annuale nella somministrazione dei richiami per la
maggior parte dei prodotti vaccinali disponibili in commercio. Da sempre i produttori di
sieri e vaccini di interesse veterinario hanno suggerito (nelle istruzioni d'impiego
allegate) la rivaccinazione annuale, ed i veterinari vi si sono solitamente attenuti. Fino
a poco tempo fa però, i produttori venivano obbligati dall'USDA a presentare evidenze
sperimentali sulla durata (minima) dell'immunizzazione post-vaccinazione SOLO in relazione
al vaccino antirabbico. Nella maggior parte degli altri prodotti vaccinali, veniva
valutata l'efficacia di risposta limitatamente alle settimane o ai mesi successivi alla
vaccinazione, e nessuno studio era richiesto sull'effettiva copertura vaccinale fra
l'attivazione e la cessazione della reazione immunitaria indotta. Recentemente, le regole
USDA sono state modificate per richiedere che sieri e vaccini di recente approvazione (ad
es. prodotti per i quali non esisteva un vaccino precedentemente approvato) dichiarino
nell'etichetta del prodotto la durata *minima* dell'immunizzazione indotta dal
vaccino. Tuttavia, i fornitori non sono ugualmente tenuti a stabilirne la durata *massima*
e, di conseguenza, se in etichetta viene dichiarata come consigliata la cadenza annuale,
questo significa solo che animali tenuti in isolamento dopo la vaccinazione l'anno
successivo hanno ancora titoli anticorpali uguali o che essi rispondono ad
esposizioni infettive di prova ["challenge exposure", ndt] senza segni
clinici di malattia. Non che l'immunizzazione indotta dura un solo anno. Queste norme
hanno regolamentato l'approvazione dei vaccini antirabbici per molti anni: per dichiarare
in etichetta una durata (minima) di 1 o 3 anni di immunizzazione, un produttore deve
presentare le relative evidenze sperimentali sotto il controllo rigoroso dell'USDA.
Negli ultimi anni, molti ricercatori
e professionisti hanno espresso le preoccupazioni che i gatti siano stati abitualmente
sottoposti a sovra-vaccinazione. Sull'esempio della medicina umana e i meccanismi relativi
al funzionamento del sistema immunitario, ci si può aspettare che la durata
dell'immunizzazione indotta da vaccinazione, con i prodotti vaccinali attualmente
disponibili sia più lunga di 1 anno. Tuttavia, per la regolamentazione di cui
sopra, informazioni scientifiche a convalida di questa ipotesi non sono disponibili
eccettuati quelli per il vaccino antirabbico.
In uno studio recente1,
la vaccinazione dei cuccioli per via parenterale con un vaccino inattivato ["killed-virus"
vaccines, ndt] e adiuvato contro panleucopenia, rinotracheite virale e calicivirus, ha
mostrato di indurre titoli anticorpali duraturi contro i tre agenti virali causali. I
ricercatori ancora non hanno completato i test con esposizioni infettive di prova
["challenge exposure", ndt]. Tuttavia, il risultato di questi studi,
unito alle evidenze sperimentali sul vaccino antirabbico, alla letteratura medica umana e
alla conoscenza relativa ai meccanismi di funzionamento del sistema immuni, forniscono al
Comitato Consultivo le basi per la formulazione di nuove linee guida di rivaccinazione triennali (relativamente ai vaccini contro
panleucopenia, rinotracheite virale e calicivirosi).
Determinazione dell'intervallo di vaccinazione:
misurazione dei titoli anticorpali nel siero -[torna al sommario]-
I titoli anticorpali a specifici agenti infettivi possono essere
determinati per mezzo di test sierologici di neutralizzazione del virus (VN) ["virus
neutralization", ndt], o tramite kit ELISA: essi forniscono la misura
dell'immunizzazione indotta contro l'agente causale dell'infezione. I titoli di
neutralizzazione del virus (VN) ["virus neutralization", ndt] sono spesso
riferiti come "titoli anticorpali neutralizzanti nel siero".
Nella pratica clinica si sta
iniziando adesso a misurare i titoli di neutralizzazione del virus (VN) ["virus
neutralization", ndt] in relazione ai microrganismi che causano panleucopenia,
rinotracheite virale e calicivirosi, in luogo della vaccinazione annuale
sistematica. Questa procedura può essere particolarmente indicata per i pazienti che
precedentemente abbiano manifestato risposte avverse alla vaccinazione, tuttavia la
correlazione fra titolo di neutralizzazione del virus (VN) ["virus neutralization",
ndt] e grado di protezione ad esposizioni infettive di prova non è stata ancora stabilita
completamente, relativamente agli agenti virali di cui sopra. Un titolo basso non
significa necessariamente la mancanza di protezione anticorpale ad esposizioni virali
successive.
