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Linda
e Paul Russell
Malattia
del Rene Policistico nel Gatto (PKD)
- ultimo aggiornamento file
originale 23/03/99 - traduzione italiana di dannyt@minitaly.com
Questo
FAQ è stato scritto con lo scopo di fornire le risposte più
attuali agli interrogativi sulla malattia policistica renale del gatto.
Verrà ampliato,
approfondito e corretto alla luce delle nuove informazioni disponibili,
per cui si consiglia di controllare periodicamente le ultime novità.
Se avete domande
o informazioni vi preghiamo d'inviarci un'e-mail:
faremo il possibile per includerle nel prossimo aggiornamento.
Sommario:
-
Cosa
s'intende per PKD?
-
Possono
esservi implicati fattori non ereditari? (es. alimentari, ambientali...)
-
Quali
sono le modalità di trasmissione?
-
Riproduttori
PKD(-) possono generare esemplari PKD(+)?
-
Che
differenza c'è fra autosomico dominante e autosomico recessivo?
-
Esistono
soggetti omozigoti PKD(+)?
-
La
PKD è legata al sesso del soggetto?
-
La
PKD colpisce esclusivamente Persiani o correlati?
-
Come
viene diagnosticata la PKD?
-
Quanto
è accurato l'esame ultrasonografico?
-
Quale
ecografo utilizzare per lo screening?
-
Chi
può eseguire l'esame ultrasonografico?
-
Cosa
s'intende per falsa negatività e falsa positività?
-
Singole
cisti monolaterali sono ugualmente indicative di PKD?
-
Esistono
alterazioni policistiche non dovute alla PKD?
-
La
PKD è peculiare a certe linee di sangue?
-
La
PKD ha legami coi colori/disegni del mantello?
-
Qual
è la sintomatologia della PKD?
-
La
PKD è invariabilmente fatale?
-
Qual
è l'aspettativa di vita felina?
-
Esistono
delle cure o delle terapie?
-
Come
prevedere il risultato d'un incrocio?
-
Perché
alcuni allevamenti sono indenni dalla PKD?
-
Ci
son allevamenti con nessun soggetto PKD(+)?
-
Ogni
allevatore vuol sapere se ha un "problema PKD"?
-
Esistono
allevatori ignari d'aver un "problema PKD"?
-
Esistono
allevatori consci d'aver un "problema PKD", ma non lo ammettono?
-
Esistono
statistiche sugli allevamenti testati?
-
Cosa
influenza il numero di PKD(+) nelle cucciolate?
-
La
sterilizzazione può nuocere ai soggetti PKD(+)?
-
La
PKD causa cisti in altri organi (fegato, ovaie)?
-
Il
Dr. Biller sta effettuando ulteriori ricerche?
-
Perché
si verificano talvolta scontri e incomprensioni?
Quali
conoscenze di genetica occorrono?
[torna al sommario]
Dipende dal
livello di approfondimento al quale si desidera arrivare. Per una conoscenza
sommaria -- è una malattia ereditaria, eradicabile tramite screening
ultrasonografico degli esemplari posseduti e conseguente esclusione dai
programmi di riproduzione dei soggetti risultati affetti-- non
serve alcuna nozione di genetica. Tuttavia, chi desideri seguire gli approfondimenti
del FAQ, può riferirsi -in caso di difficoltà- alla seguente
nomenclatura tecnica:
Gene
[In genetica
molecolare, sequenza di triplette in una frazione di DNA che funge da codice
genetico per la formazione d'una catena polipeptidica. Più semplicemente,
rappresentando il cromosoma con una linea, segmento localizzato in posizioni
fisse -loci- secondo l'ordine lineare costante. Contiene le istruzioni
relative ad un carattere ereditario o tratto, il meccanismo per la determinazione
del quale non è chiaro: reazioni chimiche catalizzate da enzimi?
Ciascun carattere è portato da un gene. Ogni gene è presente
in due esemplari -alleli- che influenzano lo stesso carattere e son allineati
nel medesimo locus su due cromosomi omologhi: uno d'origine paterna, uno
d'origine materna. Geni alleli tra loro son allineati nel medesimo locus
sullo stesso cromosoma, ndt].
Locus
Posizione
lineare -specifica e costante- occupata dal gene sul cromosoma.
Plurale: loci.
Allele
(o
allelomorfo)
Uno dei due
costituenti la coppia di geni. Talvolta, la forma alternativa del
gene.
[Un gene
può presentarsi sotto forma di due alleli uguali o diversi:
- individui
aventi coppia d'alleli uguali rispetto ad un carattere (dominante o recessivo),
si dicono omozigoti per quel carattere
- individui
aventi coppia d'alleli diversi rispetto ad un carattere (dominante o recessivo),
si dicono eterozigoti per quel carattere.
Tra due alleli
diversi, solitamente uno prevale ed esprime -manifesta- il carattere (dominante),
l'altro resta latente (recessivo). Infrequentemente, entrambi gli alleli
si esprimono (dominanza incompleta), risultando in un fenotipo intermedio.
Incrociando due individui omozigoti per un dato carattere, i discendenti
di prima generazione hanno tutti genotipo e fenotipo identico, ndt].
Genotipo
Patrimonio
genetico individuale. Normalmente, si ha un'espressione dominante
(che trasmette il carattere) ed un'espressione recessiva (che
porta
il carattere latente). Talvolta, come nel disegno tabby, vi
sono recessivi multipli con alcuni alleli effettivamente dominanti
sugli altri. In genetica, l'espressione dominante è indicata
con lettere maiuscole (P, nel FAQ), l'espressione recessiva
con lettere minuscole (p, nel FAQ). Nel gatto, la PKD è trasmessa
per via autosomica dominante: "autosomica" perché legata
alla coppia di alleli allineati nel locus/PKD su due autosomi omologhi
(cromosomi non-sessuali), uno d'origine paterna, uno d'origine materna;
"dominante" perché espressa da un gene dominante. I soggetti
PKD(+) potranno essere omozigoti o eterozigoti per quel carattere,
mentre i soggetti PKD(-) saranno omozigoti recessivi, secondo il
seguente schema:
Affetto:
- genotipo
PP:
individuo PKD(+) omozigote [=avente
una coppia d'alleli uguali, ndt],
- genotipo
Pp:
individuo PKD(+) eterozigote [=avente
una coppia d'alleli diversi, ndt],
NOTA:
Il
genotipo positivo omozigote PP non è ritenuto vitale
["assunzione di letalità", ndt]
oltre la prima infanzia.
Non-affetto:
- genotipo
pp:
individuo PKD(-) omozigote
NOTA:
Nei
caratteri trasmessi per via autosomica recessiva è vero l'opposto:
ZZ
indicherebbe il negativo omozigote (non-affetto), Zz il positivo
eterozigote (non-affetto ma portatore -- il gene recessivo
z
"affetto" è mascherato dal gene dominante
Z
"non-affetto"], zz il positivo omozigote (affetto).
Fenotipo
Caratteri
visibili
individuali.
Risultano dall'interazione tra genotipo
[manifestazione
del carattere, ndt] e ambiente
in cui vive. La definizione include tratti comportamentali, anatomici,
biochimici e fisiologici: nel gatto, anche tratti descrittivi (es. rosso,
nero,
tortie,
solido,
diluito,
aguti,
non-aguti,
con-bianco,
bicolore...).
Per quanto riguarda la PKD, i due fenotipi possibili sono: positivo
("affetto") e negativo ("non-affetto"). Entrambi i genotipi PP
e Pp risultano in un fenotipo positivo "affetto", quindi
PKD(+) (NOTA: il positivo omozigote
PP
non è ritenuto vitale). Il genotipo pp risulta in un
fenotipo negativo "non-affetto", quindi PKD(-).
Autosomi
Cromosomi i cui geni recano caratteri
non
legati al sesso (es. non il carattere orange trasmesso sul cromosoma
sessuale femminile "X").
Ogni autosoma è presente
in due esemplari omologhi -uno d'origine paterna, uno d'origine
materna- le cui coppie di alleli controllano caratteri detti autosomici:
dal momento che i geni sono ereditati da entrambi i genitori, entrambi
i sessi possono ereditarne il carattere (molte malattie su base ereditaria
son dovute ad un gene autosomico difettoso).
Geni dominanti
Si esprimono -manifestano
il carattere- nel fenotipo, prevaricando qualsiasi altro allele
(recessivo o dominante).
Geni recessivi
Si esprimono -manifestano
il carattere- nel fenotipo SOLO in condizione di omozigosi, e in
assenza di alleli maggiormente dominanti.
1.
Cosa s'intende per PKD?
[torna al sommario]
-
L'acronimo "PKD" (Polycystic Kidney
Disease, malattia del rene policistico) indica l'alterazione anatomica
irreversibile della corteccia e della medulla renale -degenerazione policistica
del parenchima- la cui lenta progressione risulta, dopo un decorso
clinico variabile da individuo a individuo, in insufficienza renale cronica
terminale.
E' clinicamente caratterizzata dallo sviluppo di
cisti -normalmente multiple e bilaterali- con riscontro di nefromegalìa
(=aumento del volume dei reni) alla palpazione. La patologia occorre
nell'uomo, nel gatto, nel cane e in altre specie animali. E' una malattia
genetica trasmessa per via ereditaria come carattere autosomico dominante.
Da ricerche condotte
al Department of Veterinary Clinical Sciences [College
of Veterinary Medicine, Ohio State University, Columbus, Ohio] dal Dr.
David Biller, DVM, DACVR, ora Professore Associato al Department of
Clinical Sciences [College of Veterinary Medicine, Kansas
State University, Manhattan, Kansas], insieme ad Dr. DiBartola,
emerge che le alterazioni policistiche sono presenti alla
nascita,
anche se resta da accertare se ciò riguardi la totalità dei
casi [NOTA: due siti Internet- il National
Kidney and Urologic Diseases Information Clearinghouse del National
Institutes of Health (NIDDK), e l'WebPath
del Dipartimento di Patologia della "University of Utah School of Medicine-
riportano che nell'uomo le alterazioni policistiche non sempre sono
presenti alla nascita].
2.
Possono
esservi implicati fattori non ereditari? (es. alimentari, ambientali...)
[torna al sommario]
-
No.
-
La PKD è una malattia genetica
a trasmissione ereditaria, per definizione (vedi introduzione).
Non ci sono evidenze che colleghino l'incidenza o la severità della
patologia con concause esterne di alcun tipo, né alimentari
né ambientali né altro. Attualmente, l'aspetto rilevante
della questione è se le cisti renali vadano sempre attribuite alla
PKD o possano esservi implicati anche fattori eziologici differenti
(vedi
paragrafo
15).
-
3.
Quali sono le modalità di trasmissione?
[torna al sommario]
Nell'uomo, si distinguono due
modalità entrambe ereditarie:
la forma infantile ARPKD (Autosomal
Recessive PKD), dovuta a trasmissione autosomica recessiva.
[causa
alla nascita insufficienza renale acuta non compatibile con la vita: è
associata a fibrosi epatica e malformazioni delle vie biliari, ndt],
la forma adulta ADPKD (Autosomal
Dominant PKD), dovuta a trasmissione autosomica dominante.
[almeno
due le forme cliniche riconosciute: l'ADPKD1 il cui gene responsabile è
stato mappato sul cromosoma 16, l'ADPKD2 il cui gene responsabile è
stato mappato sul cromosoma 4. L'ADPKD1 comprende l'85% circa dei casi
(Peters e Sandkuijl, 1992). Entrambe le forme causano ematurìa ed
edemi da proteinurìa con progressione verso l'insufficienza renale
terminale. Nel 33% dei pazienti sono associate a policisti epatiche senza
riduzione della funzionalità. Possibili cisti localizzate nella
tiroide, nel pancreas e in altri organi, ndt].
-
Nel gatto, a tutt'oggi è stata
identificata solamente una modalità ereditaria:
la forma adulta PKD (Polycystic
Kidney Disease), dovuta a trasmissione autosomica dominante.
Il
primo studio sulla PKD venne avviato nel 1988, ed i risultati pubblicati
nel 1996 dal
Journal of Heredity n. 87 col titolo: "Inheritance
of Polycystic Kidney Disease in Persian Cats", brevemente noto come
The
Ohio Study [Department of Veterinary
Clinical Sciences (Biller, DiBartola) e Department of Veterinary Biosciences
(Eaton, Wellman, Radin) del College of Veterinary Medicine dell'Ohio State
University, Columbus, Ohio con la collaborazione del Cytogenetics Laboratory
(Pflueger) del Baystate Medical Center, Springfield, Massachusetts. Il
primo estratto pubblico è nei "Proceedings" del 24° Congresso
Annuale dell'American Society of Nephrology, ndt].
Da The
Ohio Study:
"...Sebbene
il gene responsabile della PKD nei Persiani non sia stato ancora identificato,
dalle nostre ricerche emergono alcune evidenze:
 |
tutti i soggetti
affetti hanno come minimo un genitore affetto (evidenza di ereditarietà
dominante), |
[dall'incrocio
PKD(+) x PKD(-), il 42% dei cuccioli risultò PKD(+), il 58% risultò
PKD(-), ndt]
 |
la percentuale
di cuccioli affetti non varia secondo il sesso del genitore affetto (evidenza
di ereditarietà autosomica) |
 |
due gatti affetti
possono generare alcuni cuccioli non-affetti (esclusione di ereditarietà
recessiva), |
[dall'incrocio
PKD(+) x PKD(+), il 73% dei cuccioli risultò PKD(+), il 27% risultò
PKD(-), ndt]
 |
la malattia
negli umani (ADPKD1 o ADPKD2) è riconosciuta come carattere dominante, |
 |
i quadri clinici
delle forme autosomica dominante felina (PKD) e autosomica dominante umana
(ADPKD) sono simili. |
I risultati
di queste ricerche supportano la conclusione che la PKD felina sia trasmessa
ereditariamente come carattere autosomico dominante [...] L'assunzione
che sia un carattere ereditario deriva dalla sua incidenza in Persiani
o correlati, ma tuttora le reali modalità di trasmissione sono sconosciute".
Citando il Dr.
Stephen DiBartola, DVM, DACVIM, Professore al Department
of Veterinary Clinical Sciences del College
of Veterinary Medicine dell'Ohio State University, Columbus, Ohio,
Co-editore
del Journal of Veterinary Internal Medicine e Co-autore del "The
Ohio Study":
"...Non
v'è ragione, allo stato attuale delle conoscenze, di sospettare
un tratto poligenico..."
Stephen P. DiBartola,
DVM, DACVIM (da un forward alla "PKD-List" di Marie Thiers, 20/10/98)
4.
Riproduttori PKD(-) possono generare esemplari PKD(+)?
[torna al sommario]
No.
La trasmissione autosomica dominante
-l'unica attualmente riconosciuta e confermata nel gatto- esclude
che esemplari PKD(-) generino degli esemplari PKD(+). Sulla base alle attuali
conoscenze, le ipotesi più verosimili sul perché si possano
verificare cucciolate PKD(+) da riproduttori PKD(-), sono due:
-
uno o entrambi i genitori
sono falsi negativi: cioè genotipi Pp non diagnosticati
come PKD(+) all'esame ultrasonografico,
-
i cuccioli ritenuti affetti sono falsi
positivi: cioè genotipi pp non diagnosticati come PKD(-)
all'esame ultrasonografico.
(vedi falsi negativi - falsi
positivi).
Un'altra improbabile, ma possibile spiegazione
è che uno o entrambi i genitori biologici NON lo siano
realmente, e che i veri genitori biologici -o uno solo di questi-
sia PKD(+). Benché sia auspicabile che un tale errore non avvenga
mai, sfortunatamente questa incresciosa possibilità rimane nel novero
delle ipotesi plausibili. Speculazioni più azzardate vedono postulata
l'esistenza -anche nel gatto- d'una trasmissione autosomica recessiva
già riconosciuta in Medicina Umana come forma infantile, quasi sempre
fatale prima del raggiungimento della maturità sessuale. Dovesse
occorrere anche nel gatto, è ipotizzabile abbia decorso analogo,
con cuccioli PKD(+) non in grado di sopravvivere fino all'età riproduttiva.