Titoli anticorpali maggiori o uguali
di 1:8 contro il parvovirus felino (il microrganismo che causa panleucopenia), sono
sufficienti per impedire l'infezione ed assicurare completa protezione contro la malattia
clinica. I titoli anticorpali contro l'herpesvirus felino (il microrganismo che causa
rinotracheite virale) ed la calicivirosi, tuttavia, sono correlati con una sostanziale, ma
non del tutto completa, protezione. Un gatto con un titolo anticorpale maggiore o uguale
di 1:2 per herpesvirus felino o con un titolo anticorpale maggiore o uguale di 1:4 per
calicivirus può ancora venire infettato dopo esposizione ad un ceppo particolarmente
virulento: questo perché la stessa vaccinazione contro la rinotracheite virale e la
calicivirosi non impediscono l'infezione, ma soltanto lo svilupparsi della malattia
clinica [a livello sistemico, ndt]. Piccole quantità di agenti virali allo stadio
infettivo possono venire propagate nell'ambiente dopo la replica nelle cellule epiteliali
superficiali: in circostanze normali, le cellule di memoria prodotte dall'attività
anticorpale vengono chiamate in azione immediatamente dopo l'esposizione all'antìgene che
le ha originariamente attivate, sviluppando verosimilmente una rapida risposta sia
anticorpale ["humoral", umorali, ndt] che cellulare ["cell-mediated",
cellulo-mediata, ndt].
Le problematiche relative al
controllo di qualità rendono l'interpretazione dei titoli di neutralizzazione del virus
(VN) ["virus neutralization", ndt] complicati. Soltanto alcuni laboratori
diagnostici misurano ordinariamente i titoli anticorpali al parvovirus felino,
all'herpesvirus felino ed al calicivirus, ed i veterinari devono essere consapevoli che
non ci sono procedure di controllo per accertarsi che le misurazioni dei titoli
anticorpali siano corrette. Risultati provenienti da laboratori diversi possono
addirittura essere contraddittori. Si raccomanda di valutare l'affidabilità o meno dei
risultati sierologici prima di basare sui titoli di neutralizzazione del virus (VN)
["virus neutralization", ndt] procedure vaccinazione differenti da quelle
stabilite dalle nuove linee guida.
Non tutti in tutti i pazienti la
vaccinazione induce un'immunizzazione compiutamente protettiva, e molti fattori possono
influenzare negativamente la capacità di risposta dell'animale (Appendice 3).
Tali fattori dovrebbero essere tenuti presenti nell'impostare il protocollo di
vaccinazione per il singolo paziente.
I vaccini licenziati per l'uso nei
felini sono considerati sicuri ed efficaci nella maggior parte dei pazienti, tuttavia
risposte avverse possono verificarsi con ogni prodotto vaccinale autorizzato. Gli effetti
collaterali possono essere immediati (generalmente febbre, reazioni locali secondarie e
bruciori; raramente gravi e a volte letali anafilassi), oppure successivi nel tempo
(sviluppo di sarcomi e degenerazioni neoplastiche).
È impossibile stabilire un rapporto
di causa-e-effetto basandosi solamente sui casi clinici segnalati, perché l'associazione
temporale da sola non individua il processo patologico né il singolo antìgene
responsabile, dato che antìgeni multipli vengono spesso somministrati contemporaneamente.
La segnalazione di tutti i casi di risposta avversa (immediata o successiva) da parte dei
veterinari è estremamente importante nel documentare la reale frequenza e contribuire
agli studi sulle possibili cause, confermando o smentendo ipotetiche associazioni causali
e fattori di rischio. Reazioni avverse alle vaccinazioni dovrebbero essere segnalate sia
alla Farmacopea degli Stati Uniti [per i veterinari USA, ndt], sia al fornitore del
vaccino (Appendice
4).
Reazioni nel punto di inoculazione -[torna al sommario]- Reazioni locali (benigne)
sono comunemente osservate in molti pazienti, e sono caratterizzate da dolore o
rigonfiamento nel punto di inoculazione. Bruciori o fastidio sono associati generalmente
con pH eccessivamente alto o basso. I rigonfiamenti localizzati nel punto di inoculazione
possono essere il risultato di parecchi componenti vaccinali, ma molto probabilmente è un
effetto causato dagli adiuvanti. La maggior parte di queste reazioni si risolve senza
trattamento in 2-4 settimane: quelle che persistono oltre le 6 settimane DEVONO essere
segnalate immediatamente al veterinario, che provvederà (per ago aspirazione con esame
citologico o biopsia con esame istologico) ad accurata identificazione.
La vaccinazione intranasale è
associata con possibili risposte avverse locali (starnuti, tosse, congiuntivite e
propagazione del virus nell'ambiente circostante), ma ovviamente non con lo sviluppo di
sarcomi.