Da The
Ohio Study [ndt]:
-
"...L'occorrenza
di gatti non-affetti in questi accoppiamenti, esclude effettivamente la
possibilità di ereditarietà autosomica recessiva"
-
[Journal
of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996 - 0022-1503~96/$5.00]
Secondo il Dr. DiBartola:
"...Una patologia somigliante
alla forma recessiva di PKD umana è citata in letteratura veterinaria
nei confronti di cuccioli deceduti a circa 6 settimane d'età con
i segni clinici di una SEVERA degenerazione renale policistica (Crowell,
Hubbell, Riley: "Polycystic renal disease in related cats". J Am Vet Med
Assoc 175: 286-288, 1979). Non vi sono tuttavia evidenze che supportino
l'identificazione di questa forma come realmente autosomica recessiva,
sebbene non si possa escluderne la possibilità teorica".
Stephen
P. DiBartola, DVM, DACVIM (da un'email privata 11/2/98)
In base alle nostre esperienze, pensiamo
fosse ugualmente un caso di trasmissione autosomica dominante. Nell'agosto
'93, perdemmo un cucciolo di 4 giorni -all'apparenza sano- per quelle che
all'esame necroscopico vennero definite "cisti a groviera": severe
alterazioni policistiche risultanti in insufficienza renale acuta. La madre
è una delle nostre fattrici diagnosticate come PKD(+) all'esame
ultrasonografico. E' affetta da PKD autosomica dominante perché
ha generato cuccioli PKD(-) quando accoppiata a stalloni PKD(-). Il padre
del cucciolo è stato ritirato e sterilizzato ormai diversi anni
fa. Salvo l'improbabile caso in cui la fattrice sia PKD(+) per le forme
sia
autosomica dominante sia autosomica recessiva
(una condizione sperimentalmente ottenuta in una razza di topi),
la morte del cucciolo è da attribuirsi a PKD autosomica dominante
con decorso incredibilmente veloce. Sempre che non si sia trattato di un
cucciolo PKD(+) omozigote -con genotipo PP- sopravvissuto
pochi giorni dopo la nascita.
Ugualmente, nel settembre '97 l'esame
necroscopico confermò severe alterazioni policistiche in un cucciolo
di 4 mesi eutanasizzato per palese insufficienza renale. Il piccolo iniziò
a manifestare problemi renali dall'età di 12 settimane: alla palpazione
addominale si percepiva ingrossamento renale pronunciato con superficie
irregolare. Il padre è uno degli stalloni poi diagnosticato a 4
anni d'età come PKD(-) all'esame ultrasonografico eseguito dal Dr.
Biller. La madre, essendo stata ritirata di lì a poco, non venne
in seguito mai testata.
-
Esemplari PKD(+) da riproduttori PKD(-)
potrebbero presentarsi eccezionalmente a seguito di mutazione
nella struttura chimica -catena- del DNA, che altera il carattere
o del gene ad essa correlato, o di uno interamente differente. Il
sito National
Kidney and Urologic Diseases Information Clearinghouse del
National
Institutes of Health (NIDDK), riporta -relativamente alla PKD umana-
le seguenti informazioni:
"...La PKD è normalmente
trasmessa per via ereditaria dal padre e/o dalla madre, ma le occorrenze
dovute a mutazione interessano il 25% dei nuovi casi. In circostanze rarissime,
fattori precursori d'una futura ADPKD intervengono spontaneamente nel DNA
del feto subito dopo il concepimento, senza che i genitori siano all'origine
della trasmissione della malattia".
Il National Institutes
of Health definisce queste forme come autosomiche dominanti,
per cui le persone affette possono trasmetterla ai loro figli. Non sono
state mai documentate mutazioni o occorrenze spontanee analoghe
nel gatto, ma non vi sono nemmeno elementi per poter escludere la loro
possibile esistenza: nella Scienza è purtroppo arduo dimostrare
che qualcosa non esiste. Le -attuali- certezze sono che riproduttori
PKD(-) non possano generare esemplari PKD(+), e che tutte
le evidenze escludano una forma autosomica recessiva nel gatto.
Non sappiamo tuttavia cosa ci riserverà il futuro...
5.
Che differenza c'è fra autosomico dominante e autosomico
recessivo?
[torna al sommario]
I geni autosomici dominanti quando
presenti si esprimono -manifestano il carattere- nel fenotipo (es.
nel gatto: colore solido, spotting bianco, inibizione di colore etc).
I geni autosomici recessivi si esprimono solo in posizione
omozigote,
di conseguenza possono essere portati dal fenotipo senza manifestare
il carattere genetico.
Secondo il Medical & Nursing
Dictionary di Mosby:
 |
l'eredità autosomica dominante
è
"il modello ereditario nel quale la trasmissione del gene dominante
sull'autosoma causa l'esprimersi del carattere portato. Maschi e femmine
ne sono interessati con uguale frequenza: gli individui affetti hanno uno
o entrambi i genitori affetti (tranne il verificarsi di mutazioni spontanee).
Risultano affetti la metà dei figli d'un genitore affetto eterozigote,
e tutti i figli d'un genitore affetto omozigote. I figli non-affetti di
un genitore affetto, non trasmettono a loro volta il tratto..." |
 |
l'eredità autosomica recessiva
è "il modello ereditario nel quale la trasmissione del gene recessivo
sull'autosoma risulta in uno stato "portatore" se la persona è eterozigote
per il carattere trasmesso, e in uno stato "affetto" se la persona è
omozigote per il carattere trasmesso. Maschi e femmine ne sono interessati
con uguale frequenza: gli individui affetti hanno genitori non-affetti
eterozigoti per il carattere trasmesso ["portatori"]. Sono affetti un quarto
dei figli di due genitori non-affetti eterozigoti, e tutti i figli di due
genitori affetti omozigoti. I figli d'una coppia nella quale un genitore
porta il carattere e l'altro no, sono tutti "portatori" nei quali il carattere
non si manifesta..." |
6.
Esistono soggetti omozigoti PKD(+)?
[torna al sommario]
-
Non si sa.
A tutt'oggi, non ci sono elementi
per confermare o smentire l'esistenza del genotipo PP in soggetti
PKD(+): non si potrà rispondere a questa domanda finché non
sarà disponibile un test cromosomico sul DNA ("Progetto genoma
felino") di un numero statisticamente significativo di esemplari.
-
Secondo il Dr.
DiBartola:
"...In tutta probabilità,
la condizione omozigote PP per la forma autosomica
dominante non è vitale. Nessun umano omozigote è mai stato
rilevato. Una recente ricerca utilizzante come modello animale cavie "knock
out" per il gene PKD1 (Dr Zhou ad Harvard) e PKD2 (Dr Somlo all'Albert
Einstein di NewYork), ha mostrato che gli embrioni omozigoti alle mutazioni
PKD1 or PKD2 hanno severe anormalità renali ed in altre localizzazioni
con strutture tubulo-epiteliali ramificate - dotti biliari, pancreas- che
precludono la sopravvivenza. Di conseguenza è molto improbabile
che gli omozigoti PKD(+) sopravvivano alla nascita...".
Stephen
P. DiBartola, DVM, DACVIM (da un'email privata del 2/11/98)
-
Abbiamo sentito due diversi e noti allevatori
riferire di due -sospetti- omozigoti PKD(+). In entrambi, si tratta
di stalloni che han generato diverse cucciolate, quelle testate risultate
poi PKD(+). Uno dei "sospetti" è stato sterilizzato ed è
tuttora vivente. L'altro è deceduto per insufficienza renale cronica
secondaria a PKD in età adulta. Sebbene non siano certamente casi
conclusivi -ed essendo aneddotici vadano riguardati con scetticismo- a
parer nostro sono indicativi del fatto che omozigoti PKD(+) potrebbero
non solamente sopravvivere alla nascita, ma anche raggiungere la maturità
sessuale e riprodursi. L'esistenza o meno di omozigoti PKD(+) altera
le percentuali distributive di PKD(+) e PKD(-) nella restante popolazione:
nell'assunzione di letalità per il genotipo omozigote
PP:
gli accoppiamenti
<PP x PP> <PP x Pp> <PP x pp>
non
potrebbero mai occorrere,
gli accoppiamenti
<Pp x Pp> <Pp x pp> <pp x pp>
unicamente sarebbero possibili.