Sarcomi associati alla
vaccinazione (VAS) -[torna al sommario]- Ci sono evidenze
cliniche che le vaccinazioni feline per via parenterale possano causare l'insorgenza di
forme tumorali (VAS) ["vaccine-associated sarcomas",
sarcomi associati alla vaccinazione, ndt], più frequentemente nel punto di inoculazione e
solitamente distanziate parecchi mesi dopo la vaccinazione più recente. Alcuni studi
epidemiologici suggeriscono che il numero di antìgeni somministrati simultaneamente
influenzi direttamente il rischio d'insorgenza di sarcomi associati alla vaccinazione:
più alto il numero degli antìgeni, più alto il rischio. La causa di ciò -o perché
influenzi particolarmente le vaccinazioni feline- non è ancora stata determinata, se non
per via ipotetica: i tipi di vaccini ed antìgeni sospettati è variabile: l'incidenza di
sviluppo del tumore è a tutt'oggi di circa 1-3 su 10.000. Sono state emanate nuove linee
guida circa la zona d'inoculazione da parte dell'AAFP ["American
Association of Feline Practitioners", ndt] e VAFSTF ["Vaccine-Associated
Feline Sarcoma Task Force", ndt], gruppo di esperti che studiano lo sviluppo dei
sarcomi (Appendice 2). Queste linee guida hanno lo scopo sia di facilitare la rimozione chirurgica, sia di far luce
sulle correlazioni possibili fra vaccinazione e sviluppo del sarcoma. Non hanno la
capacità, di per sé stesse, di diminuire il rischio di sviluppo del sarcoma: all'attuale
livello di conoscenza, emerge che per la maggior parte dei pazienti i benefici della
vaccinazione superano quantitativamente il rischio potenziale di sviluppo del sarcoma.
Reazioni
sistemiche -[torna al sommario]- In
alcuni soggetti predisposti, i componenti vaccinali possono causare reazioni avverse di
natura allergica. I componenti implicati comunemente in questo tipo di complicazioni
includono antìgeni vaccinali, proteine immunògene, antibiotici, adiuvanti, preservanti e
stabilizzanti aggiunti. Queste reazioni possono essere locali o sistemiche, generando da
leggere a gravissime reazioni anafilattiche o simil-anafilattiche (ad es. orticaria
generalizzata, affanno, rigonfiamento di bocca, gola, faccia ed occhi, difficoltà di
respirazione, ipotensione e shock). Fortunatamente, reazioni di questo tipo sono rare. Il
trattamento terapeutico dell'anafilassi comprende la somministrazione per via endovenosa
di liquidi, e un trattamento farmacologico a base di corticosteroidi e/o antistaminici.
Nell'anafilassi acuta connessa con ipotensione, la prontezza d'intervento è tutto, ed è
necessario un trattamento d'emergenza con epinefrina ["epinephrine (1:1,000
w/v) is diluted (1:9) in saline (0.9% NaCl) solution, and 0.2-ml boluses are administered,
IV, to effect", ndt]. Più comunemente, le reazioni allergiche possono
manifestarsi con vomito o diarrea con o senza passaggio di sangue nelle feci: i veterinari
dovrebbero sempre avvertire i loro clienti che vomito ricorrente o diarrea nelle ore
successive alla vaccinazione, potrebbe essere una manifestazione allergico-mediata e non
solo una semplice risposta allo stress. Poiché le reazioni allergiche tendono a
peggiorare col trascorrere del tempo, è essenziale istituire subito il trattamento
terapeutico opportuno (corticosteroideo o antistaminico).
La vaccinazione può indurre
risposte sistemiche non allergico-mediate (febbre, letargia, riluttanza a muoversi).
Questi segni sono previsti, ad un determinato grado, in una buona percentuale dei pazienti
vaccinati. Il livello di gravità può variare da leggero a severo: nella maggior parte
dei casi, tutti i segni clinici si risolvono in un paio di giorni senza alcun trattamento.
Soltanto raramente si rende necessaria la somministrazione di antipiretici o altra terapia
di appoggio.
Uso di vaccini vivi
avirali di Chlamydia psittaci-[torna
al sommario]- I microrganismi avirali di Chlamydia psittaci
possono causare reazioni atipiche in circa il 3% dei gatti vaccinati, con un grado di
severità variabile, la cui causa non è ancora conosciuta. Queste reazioni atipiche sono
spesso poco riconosciute dai veterinari: le reazioni alle componenti vive del vaccino
anticlamidico includono letargia, anoressia, debolezza e febbre che possono manifestarsi
anche 7-21 giorni dopo la vaccinazione. I gatti con questo tipo di reazione reagiscono
solitamente bene al trattamento farmacologico con corticosteroidi o aspirina ["81
mg, PO, every 2 to 3 days" -- l'aspirina in dosi tossiche può essere mortale,
ndt], tuttavia la responsabilità della diagnosi e della terapia è di esclusiva
pertinenza del veterinario.
Somministrazione
contemporanea di antìgeni multipli -[torna al sommario]- Il
tasso d'incidenza delle reazioni avverse nei gatti sembra aumentare
di pari passo col numero degli antìgeni virali coinvolti, senza riguardo se vengano
somministrati in singola inoculazione ad antìgene multiplo o in più inoculazioni
contemporanee ad antìgene singolo. Di conseguenza, se un paziente ha una storia di
reazioni avverse alla vaccinazione e se più di un vaccino deve essere somministrato (ad
eccezione della cosiddetta "trivalente": panleucopenia, rinotracheite
virale e calicivirosi), i vaccini dovrebbero essere somministrati con intervalli di tempo
di tre settimane o più.
Gestione dei pazienti
con precedenti di reazioni avverse -[torna al sommario]- La
prevenzione delle malattie virali infettive nei pazienti con una storia accertata di
reazioni avverse alla vaccinazione è piuttosto complessa: un
paziente che abbia sperimentato reazioni potenzialmente letali, quale anafilassi o
insorgenza di sarcomi nel punto d'inoculazione, non dovrebbe più -a meno che non vi sia
un rischio veramente alto di infezione- ricevere vaccinazioni per via parenterale
per il resto della sua vita. Poiché la profilassi vaccinale è in questi casi
sconsigliata, va sostituita con tutti gli accorgimenti possibili per mantenere l'animale
lontano da potenziali sorgenti d'infezioni (ad es. tenendolo all'interno dell'abitazione e
lontano da contatti esterni). Per quei pazienti che precedentemente hanno manifestato
violente reazioni al vaccino antirabbico -e non sono a rischio di esposizione a
pipistrelli o ad altri animali vettori- le autorità locali possono venire sollecitate
previa documentata relazione clinica per esonerare dalla vaccinazione antirabbica
l'animale.
Se il rischio di esposizione
agli agenti virali è alto e non può essere ridotto, continuare la profilassi vaccinale
può essere un'alternativa accettabile: in questo caso, la somministrazione del vaccino
dovrebbe essere la più infrequente possibile, e i clienti devono essere informati dei
notevoli rischi correlati. I titoli di neutralizzazione del virus nel siero (VN) ["virus
neutralization", ndt] possono essere usati per appurare la necessità di
rivaccinazione. Ci sono alcuni modi per ridurre la portata della reazione avversa nei
pazienti predisposti: l'uso di vaccini con singoli o pochi antìgeni può aiutare. Se più
di un vaccino è necessario, è opportuno somministrarli singolarmente a 3 settimane
o più di distanza. Poiché i vaccini con virus vivi modificati (MLV) ["modified-live
virus" vaccines, ndt] non contengono normalmente adiuvanti
né solitamente le frazioni glicoproteiche immunògene dei vaccini inattivati
["killed-virus" vaccine, ndt], possono meno verosimilmente innescare
reazioni allergiche rispetto ai vaccini inattivati ["killed-virus"
vaccine, ndt]. Un'alternativa da tenere presente è quella relativa all'impiego di vaccini
per somministrazione intranasale.
Nel vaccinare un paziente che
precedentemente ha avuto serie reazioni avverse, dovrebbero essere prese tutte le
possibili contromisure, pre-trattandolo con terapia antistaminica o corticosteroidea.
Dovrebbe essere considerata, nei casi più seri, anche l'opportunità di posizionamento
d'un catetere endovenoso per un trattamento d'emergenza. Dopo la vaccinazione, i pazienti
dovrebbero essere trattenuti in osservazione per 30-60 minuti, con l'avvertimento ai
clienti di seguitare il monitoraggio una volta giunti a casa. I clienti dovrebbero
comunque essere consapevoli che -anche con tutte queste precauzioni- l'animale può avere
reazioni anafilattiche tali da mettere a serio rischio la sua vita.
Le cartelle cliniche servono da base
di consultazione per l'instaurazione delle cure profilattiche e terapeutiche e per le
comunicazioni con il cliente. Tali cartelle dovrebbero includere, oltre ai dati, la
documentazione relativa ad analisi ed accertamenti. Attualmente, non è fatto obbligo
alcuno ai veterinari di questo servizio, ma per la sua utilità è una prassi
consigliabile da osservare metodicamente. Relativamente alle vaccinazioni, dovrebbero
essere registrate le seguenti informazioni nella cartella clinica permanente del
paziente: data di somministrazione, nome dell'(eventuale) assistente, lotto o numero di
serie della confezione, data di scadenza e nome commerciale del vaccino, produttore e
punto d'inoculazione. L'uso di bollini-etichetta autoadesivi, staccabili dalla confezione,
facilita questo tipo di registrazione ed il Comitato Consultivo consiglia a tutti i
produttori di vaccini di adottarli. I risultati degli esami sierologici, come pure gli
episodi delle reazioni avverse, dovrebbero anch'essi venire riportati nella cartella
clinica del paziente.
Dai veterinari è lecito aspettarsi
che forniscano ai loro clienti informazioni sufficienti perché una persona ragionevole,
nella posizione del cliente, possa prendere decisioni "informate"
sull'opportunità di effettuare o meno una profilassi vaccinale. Motivazioni di carattere
legale suggeriscono che le informazioni presentate al cliente includano una breve
delucidazione sulla natura della malattia infettiva contro la quale si propone la
vaccinazione, e del reale rischio di esposizione dell'animale all'agente causale.