Però i cuccioli
con genotipo omozigote PP dall'accoppiamento <Pp
x Pp> non sopravviverebbero, per cui si avrebbe:
 | 25% di cuccioli PKD(+)
con genotipo omozigote PP (deceduti), |
 | 50% di cuccioli PKD(+)
con genotipo eterozigote Pp (sopravvissuti), |
 | 25% di cuccioli PKD(-)
con genotipo omozigote pp (sopravvissuti), |
Ed il fenotipo su
base percentuale dei soli sopravvissuti sarebbe il seguente:
 |
con assunzione
di letalità per il genotipo omozigote
PP: |
 | 66% di cuccioli PKD(+)
con genotipo eterozigote Pp, |
 | 33% di cuccioli PKD(-)
con genotipo omozigote pp. |
 |
senza assunzione
di letalità per il genotipo omozigote
PP: |
 | 75% di cuccioli PKD(+)
con genotipi omozigote PP ed eterozigote Pp, |
 | 25% di cuccioli PKD(-)
con genotipo omozigote pp. |
7.
La PKD è legata al sesso del soggetto?
[torna al sommario]
-
No.
In base alle ricerche del Dr.
Biller, e alle risultanze di oltre 5.000 ultrasonografie eseguite a
livello mondiale dall'aprile '98, la PKD non ha alcun legame col
sesso del soggetto: di conseguenza gli esemplari sia maschi che femmine
possono esserne affetti e/o trasmetterla alla discendenza.
8.
La PKD colpisce esclusivamente Persiani o correlati?
[torna al sommario]
-
No.
Quantunque la stragrande maggioranza
dei casi riguardi Persiani e correlati (Himalayani, Exotic), son stati
diagnosticati come PKD(+) all'esame ultrasonografico American Curls, American
Shorthairs, Siamesi, Scottish Folds, gatti comuni domestici e persino gatti
selvatici... Un Oriental Shorthair ne risultò affetto all'esame
necroscopico. Purtroppo i numeri non son tali da permettere percentuali
attendibili ai fini statistici: approssimativamente, il 7% circa dei 172
gatti non-Persiani o correlati finora testati sono risultati PKD(+), contro
il 37% circa di Persiani e correlati.
9.
Come viene diagnosticata la PKD?
[torna al sommario]
-
Attualmente, l'uso di tecniche ultrasonografiche
per lo screening dell'apparato renale è il metodo diagnostico migliore,
nei soggetti viventi: tutte le altre modalità radiologiche usate
si son mostrate generalmente meno accurate e più costose. Tuttavia,
è da considerare che anche il personale più esperto e le
apparecchiature migliori non possono fornire un'accuratezza del 100%, dal
momento che la risoluzione d'immagine raggiungibile non è sufficiente
per rilevare le cisti più minute. La certezza diagnostica è
possibile solamente tramite esame istopatologico di campioni prelevati
dai tessuti renali: prassi tipicamente non possibile su soggetti viventi.
In Medicina Umana vi sono precedenti di esami istopatologici su campioni
prelevati tramite biopsia, ma non siamo a conoscenza di qualcosa di simile
in Medicina Veterinaria. E' invece possibile l'esame istopatologico a seguito
di nefrectomìa monolaterale (=asportazione chirurgica di un rene).
-
10.
Quanto è accurato l'esame ultrasonografico?
[torna al sommario]
Da The
Ohio Study [ndt]:
"...Nei
soggetti affetti, le cisti son rilevabili all'esame ultrasonografico non
prima della 7° settimana d'età. L'assenza di cisti all'esame
ultrasonografico a 6 mesi d'età è consistente con l'assenza
di cisti all'esame necroscopico [...] Le cisti si presentano lisce, tondeggianti
e anecoiche [...] Si rilevano cisti multiple di varie dimensioni
-da meno di 1 mm a 2 cm- nella corteccia e nella medulla di entrambi i
reni, in numero variabile fino a 200 per rene: possono essere presenti
anche infiammazione linfoplasmacitica e fibrosi interstiziale (nefrite
cronica tubulo-interstiziale)" .
[Journal
of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996 - 0022-1503~96/$5.00]
-
Il Dr. Biller
fu sperimentalmente in grado di diagnosticare soggetti di 10 mesi
d'età con un'accuratezza del 98%, confermata da esame istopatologico
dopo eutanasia o morte naturale. In circostanze non-sperimentali
è nostra opinione che le variabili in gioco (competenza dell'operatore,
tipo di equipaggiamento utilizzato etc) incidano negativamente, abbassando
l'accuratezza percentuale al 90-95%.
Da The
Ohio Study:
"...La sensibilità
e specificità della tecnica ultrasonografica son state calcolate
comparando i dati di 62 soggetti, sottoposti sia ad esame ultrasonografico
che ad esame istopatologico post-mortem. La sensibilità è
stata definita dal numero di soggetti diagnosticati come PKD(+) all'esame
ultrasonografico diviso il numero totale di soggetti diagnosticati PKD(+)
all'esame istopatologico. La specificità è stata definita
dal numero di soggetti diagnosticati come PKD(-) all'esame ultrasonografico
diviso il numero totale di soggetti diagnosticati PKD(-) all'esame istopatologico.
Secondo questi parametri, la tecnica ultrasonografica -attuale- raggiunge
una sensibilità del 75% e una specificità del 100% in soggetti
di 16 settimane d'età, ed una sensibilità del 91%
ed una specificità del 100% in soggetti di 36 settimane d'età..."
Secondo il Dr. DiBartola:
"...Raccomandiamo l'esecuzione
dello screening ultrasonografico su soggetti di età non inferiore
a 6-9 mesi, al fine di aumentare l'accuratezza della rilevazione..."
Stephen
P. DiBartola, DVM, DACVIM (da un'email privata 11/2/98)
Naturalmente, i risultati migliori si
raggiungono quando l'esame ultrasonografico venga eseguito da persone competenti.
L'esperienza insegna che operatori con scarsa dimestichezza nell'uso dell'attrezzatura
e/o nella diagnosi ultrasonografica della PKD, ottengono indici di accuratezza
notevolmente inferiori. Un certo numero di allevatori ha fatto rieseguire
lo screening ultrasonografico da un operatore più qualificato, con
risultati spesso significativamente differenti da quelli precedentemente
ottenuti.
Un'altra variabile da considerare
nell'accuratezza della diagnosi ultrasonografica è l'ecografo stesso,
sebbene il Dr. Biller lo ritenga secondario rispetto
all'elemento umano: secondo la sua opinione, un operatore competente dovrebbe
rilevare cisti delle dimensioni di 1 mm. utilizzando un ecografo equipaggiato
con trasduttore elettronico da
5MHz a 256 scale di grigio.
11.
Quale ecografo utilizzare per lo screening?
[torna al sommario]
-
Come radar e sonar, l'ecografo sfrutta
l'eco per produrre immagini [fasci di onde
ultrasoniche vengono indirizzati tramite un trasduttore verso i tessuti
corporei e parzialmente riflessi indietro dalla diversa densità
degli stessi, ottenendo "immagini" su monitor che -ad un occhio esperto-
consentono l'esatta identificazione delle strutture anatomiche esaminate,
ndt]. L'udito umano è tipicamente compreso nelle frequenze
al di sotto dei 18.000 Hz (18 kHz), mentre pipistrelli e balene
raggiungono frequenze di 100.000 Hz (100 kHz). L'ecografo genera
frequenze superiori a 1.000.000 Hz (1 MHz): più elevata la
frequenza, più corta la lunghezza d'onda (e migliore la risoluzione
d'immagine). Lunghezze d'onda maggiori sono tuttavia in grado di penetrare
più in profondità nei tessuti. Fino a poco tempo fa frequenze
di 10 MHz erano ritenute il limite superiore utile nelle applicazioni
cliniche, per cui molte apparecchiature d'uso comune dispongono di trasduttori
da 1.8-10 MHz, o di trasduttori multifunzione. Nell'ultimo anno sono apparsi
in commercio trasduttori da 14 MHz, e un produttore fornisce modelli da
20 MHz (in base alle informazioni disponibili nel sito web): dato
l'alto costo, non sono comunemente disponibili. Molti dei trasduttori impiegati
sono probabilmente da 3.5, da 5.0 o da 7.5 MHz. Frequenze minori restano
più che adeguate per altri scopi, in Medicina Umana e Veterinaria
(es. grandi animali).
Il Dr.
Biller ritiene ecografi equipaggiati con trasduttori da 5 MHz a 256
scale di grigio sufficienti all'individuazione di cisti delle dimensioni
di 1 mm. di diametro: tuttavia, raccomanda di preferenza l'impiego di trasduttori
da 7.5 MHz e superiori: ecografi con frequenze elevate forniscono immagini
con risoluzione migliore, e dovrebbero consentire la rilevazione di cisti
più piccole di 1 mm.
I nuovi ecografi in 3D permetteranno
-quando di reperibilità comune- un incremento notevole nell'accuratezza
diagnostica, perché meglio saranno in grado di discriminare fra
cisti e normali irregolarità della superficie renale: comunque,
anche un'attrezzatura allo stato dell'arte non può sostituire la
competenza di un operatore di comprovata esperienza.
12.
Chi può eseguire l'esame ultrasonografico?
[torna al sommario]
Sebbene chiunque possieda un ecografo
e le conoscenze basilari relative al suo funzionamento possa eseguire l'esame
ultrasonografico, l'accuratezza diagnostica è direttamente proporzionale
alla competenza dell'operatore. Lo screening d'un intero allevamento può
essere costoso (fino a 275 dollari -500.000 lire- per gatto in strutture
private, 25/50 dollari -45.000/90.000 lire- per gatto presso laboratori),
e molti allevatori l'hanno dovuto rieseguire dopo aver sperimentato risultati
incerti da parte di operatori inesperti. Dato il costo e la necessità
di certezze (riguardo programmi riproduttivi o garanzie di vendita),
noi raccomandiamo che lo screening venga affidato esclusivamente
ad operatori specializzati.
In ordine di preferenza: un Medico
Veterinario specialista in Radiologia; uno specialista in Medicina Interna;
un operatore di comprovata esperienza diagnostica.
Gli specialisti dell'American
College of Veterinary Radiologists (ACVR) possono essere rintracciati
attraverso il link "Directory"
dal sito ACVR
(nell'impostare i criteri di ricerca suggeriamo di spuntar le caselle
nel campo "ACVR Diplomate In", senza spuntar la casella "Ultrasound" nel
campo "Society Membership").
-
In base alle esperienze
di diversi allevatori, riteniamo che i Medici Veterinari locali -a dispetto
delle buone intenzioni e con le dovute eccezioni- non siano scelte tipicamente
valide: prima d'affidargli lo screening ultrasonografico verificate che
disponga d'equipaggiamento adeguato e della necessaria esperienza diagnostica.
13.
Cosa s'intende per falsa negatività e falsa positività?
[torna al sommario]
Per falsa
negatività s'intende l'errata valutazione del genotipo
Pp,
non
diagnosticato come PKD(+) all'esame ultrasonografico.
Può dipendere:
 | da errore tecnico
o umano: equipaggiamento non idoneo (es. risoluzione insufficiente),
inesperienza dell'operatore etc, |
 | intrinseca limitatezza
della tecnica ultrasonografica in sé: gli attuali ecografi, anche
equipaggiati con trasduttori a lunghezze d'onda maggiori hanno un limite
di risoluzione al di sotto del quale le cisti di dimensioni più
piccole non possono venire differenziate dai tessuti circostanti. Lo stesso
Dr.
Biller ha riportato una percentuale di "false negatività" intorno
al 2% durante le sue ricerche. |
Per falsa positività
s'intende l'errata valutazione del genotipo pp, non diagnosticato
come PKD(-) all'esame ultrasonografico. Può dipendere:
 | da errore umano:
l'operatore ha scambiato per cisti irregolarità d'altra natura. |
 | da differente
patologia: l'operatore ha individuato cisti non causate da PKD. |
-
Secondo il Dr.
DiBartola:
-
"...False positività
di questo tipo occorrono quando operatori inesperti scambiano dei normali
tessuti medullari per cisti, perché la medulla renale normalmente
è meno ecogenica della corteccia renale [...] Non dovrebbe accadere
se l'operatore sa il fatto suo: è preferibile affidare esclusivamente
a specialisti Radiologi l'esecuzione dell'esame ultrasonografico..."
-
Stephen P. DiBartola,
DVM, DACVIM (da un'email privata)
Non conosciamo
percentuali sul tasso di ricorrenza delle false positività,
e non sappiamo se e quanto la loro frequenza sia significativa. Concordiamo
comunque che molti -se non tutti- i casi di falsa positività
siano dovuti ad errore umano. Il Dr. Biller non ha
riportato alcun falso positivo nelle sue ricerche...
14.
Singole cisti monolaterali son ugualmente indicative di PKD?
[torna al sommario]
-
No.
In assenza d'evidenze cliniche contrarie,
la PKD è da considerarsi sempre bilaterale e caratterizzata
da cisti multiple. Tuttavia, cisti dovute ad altre cause si presentano
assai raramente, per cui Persiani e correlati dovrebbero sempre essere
considerati "a rischio", o addirittura "sospetti", qualora i genitori risultino
PKD(+) o risultino PKD(+) i cuccioli. Se gli esemplari sono giovani -entro
1 anno, forse anche 2 anni d'età- sarebbe saggio non utilizzarli
quali riproduttori prima d'averli fatti ritestare dopo i 2 anni
d'età.
-
Citando il Dr. Biller:
"...Siamo soliti considerare
la PKD come bilaterale, ma esistono certezze al riguardo. Penso che questo
è quanto emerso dai risultati istologici, ma forse non esistono
solo cisti bilaterali: ho visto alcuni soggetti con manifestazioni unilaterali
e ho avuto la possibilità di seguirne da vicino uno, che quando
accoppiato ad una femmina PKD(-) generava cucciolate PKD(+)".
David S.
Biller, DVM, DACVR (come da un forward alla PKD List da parte di BJ Fox,
10/21/98)
15.
Esistono alterazioni policistiche non dovute alla PKD?
[torna al sommario]
Sì.
Tuttavia cisti renali di qualsiasi
natura si presentano -in gatti non-Persiani o correlati- con un'incidenza
bassissima, per cui -in Persiani o correlati- sono quasi esclusivamente
attribuite alla PKD.
-
Citando il Dr. Susan Little (da un recente
articolo di Persian News):
"...Nelle razze a rischio
(Persiani e correlati), la più comune causa di alterazioni policistiche
è di gran lunga la PKD, specie se si sono già riscontrate
altre positività nella linea di sangue. Per questo motivo, nella
diagnosi vengono considerati sia l'esame ultrasonografico sia l'anamnesi
familiare del soggetto"
Susan Little,
DVM (Persian News, Vol. 9, No. 5, p. 17)
-
Secondo il Dr. Biller:
"... Stiamo preparando
uno studio a lungo termine per verificare l'incidenza reale di cisti renali
in gatti non-Persiani o correlati. Questo ci permetterà di appurare
indirettamente se "cisti benigne" d'altra natura esistano anche nei gatti
Persiani o correlati. E' una sfida costante: apprendiamo e vediamo cose
nuove ogni giorno..."
-
David S. Biller, DVM,
DACVR (come da un forward alla PKD List da parte di BJ Fox, 10/21/98)
Sperabilmente, fornirà anche
indicazioni utili alla differenziazione della patologia: dal momento che
le cisti della PKD occorrono nella corteccia e nella medulla renale, cisti
localizzate in altre parti del parenchima renale sono quasi certamente
attribuibili a cause differenti. Fra queste, abbiamo trovato citate in
letteratura medica veterinaria (on-line) traumi ed infezioni [Da
"The Ohio Study": "...Policisti renali sono state
riportate in un gatto a pelo corto con linfosarcoma renale (Podell e altri,
1992), ndt]. Non esiste invece
nessuna evidenza documentata che conservanti alimentari [BHT, etossichina
etc], e/o inquinamento ambientale esercitino una qualsiasi influenza:
né nell'uomo, né nel gatto, né in qualunque altra
specie animale.
16.
La PKD è peculiare a certe linee di sangue?
[torna al sommario]
-
No. Almeno, non nei Persiani.
Soggetti PKD(+) sono stati individuati
in virtualmente tutte le maggiori linee di sangue. E' possibile
che pool genetici particolarmente ristretti, vieppiù se non discendenti
dai Persiani originari, possano essere rimasti sostanzialmente "indenni".