Sebbene non vi sia alcun obbligo professionale, è opportuno includere anche una breve
spiegazione sugli effetti collaterali a breve e lungo termine che è ragionevolmente
possibile ipotizzare come derivanti direttamente dalla vaccinazione.
Le informazioni richieste possono
essere fornite oralmente al cliente o sotto forma d'una dispensa appositamente preparata.
L'opuscolo del Cornell Feline Health Center "Feline vaccines: benefits and
risks" o l'opuscolo, "Vaccines and sarcomas: a concern for cat owners"
(disponibili dall'AVMA, dall'AAFP, o dal Cornell Feline Health Center), o altre similari
sarebbero più che adatte. Anche se non esplicitamente richiesta, può essere utile una
forma separata di consenso scritto (Appendice 5). In tutti i
casi, si consiglia di annotare sulla cartella clinica del singolo paziente il tipo di
informazioni fornite e la conseguente decisione del proprietario.
Panleucopenia (parvovirus felino) -[torna al sommario]- La panleucopenia è causata
dal parvovirus felino. I parvovirus sono piccoli DNA virus a semplice
struttura, che si replicano solo nelle cellule a rapida divisione. Il virus è capace di
sopravvivere per mesi o anni nell'ambiente: sebbene il contagio derivi per lo più da
ingestione di feci contaminate, i fòmiti egualmente svolgono un ruolo importante nella
trasmissione del microrganismo attraverso superfici ed oggetti contaminati (ad es. gabbie,
ciotole del cibo, lettiere etc.). La malattia è più comune nei cuccioli e nei giovani,
ma possono venire infettati anche gatti adulti. L'infezione dei feti o dei neonati
conseguente ad infezione materna acquisita naturalmente o in seguito a vaccinazione
(vaccini con virus vivi modificati ["modified-live virus"
vaccines, ndt], può condurre i cuccioli ad ipoplasia cerebellare.
La panleucopenia ha esiti mortali nella maggioranza dei gatti colpiti. La protezione può
essere ottenuta tramite attivazione immunitaria naturale (successiva all'infezione), o
indotta (successiva a vaccinazione), oppure nei cuccioli da trasferimento passivo di
anticorpi materni. Questi ultimi possono anche interferire con l'attivazione immunitaria
indotta da vaccinazione qualora i titoli anticorpali materni siano particolarmente alti.
Dal periodo neonatale in poi questi diminuiscono successivamente da permettere la
vaccinazione entro le 12 settimane d'età. Alcuni cuccioli mantengono titoli anticorpali
materni per periodi di tempo sufficientemente lunghi da interferire con la vaccinazione,
ben oltre le 12 settimane dell' età. L'immunizzazione indotta dai vaccini felini contro
la panleucopenia è considerata come eccellente, e la maggior parte degli animali
vaccinati è completamente protetta sia dall'infezione che dalla malattia clinica. Il
Comitato Consultivo considera quello contro la panleucopenia come un vaccino di base: di
conseguenza, tutti i gatti dovrebbero ricevere la vaccinazione secondo i protocolli
vaccinali riconosciuti fin da cuccioli, e dovrebbero ricevere la prima vaccinazione di
richiamo l'anno successivo. In seguito, la rivaccinazione annuale è suggerita dai
produttori del vaccino, ma non sono stati effettuati studi sull'effettiva durata
dell'immunizzazione oltre un anno da nessun produttore degli Stati Uniti. Un recente
studio1 dimostra titoli anticorpali sufficientemente protettivi per un minimo
di 6 anni dopo la vaccinazione. Il Comitato Consultivo raccomanda che le vaccinazioni di
richiamo -successive alla prima- vengano fatte con cadenza triennale.
Rinotracheite virale (herpesvirus felino) e
calicivirosi (calicivirus) -[torna al sommario]- La rinotracheite virale, causata da herpesvirus-1 felino e la
calicivirosi rappresentano l'80-90% di tutti i casi di malattie delle vie respiratorie
feline. L'herpesvirus-1 felino ed il calicivirus sono diffusi nell'ambiente
tramite secrezioni oculari, nasali e orali dei gatti affetti. In più, il calicivirus può
essere diffuso anche attraverso le feci. I microrganismi virali son sospesi nelle
goccioline di saliva starnutite, o direttamente da gatto a gatto, o tramite fòmiti
contaminati (ad es. mani, ciotole del cibo). La malattia è auto-limitante:
tuttavia, i gatti affetti possono sviluppare malattie oculo-nasali croniche e la maggior
parte dei gatti affetti si trasformano in propagatori intermittenti (herpesvirus-1
felino) o persistenti (calicivirus) del virus. La condizione di portatori è vita
natural durante per i gatti cronicamente affetti da herpesvirus-1 felino,
mentre i gatti affetti da calicivirosi possono superare solitamente questa condizione.