E' comunque importante ricordare che soggetti PKD(-) esistono in tutte
le maggiori linee di Persiani attuali.
17.
La PKD ha legami coi colori/disegni del mantello?
[torna al sommario]
No.
Tutte le evidenze escludono che
possano esserci legami fra il colore/disegno del mantello e l'occorrenza/frequenza
della PKD.
18.
Qual è la sintomatologia della PKD?
[torna al sommario]
La PKD di per sé è
asintomatica.
Se compaiono, i sintomi sono quelli dell'insufficienza renale cronica
determinata dal progressivo ingrossamento delle cisti.
-
Da "The
Ohio Study" [ndt]:
-
"...Nei
soggetti affetti i reni si presentano ingrossati (nefromegalìa)
e con superficie grossolanamente bozzoluta. L'insufficienza renale cronica
compare dopo un certo numero di anni, variabile da soggetto a soggetto:
azotemìa, iperfosfatemìa, isostenurìa, anemia non-rigenerativa
e acidosi metabolica sono i sintomi comuni [...] Sebbene
la dimensione delle cisti tenda ad aumentare progressivamente con l'età,
il numero tuttavia tende a rimanere lo stesso..."
[Journal
of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996 - 0022-1503~96/$5.00]
Secondo il Dr Susan Little, Bytown
Cat Hospital, Ottawa, Canada:
"...Alcuni gatti PKD(+)
non svilupperanno mai l'insufficienza renale cronica, per cui non manifesteranno
alcun sintomo apparente del loro stato, nemmeno agli esami ematochimici.
Altri svilupperanno insufficienza renale cronica in vari gradi, secondo
la severità e la velocità di crescita delle alterazioni policistiche.
I sintomi dell'insufficienza renale cronica (CRF) nel gatto sono gli stessi,
indipendentemente dalla causa che li ha provocati: perdita di peso, inappetenza
o anoressia, polidipsia (=sete aumentata), poliuria (=urinazione aumentata),
vomito, spossatezza. Tutti segni clinici comunemente presenti. Dobbiamo
ricordare che tali sintomi appaiono solamente quando sono già perduti
i 2/3 della funzionalità renale: prima di allora, il gatto apparirà
del tutto normale. Analogamente, anche gli esami ematochimici non presenteranno
valori anomali fino alla perdita dei 2/3 della funzionalità renale.
L'eccezione a questa regola è rappresentata da un test ematico specifico
per la funzionalità renale, chiamato "iohexol clearance test".
Susan Little
DVM, DABVP (Feline) (come postato nella PKD List da Marie Thiers, 11/1/98)
19.
La PKD è invariabilmente fatale?
[torna al sommario]
No.
O meglio: se l'aspettativa
di vita felina fosse illimitata, la PKD sarebbe invariabilmente fatale
per insufficienza renale cronica. La progressione è tuttavia così
variabile, che molti soggetti affetti in realtà non muoiono per
cause ad essa direttamente imputabili.
-
Da "The
Ohio Study":
-
"...L'età media
del sopraggiungere dell'insufficienza renale cronica nei soggetti PKD(+)
è 7 anni, in un range variabile fra i 3 e i 10 anni [...]
La penetrazione (presenza o assenza di cisti) ed espressione (severità
del quadro clinico) dell'ADPKD -nei pazienti umani- appare correlata all'età
(Kimberling e altri, 1991): approssimativamente, la metà delle persone
ADPKD(+) raggiunge lo stadio terminale dell'insufficienza renale verso
i 60 anni. L'ADPKD1 è associata con un decorso clinico più
severo dell'ADPKD2: le persone con l'ADPKD1 raggiungono lo stadio terminale
intorno ai 54-59 anni d'età, mentre quelle con l'ADPKD2 lo raggiungono
intorno ai 66-72 anni".
Fra gli esemplari
sottoposti a screening ultrasonografico nel '98, c'erano numerosi soggetti
PKD(+) anziani, alcuni con insufficienza renale cronica molto leggera.
Ricordiamo un caso in particolare: una gatta di 13 anni con due cisti veramente
minuscole in un rene ed una singola ciste nell'altro. Nel nostro allevamento,
uno degli stalloni diagnosticato come PKD(+) aveva 7 anni d'età,
una singola ciste di 8.5 mm in un rene e due cisti nell'altro, la più
grande delle quali misurava 5 mm. Secondo il Dr. Jonathan Shiroma, nostro
Radiologo alla Columbus, Ohio, probabilmente non arriverà
mai a mostrare alcun segno d'insufficienza renale cronica, e dovrebbe avere
un'aspettativa di vita pressoché normale. Il decorso clinico è
una delle maggiori incognite della PKD: non esiste modo di prevedere quale
soggetto PKD(+) morirà a 15 anni e quale soggetto PKD(+) morirà
a 2 anni. Finora, il Dr. Biller e gli altri esperti
non son stati in grado d'identificare il motivo per cui la malattia progredisce
a ritmo così variabile da soggetto a soggetto.
-
Da
"The Ohio Study" [ndt]:
-
"...Nei
Persiani o correlati non si osservano soggetti PKD(+) con progressione
estremamente rapida -1 anno d'età- verso l'insufficienza renale
cronica, ed il genotipo omozigote PP non viene considerato
vitale [...] Ci sono diverse possibili spiegazioni per la variabilità
del decorso clinico dell'ADPKD nell'uomo: fattori ambientali, ipertensione,
gravidanze ripetute ed infezioni urinarie sono tutti fattori predisponenti
ad una più rapida progressione (Gabow e altri, 1992). Alla variabilità
d'espressione della ADPKD umana contribuiscono anche fattori genetici:
a differenti loci son associati differenti decorsi clinici. Ad es. l'insorgere
dell'insufficienza renale nei pazienti con genotipo ADPKD2 è ritardato
(Parfrey e altri, 1990). Potrebbero altresì concorrere alcune interazioni
con differenti alleli sul locus/ADPKD (Kimberling e altri, 1991). Inoltre,
anche all'interno della ADPKD1 si evidenziano marcate variazioni nella
severità della patologia e nell'insorgenza dell'insufficienza renale
(Milutinovic e altri, 1992). Fra le possibili spiegazioni, l'instabilità
del DNA con sequenze di triplette numericamente variabili all'interno del
gene (Fick e altri, 1994), ndt].
-
Stando così le
cose, la malattia può essere passata inosservata agli stessi allevatori
o proprietari: il cucciolo deceduto per "fading
kitten syndrome" o il gatto deceduto per cardiomiopatia all'età
di 3 anni, potrebbero essere stati in realtà soggetti PKD(+) "in
incognito".
20.
Qual è l'aspettativa di vita felina?
[torna al sommario]
Non abbiamo trovato
una risposta univoca: l'attribuzione varia secondo la fonte consultata,
e non abbiamo trovato referenze riguardanti i Persiani.
 | si racconta che
il gatto più anziano sia campato 36 anni (!), |
 | Britannica
Online stima l'aspettativa di vita felina in cattività
intorno ai 21 anni, |
 | Tidycat
riporta che i Blu di Russia raggiungono un'età massima di 18 anni, |
 | VetInfo
(Dr. Mike Richards) attribuisce un'aspettativa variabile dai 10 ai 18 anni, |
 | Ask
the Vet (Dr. Pamela Abney) concorda sul limite superiore per i
gatti indoor: 16-18 anni, |
Citando il Dr. Susan Little (da un recente
articolo di Persian News):
"...Si
considerano pazienti geriatrici i soggetti fra gli 8 e i 10 anni d'età
[...] L'aspettativa di vita felina è intorno ai 12-15 anni"
Susan Little,
DVM (Persian News, Vol. 9, No. 5, p. 17)
-
Unanimi invece i consensi
sulla maggiore aspettativa di vita dei gatti indoor rispetto ai
gatti outdoor o indoor/outdoor. In ambito canino esistono
referenze sul fatto che i soggetti di taglia più piccola abbiano
un'aspettativa di vita maggiore (16-18 anni) rispetto ai soggetti
di taglia maggiore (10-12 anni). La differenza di taglia fra le
razze canine è ovviamente incomparabilmente superiore a quella esistente
fra le razze feline, tuttavia se lo stesso principio si mantenesse valido
si potrebbe ipotizzare che l'aspettativa di vita dei Persiani sia leggermente
inferiore rispetto a quella ad es, dei Blu di Russia, perché la
loro taglia è normalmente superiore. Ad ogni modo, secondo la nostra
esperienza l'aspettativa di vita di un Persiano indoor dovrebbe
aggirarsi minimo sui 10 anni d'età: esemplari vissuti più
a lungo (18 anni) hanno in qualche modo "forzato" il limite superiore,
e non sono rappresentativi della media della razza.
21.
Esistono delle cure o delle terapie?
[torna al sommario]
No.
Attualmente non esiste
la possibilità di eliminare o ridurre le alterazioni policistiche,
né nell'uomo né nel gatto: il trapianto renale può
consentire ad una persona di vivere senza i sintomi della malattia,
così come la dialisi può rimpiazzare la funzionalità
renale compromessa [il 10% di tutti i pazienti
dializzati negli USA (Welling e Grantham, 1991), ndt],
ma è bene comunque ricordare che il genotipo della persona
rimane invariato, e così le chances di trasmissibilità
ai suoi figli.
-
In Medicina Umana è
possibile attuare terapie sintomatiche (vedi National
Kidney and Urologic Diseases Information Clearinghouse del National
Institutes of Health (NIDDK)). Che noi sappiamo, non esistono
attualmente evidenze che gli stessi trattamenti possano offrire un qualche
miglioramento clinico ai gatti PKD(+), a parte il fatto risaputo che il
Tylenol
NON può venir somministrato (in ogni caso, rivolgetevi SEMPRE
al vostro Medico Veterinario).
-
In ambito umano, si stanno
sperimentando tre trattamenti potenzialmente positivi:
 | diete a base di soia,
come riportato nella 9° Conferenza Annuale sulla PKD, |
 |
terapie con potassio
citrato, come riportato dall'American Society of Nephrology,
1 luglio 1998,. |
 | medicinali inibitori
dell'EGRF (Epidermal Growth Factor Receptor), come riportato
nella 9° Conferenza Annuale sulla PKD: il modello animale ha
mostrato un significativo rallentamento nel progredire dell'alterazione
policistica nell'ARPKD (recessiva). E' auspicabile che si dimostri
altrettanto efficace anche nel trattamento della ADPKD e -di conseguenza-
nel trattamento della PKD felina. |
-
Dalla 9° Conferenza
Annuale sulla PKD è emerso che in uno stadio precedente
della ricerca il ricercatore Jared Grantham, MD, ha identificato lipidi
specifici nei fluidi cistici che stimolano lo stato infiammatorio.
Se i ricercatori troveranno un modo per modificarli, ciò potrebbe
offrire la possibilità di rallentare o eliminare la progressione
della patologia preservando al contempo la funzionalità renale.
Nessuno di questi
studi è ancora avanzato al punto da esser sperimentato su pazienti
umani, e meno ancora su pazienti felini. Sono comunque indicativi del livello
d'interesse relativo alla messa a punto d'una terapia, e costituiscono
la speranza per un -purtroppo non immediato- futuro...
22.
Come prevedere il risultato d'un incrocio?
[torna al sommario]
Le possibilità
che la cucciolata erediti la PKD dipendono dalle contribuzioni genetiche
di ciascun genitore: essendo autosomica, ogni genitore ha due alleli
nel locus/PKD ed i cuccioli ne erediteranno uno dal padre e uno dalla madre.
Il Quadrato Punnett permette la rappresentazione delle possibili
combinazioni: è una tavola di controllo 2 x 2 dove righe
e colonne indicano la contribuzione genetica di ciascun genitore,
mentre l'intersezione riga/colonna il genotipo risultante
nei cuccioli. Si è assunto -per comodità- nelle colonne il
genotipo del padre e nelle righe il genotipo della madre: scambiarli non
influenza minimamente il risultato.
il genotipo omozigote
PKD(+)
PP
NON è ritenuto vitale ed è stato incluso -in rosso- solo
per consistenza teorica.
il genotipo eterozigote
PKD(+) Pp è stato indicato in nero; il genotipo omozigote
PKD(-) pp è stato indicato in verde
| |
Genotipo
stallone |
|
| P |
P |
| Genotipo
fattrice |
P |
PP |
PP |
}Genotipo
cuccioli |
| P |
PP |
PP |
Se il genotipo
d'un genitore è PP e dell'altro è PP:
il 100% della cucciolata
sarà PP (fenotipicamente, sarà PKD(+) il 100%):
| |
Genotipo
stallone |
|
| P |
P |
| Genotipo
fattrice |
P |
PP |
PP |
}Genotipo
cuccioli |
| p |
Pp |
Pp |
Se il genotipo
d'un genitore è PP e dell'altro è Pp:
il 50% della cucciolata
sarà PP ed il 50% sarà Pp (fenotipicamente,
sarà PKD(+) il 100%):
| |
Genotipo
stallone |
|
| P |
P |
| Genotipo
fattrice |
p |
Pp |
Pp |
}Genotipo
cuccioli |
| p |
Pp |
Pp |
Se il genotipo
d'un genitore è PP e dell'altro è pp:
il 100% della cucciolata
sarà Pp (fenotipicamente, sarà PKD(+) il 100%):
| |
Genotipo
stallone |
|
| P |
p |
| Genotipo
fattrice |
P |
PP |
Pp |
}Genotipo
cuccioli |
| p |
Pp |
pp |
Se il genotipo
d'un genitore è Pp e dell'altro è Pp:
il 25% della cucciolata
sarà PP, il 50% sarà Pp, e il 25% sarà
pp
(fenotipicamente, il 75% sarà PKD(+) e il 25% sarà PKD(-)):
| |
Genotipo
stallone |
|
| P |
p |
| Genotipo
fattrice |
p |
Pp |
pp |
}Genotipo
cuccioli |
| p |
Pp |
pp |
Se il genotipo
d'un genitore è Pp e l'altro è pp:
il 50% della cucciolata
sarà Pp ed il 50% sarà pp (fenotipicamente,
il 50% sarà PKD(+) e il 50% sarà PKD(-)):
| |
Genotipo
stallone |
|
| p |
p |
| Genotipo
fattrice |
p |
pp |
pp |
}Genotipo
cuccioli |
| p |
pp |
pp |
Se il genotipo
d'un genitore è pp e dell'altro è pp:
-
il 100% della cucciolata
sarà pp (fenotipicamente, sarà PKD(-) il 100%)
Le percentuali reali
raramente coincideranno alla perfezione con quelle teoriche, soprattutto
in base alle dimensioni del campione valutato: più è largo,
più i risultati si avvicineranno a quelli previsti, e viceversa.
Nel caso della PKD potrebbe influire anche la pervasività del gene
PKD nella popolazione felina: più PKD(+) in passato, più
PKD(+) oggi... Resta inoltre da vedere se l'assunzione di letalità
(vedi paragrafo 6) del genotipo omozigote PP
trovi corrispondenza nella realtà...
23.
Perché alcuni allevamenti sono indenni dalla PKD?
[torna al sommario]
Per mera fortuna.
Dato che prima del
1990 il problema non era stato nemmeno sollevato, questi allevamenti sono
stati semplicemente fortunati nel non avere od introdurre
degli esemplari PKD(+). In base alle informazioni disponibili, pochi
allevamenti di Persiani o correlati -qualunque dimensione abbiano- possono
dirsi così fortunati: intendendo con indenne "non aver avuto soggetti
PKD(+)", noi pensiamo che non molti allevamenti siano rimasti del
tutto indenni.
D'altra parte, intendendo
con indenne "non aver avuto decessi da PKD", noi crediamo che la maggior
parte degli allevamenti di una certa dimensione in attività
da più di 5 anni, abbiano certamente avuto decessi da PKD, magari
a loro insaputa. Come uno dei Medici Veterinari on-line ha fatto notare,
il semplice fatto che la PKD sia asintomatica, identificabile solo
all'esame ultrasonografico e/o necroscopico, e si manifesti come insufficienza
renale cronica ne maschera l'esistenza stessa ad allevatori e proprietari.
24.
Ci son allevamenti con nessun soggetto PKD(+)?
[torna al sommario]
Sì.