Anche se la malattia è raramente mortale nei gatti adulti, i cuccioli e i giovani possono
sviluppare una sintomatologia sistemica da grave a mortale. Zoppicamenti e sindromi da
gengivite/stomatite cronica ["chronic gingivitis stomatitis syndrome",
ndt] sono stati riportati in seguito ad infezioni naturali o conseguenti a vaccinazioni
(vaccini con virus vivi modificati ["modified-live virus"
vaccines, ndt]) . Il rischio di esposizione all'herpesvirus-1
felino e al calicivirus è alto, perché entrambi i microrganismi sono ubiquitari.
La protezione nei riguardi dell'herpesvirus-1
felino e del calicivirus è acquisita tramite attivazione immunitaria anticorpale
["humoral", umorale, ndt] e cellulare ["cell-mediated",
cellulo-mediata, ndt] successiva ad infezione naturale, a vaccinazione, o al trasferimento
passivo degli anticorpi materni. I titoli anticorpali materni possono interferire con la
riuscita della vaccinazione per via parenterale. I vaccini somministrati per via
intranasale sembrano essere capaci di indurre immunizzazione protettiva contro l'herpesvirus-1
felino ed il calicivirus anche se i cuccioli hanno alti titoli anticorpali materni.
Entro le 12 settimane d'età, i titoli anticorpali materni scendono sufficientemente per
permettere l'immunizzazione per via parenterale. I titoli di neutralizzazione del virus
(VN) ["virus neutralization", ndt] contro l'herpesvirus-1 felino
al di sopra di 1:2 e quelli contro il calicivirus al di sopra di 1:4 sono considerati
protettivi contro la malattia clinica. Contrariamente ai vaccini contro il parvovirus
felino (il microrganismo che causa la panleucopenia), che forniscono livelli molto elevati
di protezione contro la malattia, i vaccini contro la rinotracheite virale e la
calicivirosi tendono a fornire protezione solo contro le conseguenze a livello sistemico.
I gatti vaccinati possono ancora venire infettati con contagi di prova, ma presentano
leggera sintomatologia clinica e una minima diffusione del virus nell'ambiente
circostante. Il Comitato Consultivo considera quelli contro la rinotracheite virale e la
calicivirosi come vaccinazioni di base: di conseguenza, tutti i gatti dovrebbero ricevere
le vaccinazioni secondo i protocolli vaccinali riconosciuti fin da cuccioli, e dovrebbero
ricevere la prima vaccinazione di richiamo l'anno successivo. In seguito, la
rivaccinazione annuale è suggerita dai produttori del vaccino, ma non sono stati
effettuati studi sull'effettiva durata dell'immunizzazione oltre un anno da nessun
produttore degli Stati Uniti. Il Comitato Consultivo raccomanda che le vaccinazioni di
richiamo -successive alla prima- vengano fatte con cadenza triennale.
I veterinari possono scegliere di
vaccinare più frequentemente in base al "profilo di rischio" dei loro
pazienti. I gatti alloggiati periodicamente nelle pensioni potrebbero essere esposti ad un
maggior rischio di contagio. Dovrebbe essere considerato anche l'impiego di vaccini
approvati per la somministrazione locale sulle superfici mucose (congiuntivali e/o
intranasali): i vantaggi sono rapida attivazione del sistema immunitario e protezione
localizzata nella sede stessa dell'infezione. In più, forniscono ugualmente
immunizzazione di tipo sistemico e non sono neutralizzati dai titoli anticorpali materni.
In situazioni endemiche, l'uso di vaccini per via intranasale contro la rinotracheite
virale e la calicivirosi nei cuccioli fin dalle 2 settimane di età, (1-2 gocce per
cucciolo) sembra essere ragionevolmente sicuro ed efficace. Gli svantaggi della
somministrazione locale sulle membrane mucose (intranasali e/o congiuntivali) includono
starnuti, tosse, congiuntivite e diffusione del virus nell'ambiente circostante.
Clamidiosi (Chlamydia
psittaci) -[torna al sommario]- La Chlamydia
psittaci è un microrganismo batterico patogeno delle vie respiratorie. La
trasmissione avviene attraverso il contatto diretto gatto-gatto. L'organismo è instabile
nell'ambiente e la trasmissione via fòmiti è poco probabile. I segni clinici sono
solitamente evidenti 5-10 giorni dopo l'infezione: una congiuntivite sierosa, che è
inizialmente unilaterale e quindi evolve in bilaterale, è il segno clinico più comune.