Esistono alcuni allevamenti
-testati- con nessun soggetto PKD(+). Essendo la malattia ereditaria
e non trasmissibile altrimenti, qualsiasi allevamento abbastanza fortunato
da possedere solamente esemplari PKD(-), e che mai ha inserito esemplari
PKD(+) quali riproduttori semplicemente ne è rimasto del tutto "indenne".
25.
Ogni allevatore vuol sapere se ha un "problema PKD"?
[torna al sommario]
Non necessariamente...
Tutto sta in cosa
ciascun allevatore consideri un "problema PKD": per alcuni, è
un problema riprodurre soggetti PKD(+); per altri, è un problema
subire delle perdite. Messa in questi termini, la domanda diventa: "Quanti
gatti devono morire prima che la cosa diventi un problema?".
Non possiamo rispondere
se non per quanto riguarda le nostre personali convinzioni: anche
un
solo decesso -da parte nostra evitabile- sarebbe un prezzo troppo alto.
Anche se avessimo appena investito risorse nel miglior esemplare da esposizione
mai allevato, o sul nuovo stallone con le qualità necessarie al
salto di qualità. Se uno solo dei nostri gatti dovesse sperimentare
l'orribile morte che attende alcuni soggetti PKD(+), già quello
sarebbe per noi un "problema PKD". Molti soggetti PKD(+)
muoiono per altre cause, dato però che è
impossibile
prevederlo in anticipo se perdete uno o più esemplari (può
capitare, specie se non testate...), non date la colpa alla sfortuna:
potrebbe essere il vostro miglior esemplare, il vostro riproduttore più
valido, oppure il micio di casa. Davvero volete correre il rischio anche
quando è possibile evitarlo del tutto?
Ricordiamo che il SOLO
modo per sapere se vi siano soggetti PKD(+) nel proprio allevamento è
lo screening ultrasonografico di TUTTI gli esemplari già inseriti
o da inserire nei programmi riproduttivi.
26.
Esistono allevatori ignari d'aver un "problema PKD"?
[torna al sommario]
Sì.
Le ragioni sono molteplici:
 | La PKD ha decorso clinico
individuale:
è possibile che soggetti PKD(+) mai abbiano esibito segni
della malattia e/o che siano deceduti per altre cause. |
 | La diagnosi può
venir fatta solamente tramite esame ultrasonografico o necroscopico
(che non tutti eseguono abitualmente). La PKD è evidente
anche all'esame istopatologico, tipicamente non richiesto o richiesto
per conferme a sospetti diagnostici di particolare significato (es.
FIP). |
 | La PKD in sé è
asintomatica:
si evidenzia solo quando progredisce fino all'insufficienza renale cronica,
la cui sintomatologia non è differenziabile. |
 | La PKD non è stata
considerata fra le ipotesi diagnostiche fin quasi all'anno in corso -1998-
sebbene fosse sporadicamente riportata in letteratura medica veterinaria
sin dal '67 e studi specifici fossero già iniziati intorno al '90. |
 | La PKD ha progressione
lenta:
molti allevatori usano ritirare i riproduttori a 5-6 anni d'età
o in alternativa cederli ad altri allevamenti. Così è possibile
ignorare
il problema o addirittura passarlo al nuovo proprietario (o peggio,
allevatore) prima della comparsa dei sintomi d'insufficienza renale
cronica. |
Nell'agosto del '98 alla
Columbus
PKD Clinic, Ohio, un'allevatrice -Medico Veterinario- raccontò
che quando il "problema PKD" venne sollevato per la prima volta pensò
non la riguardasse, dal momento che il suo 'occhio clinico' le avrebbe
altrimenti permesso di scoprirlo per tempo: scoprì all'esame ultrasonografico
quanto
si era sbagliata. Anche il nostro Medico Veterinario di fiducia pensava:
"Non avete di questi problemi, inutile sprecar denaro...", perché
noi ormai da moltissimi anni facevamo eseguire l'esame necroscopico su
tutti
gli esemplari deceduti e -quando la situazione lo richiedeva- gli esami
istopatologici necessari. In tanti anni d'attività avevamo avuto
solamente 3 (tre) casi d'insufficienza renale cronica, due dei quali
attribuiti a PKD (un neonato di 1-4 giorni e un cucciolo di 4 mesi).
Ed in entrambi i casi avevamo subito sterilizzato i genitori.
Quando finalmente ci
risolvemmo allo screening ultrasonografico dell'intero allevamento, risultò
PKD(+) il 35% di tutti gli esemplari, inclusi i due stalloni e la
nostra miglior fattrice! Ignari, li avevamo accoppiati molte volte
riservandoci -come futuri riproduttori- i migliori cuccioli dei diversi
incroci: come purtroppo rivelò il test, non uno dei maschi
nati da questi genitori era PKD(-), molti dei Gran Campioni allevati
erano PKD(+), e attualmente la metà esatta dei Gran Campioni
posseduti è PKD(+). Eppure il Medico Veterinario era assolutamente
certo che non potessimo avere un "problema PKD", e così lo
eravamo noi...
27.
Esistono allevatori consci d'aver un "problema PKD", ma non l'ammettono?
[torna al sommario]
Sì
Alcune persone reagiscono
così alle difficoltà: siano esse personali, familiari o professionali.
E' più facile negare l'esistenza di un problema che risolversi
ad affrontarlo. Almeno, nel breve periodo... E' stato difficile
per tutti accettare dapprima l'esistenza stessa del "problema PKD",
poi il fatto d'aver contribuito inconsapevolmente alla sua diffusione presso
altri allevatori od acquirenti. Se umanamente sono reazioni comprensibili,
è tuttavia necessario adoperarsi per una radicale opera di convincimento:
individuare i soggetti PKD(+) non solo serve ai fini d'una casistica
la più ampia possibile, ma è l'inizio della soluzione.
NON la fine dell'attività, così come questa è stata
finora vissuta...
28.
Esistono statistiche sugli allevamenti testati?
[torna al sommario]
Sì.
C'è un utile
sito web che mantiene i risultati aggiornati degli screening ultrasonografici:
nonostante molti allevamenti -per ragioni proprie- abbiano scelto di non
divulgare i loro risultati, troviamo sia la migliore fonte di informazioni
correntemente disponibile. Comparando le statistiche degli allevamenti
USA dal 10/8/98, emergono le seguenti osservazioni:
 | sono inclusi meno della
metà degli esemplari testati (1547 allevamenti su 3545),
cosicché o alcuni allevamenti hanno preferito non figurare, o
alcuni allevamenti hanno riportato risultati parziali. |
 | Gli allevatori che han
divulgato i risultati hanno un tasso d'incidenza più basso
di quello previsto, quindi: gli allevamenti che non li hanno divulgati
hanno un tasso d'incidenza significativamente più alto. |
| |
Totale testati |
Numero di PKD(+) |
Percentuale di PKD(+) |
| Casi riportati: |
1547 |
496 |
30.32% |
| Casi non riportati: |
1998 |
836 |
41.84% |
| Tot. casi riportati in USA: |
3545 |
1305 |
36.81% |
 | In base a questi rapporti,
più piccolo il numero degli esemplari testati, più
bassa
la percentuale di PKD(+). |
| Numero di gatti
testati |
Percentuale PKD(+) |
Numero di allevamenti/gatti
testati |
| Più di 20: |
32.43% |
(14 allevamenti, 407 gatti totali) |
| da 13 a 20: |
31.72% |
(34 allevamenti, 536 gatti totali) |
| da 6 a 12: |
27.94% |
(55 allevamenti, 494 gatti totali) |
| da 1 a 5: |
26.36% |
(33 allevamenti, 110 gatti totali) |
| |
|
|
| più di 12: |
32.03% |
(48 allevamenti, 943 gatti totali) |
| 12 o meno: |
27.65% |
(88 allevamenti, 604 gatti totali) |
 | In base a questi rapporti,
più alto il numero degli esemplari testati, minore
la possibilità d'essere "PKD indenni" |
| Numero di gatti testati |
Percentuali PKD(+) |
Allevamenti "PKD indenni" |
| Più di 12: |
00.00% |
( 0 su 48 allevamenti) |
| da 6 a 12: |
14.55% |
( 8 su 55 allevamenti) |
| da 1 a 5: |
42.42% |
(14 su 33 allevamenti) |
Sospettiamo -senza
alcuna prova- che molt |