Scariche di starnuti o scoli nasali, quando si sviluppano, sono solitamente leggeri. La Chlamydia
psittaci è considerato un agente infettivo relativamente secondario negli Stati
Uniti, ed è responsabile del 5% o meno -approssimativamente- di tutte le malattie feline
delle vie respiratorie. La prevalenza di clamidiosi è più grande nel Regno Unito, in cui
è considerato un fattore di maggiore importanza. La protezione conferita dalla
vaccinazione è simile a quella della vaccinazione contro rinotracheite virale e
calicivirosi. I gatti vaccinati possono ancora venire infettati durante contagi di prova
["challenge exposure", ndt], ma presentano in genere una sintomatologia
clinica molto leggera, senza segni di complicazioni a livello sistemico. È opinione dei
membri del Comitato Consultivo che la prevalenza delle reazioni avverse connesse con il
vaccino anticlamidico sia superiore a quella connessa con altri vaccini comunemente usati:
poiché l'incidenza di clamidiosi è piuttosto bassa, la vaccinazione contro la Chlamydia
psittaci è considerata una vaccinazione non di base, il cui impiego dovrebbe
limitarsi ai gatti ad alto rischio di esposizione. La prassi vaccinale suggerita è quella
conforme alle istruzioni allegate. La rivaccinazione annuale è suggerita dai
produttori del vaccino, ma non sono stati effettuati studi sull'effettiva durata
dell'immunizzazione oltre un anno da nessun produttore degli Stati Uniti. In assenza di
tali dati, si consiglia di attenersi alle istruzioni del produttore.
Rabbia -[torna al sommario]- La rabbia è causata da un
RNA virus neurotropo trasmesso attraverso contatti diretti (soprattutto ferite da morso)
con mammiferi infetti. Più gatti che cani sviluppano la rabbia negli Stati Uniti, ed
entrambi, pur se relativamente resistenti alla rabbia, agiscono da sorgente potenziale di
infezione per gli esseri umani. L'insorgenza della malattia varia secondo il ceppo virale,
la quantità di antìgeni virali impiegata, la zona d'inoculazione, l'età del gatto,
l'immunocompetenza delle sue difese e l'immunizzazione anteriore: la vaccinazione è del
tutto inefficace in animali che abbiano sviluppato i segni clinici. A causa dell'altissimo
potenziale zoonotico, i gatti affetti da rabbia NON dovrebbero venir trattati: tutti i
casi d'infezione rabbiosa (sospetti o accertati) devono essere segnalati ai funzionari
competenti o alle autorità sanitarie locali. Devono essere applicate tutte le appropriate
precauzioni e le procedure di quarantena descritte nel "Compendium of Animal
Rabies Control", oppure le norme regionali di Polizia Veterinaria vigenti. La
profilassi vaccinale antirabbica fornisce un livello di protezione considerato eccellente,
ed è considerata vaccinazione di base. Le norme che regolano i protocolli vaccinali sono
regolamentate per legge, su base nazionale o regionale, e si possono
ottenere presso gli Uffici delle autorità sanitarie competenti. I produttori dei vaccini
antirabbici devono per legge presentare evidenze sperimentali sulla durata (minima)
dell'immunizzazione indotta, perché i loro prodotti ottengano la licenza di
commercializzazione da parte dell'USDA: da questi emerge chiaramente che la vaccinazione triennale
induce una compiuta protezione e che l'impiego di vaccini a somministrazione annuale
non presenta alcun vantaggio ulteriore in termini di sicurezza. Le linee guida dovrebbero perciò orientarsi su prodotti a somministrazione triennale:
il Comitato Consultivo suggerisce che -laddove le norme vigenti lo consentano- la
vaccinazione antirabbica venga somministrata con cadenza triennale anziché annuale.
Dove ciò non fosse possibile, si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle
disposizioni locali o a quelle del Compendium of Animal Rabies Control. Allo stesso
tempo, le organizzazioni di categoria dovrebbero intervenire presso le autorità sanitarie
locali affinché le disposizioni vigenti vengano modificate ed aggiornate alla luce delle
nuove informazioni scientifiche disponibili.
Leucemia felina (FeLV)
-[torna al sommario]- Il virus che causa la
leucemica felina è uno dei tre retrovirus esogeni felini conosciuti: diffuso in
ogni parte del mondo, sembra direttamente essere collegato con la densità demografica
felina. Le aree urbane ad alta densità felina hanno un più alto tasso d'incidenza
dell'infezione rispetto alle zone rurali. Il virus è trasmesso da soggetti portatori
sani, soggetti sub-clinicamente infettati, o soggetti cronicamente malati: il contagio
avviene per contato diretto prolungato con gatti infettati: ferite da morso, attività
sessuale etc. Il virus può anche essere trasmesso per via placentare o durante
l'allattamento. Dati sperimentali dimostrano che soprattutto i cuccioli più piccoli di 16
settimane sono particolarmente suscettibili all'infezione. I cuccioli più grandi di 16
settimane e i gatti adulti sembrano essere meno a rischio. I segni clinici dell'infezione
da leucemia felina (FeLV) sono collegati alle malattie secondarie derivanti dai disordini
immunosoppressivi o dall'insorgenza di neoplasie. L'uso di test per l'identificazione dei
soggetti sieropositivi (FeLV+) è la base della lotta all'infezione, ed è uno strumento
complementare alla vaccinazione: il test Elisa è di gran lunga il più utilizzato,
sebbene non il più affidabile. La vaccinazione antileucemica è raccomandata solo per i
soggetti realmente a rischio di esposizione all'agente virale: gatti che vivono
esclusivamente all'aperto, gatti di casa liberi di uscire all'aperto, gatti di strada,
gatti selvatici, gatti nelle colonie all'aperto, gatti in famiglie feline sieropositive
(FeLV+) e gatti in famiglie feline con sieronegatività/positività sconosciute (FeLV-/+)
. I gatti che vivono esclusivamente in appartamento sono verosimilmente assai poco a
rischio per quanto riguarda la leucemia felina, a meno che non vi siano esposti per
qualche motivo accidentale [fuga, smarrimento, contatti con animali infetti etc, ndt]. Una
valutazione del rapporto rischio | beneficio probabilmente favorisce l'impiego del vaccino
antileucemico nei gatti a reale rischio di esposizione: il Comitato Consultivo
riconosce la difficoltà di valutazione quando non si abbiano gli elementi per la
creazione di un "profilo di rischio" attendibile. L'immunizzazione
indotta dal vaccino antileucemico (FeLV) è considerata da discreta a buona, con
variabilità nei differenti prodotti commerciali: l'efficacia è determinata dalla
capacità di prevenire uno stato di viremìa persistente dopo la vaccinazione:
normalmente, i gatti vaccinati esposti a contagi di prova ["challenge exposure",
ndt] non sviluppano segni clinici di leucemia e sono sufficientemente protetti. ll
Comitato Consultivo considera la vaccinazione contro la leucemia felina (FeLV) come una
vaccinazione non di base, e suggerisce che solo i soggetti a reale rischio di
esposizione ricevano vaccinazione secondo i protocolli vaccinali riconosciuti fin da
cuccioli. La rivaccinazione annuale è suggerita dai produttori del vaccino, ma non
sono stati effettuati studi sull'effettiva durata dell'immunizzazione oltre un anno da
nessun produttore degli Stati Uniti. Senza prove che sostengano una durata più lunga
dell'immunizzazione, la rivaccinazione annuale dei soggetti a reale rischio
di esposizione sembrerebbe appropriata. A causa della maggiore predisposizione dei gatti
molto giovani rispetto agli adulti, e dell'incapacità di definire un "profilo di
rischio" attendibile per molti soggetti, alcuni membri del Comitato Consultivo
propendono per una vaccinazione iniziale di tutti i cuccioli, con richiami
vaccinali limitati ai soggetti a reale rischio di esposizione.
Peritonite infettiva
felina (FIP) -[torna al sommario]- La
peritonite infettiva felina è causata da un coronavirus ed è un'infezione
che colpisce sia gatti domestici che randagi, sia mici comuni che mici di razza. Si pensa
possa essere trasmessa attraverso il contatto oro-nasale con feci contaminate, le gatte
possono trasmettere il virus ai cuccioli durante il periodo precedente allo svezzamento. I
vettori del microrganismo sono sconosciuti, ma si ipotizza possano essere portatori sani o
soggetti sub-clinicamente malati. Cosa sia all'origine del virus causa di FIP (FIPVirus)
è ancora oggi controverso, ma le più recenti teorie suggeriscono che il FIPVirus sia una
mutazione ad alta virulenza sistemica del coronavirus enterico felino (FECV), in
soggetti immunologicamente predisposti. Il coronavirus enterico felino (FECV),
generalmente ad infettività locale e poco pericoloso, ne sarebbe quindi il precursore.
Due forme distinte di peritonite infettiva (FIP) sono clinicamente importanti: quella
effusiva (umida) e quella pio-granulomatosa (asciutta). Malattie atipiche indotte da coronavirus
generici sono molto comuni: non causano nessuna preoccupazione per i gatti ed i loro
proprietari. Il rischio di contrarre la peritonite infettiva (FIP) aumenta con l'aumentare
del numeri di gatti sieropositivi ai coronavirus in una famiglia felina. Cuccioli e
gatti giovani (meno di 1 anno) sono i soggetti a maggior rischio di infezione. Determinate
razze (Persiani) e certe linee di sangue all'interno di una razza appaiono maggiormente
predisposte a degenerazioni verso forme sistemiche letali (FIPVirus) dopo esposizione
all'innocuo coronavirus enterico felino (FECV). Una volta che siano manifesti i
segni clinici dell'infezione -il che può accadere settimane o anni dopo l'effettivo
contagio- le attuali terapie sono del tutto inefficaci. Il Comitato Consultivo riconosce
la difficoltà di creazione di un "profilo di rischio" in mancanza di altri
elementi di valutazione: una nota polemica circonda l'efficacia della profilassi vaccinale
contro la peritonite infettiva virale (FIP). Alcuni studi attestano un'attività
protettiva nei confronti della malattia; altri dimostrano pochi benefici derivanti dalla
vaccinazione. Alcuni studi hanno rilevato persino una recrudescenza
anticorpo-dipendente o attività "ADE" ["antibody-dependent
enhancement", ndt]della malattia dopo somministrazione vaccinale a
livello sperimentale, ma vi è poca evidenza attualmente che questo accada anche in ambito
natu