Il FAQ sulla sindrome del rene policistico del gatto

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Linda e Paul Russell
Malattia del Rene Policistico nel Gatto (PKD)
- ultimo aggiornamento file originale 23/03/99 - traduzione italiana di dannyt@minitaly.com

Questo FAQ è stato scritto con lo scopo di fornire le risposte più attuali agli interrogativi sulla malattia policistica renale del gatto.
Verrà ampliato, approfondito e corretto alla luce delle nuove informazioni disponibili, per cui si consiglia di controllare periodicamente le ultime novità.
Se avete domande o informazioni vi preghiamo d'inviarci un'e-mail: faremo il possibile per includerle nel prossimo aggiornamento.

 

Sommario:

Introduzione: Quali conoscenze di genetica occorrono?

      1. Cosa s'intende per PKD?
      2. Possono esservi implicati fattori non ereditari? (es. alimentari, ambientali...)
      3. Quali sono le modalità di trasmissione?
      4. Riproduttori PKD(-) possono generare esemplari PKD(+)?
      5. Che differenza c'è fra autosomico dominante e autosomico recessivo?
      6. Esistono soggetti omozigoti PKD(+)?
      7. La PKD è legata al sesso del soggetto?
      8. La PKD colpisce esclusivamente Persiani o correlati?
      9. Come viene diagnosticata la PKD?
      10. Quanto è accurato l'esame ultrasonografico?
      11. Quale ecografo utilizzare per lo screening?
      12. Chi può eseguire l'esame ultrasonografico?
      13. Cosa s'intende per falsa negatività e falsa positività?
      14. Singole cisti monolaterali sono ugualmente indicative di PKD?
      15. Esistono alterazioni policistiche non dovute alla PKD?
      16. La PKD è peculiare a certe linee di sangue?
      17. La PKD ha legami coi colori/disegni del mantello?
      18. Qual è la sintomatologia della PKD?
      19. La PKD è invariabilmente fatale?
      20. Qual è l'aspettativa di vita felina?
      21. Esistono delle cure o delle terapie?
      22. Come prevedere il risultato d'un incrocio?
      23. Perché alcuni allevamenti sono indenni dalla PKD?
      24. Ci son allevamenti con nessun soggetto PKD(+)?
      25. Ogni allevatore vuol sapere se ha un "problema PKD"?
      26. Esistono allevatori ignari d'aver un "problema PKD"?
      27. Esistono allevatori consci d'aver un "problema PKD", ma non lo ammettono?
      28. Esistono statistiche sugli allevamenti testati?
      29. Cosa influenza il numero di PKD(+) nelle cucciolate?
      30. La sterilizzazione può nuocere ai soggetti PKD(+)?
      31. La PKD causa cisti in altri organi (fegato, ovaie)?
      32. Il Dr. Biller sta effettuando ulteriori ricerche?
      33. Perché si verificano talvolta scontri e incomprensioni?
 

Quali conoscenze di genetica occorrono?   [torna al sommario]

Dipende dal livello di approfondimento al quale si desidera arrivare. Per una conoscenza sommaria -- è una malattia ereditaria, eradicabile tramite screening ultrasonografico degli esemplari posseduti e conseguente esclusione dai programmi di riproduzione  dei soggetti risultati affetti-- non serve alcuna nozione di genetica. Tuttavia, chi desideri seguire gli approfondimenti del FAQ, può riferirsi -in caso di difficoltà- alla seguente nomenclatura tecnica:

Gene
[In genetica molecolare, sequenza di triplette in una frazione di DNA che funge da codice genetico per la formazione d'una catena polipeptidica. Più semplicemente, rappresentando il cromosoma con una linea, segmento localizzato in posizioni fisse -loci- secondo l'ordine lineare costante. Contiene le istruzioni relative ad un carattere ereditario o tratto, il meccanismo per la determinazione del quale non è chiaro: reazioni chimiche catalizzate da enzimi? Ciascun carattere è portato da un gene. Ogni gene è presente in due esemplari -alleli- che influenzano lo stesso carattere e son allineati nel medesimo locus su due cromosomi omologhi: uno d'origine paterna, uno d'origine materna. Geni alleli tra loro son allineati nel medesimo locus sullo stesso cromosoma, ndt].
Locus
Posizione lineare -specifica e costante- occupata dal gene sul cromosoma. Plurale: loci.
Allele (o allelomorfo)
Uno dei due costituenti la coppia di geni. Talvolta, la forma alternativa del gene.

[Un gene può presentarsi sotto forma di due alleli uguali o diversi:

- individui aventi coppia d'alleli uguali rispetto ad un carattere (dominante o recessivo), si dicono omozigoti per quel carattere
- individui aventi coppia d'alleli diversi rispetto ad un carattere (dominante o recessivo), si dicono eterozigoti per quel carattere.
Tra due alleli diversi, solitamente uno prevale ed esprime -manifesta- il carattere (dominante), l'altro resta latente (recessivo). Infrequentemente, entrambi gli alleli si esprimono (dominanza incompleta), risultando in un fenotipo intermedio. Incrociando due individui omozigoti per un dato carattere, i discendenti di prima generazione hanno tutti genotipo e fenotipo identico, ndt].
Genotipo
Patrimonio genetico individuale. Normalmente, si ha un'espressione dominante (che trasmette il carattere) ed un'espressione recessiva (che porta il carattere latente). Talvolta, come nel disegno tabby, vi sono recessivi multipli con alcuni alleli effettivamente dominanti sugli altri. In genetica, l'espressione dominante è indicata con lettere maiuscole (P, nel FAQ), l'espressione recessiva con lettere minuscole (p, nel FAQ). Nel gatto, la PKD è trasmessa per via autosomica dominante: "autosomica" perché legata alla coppia di alleli allineati nel locus/PKD su due autosomi omologhi (cromosomi non-sessuali), uno d'origine paterna, uno d'origine materna; "dominante" perché espressa da un gene dominante. I soggetti PKD(+) potranno essere omozigoti o eterozigoti per quel carattere, mentre i soggetti PKD(-) saranno omozigoti recessivi, secondo il seguente schema:
  Affetto:
- genotipo PP: individuo PKD(+) omozigote  [=avente una coppia d'alleli uguali, ndt],
- genotipo Pp: individuo PKD(+) eterozigote  [=avente una coppia d'alleli diversi, ndt],
NOTA:
Il genotipo positivo omozigote PP non è ritenuto vitale ["assunzione di letalità", ndt] oltre la prima infanzia.
  Non-affetto:
- genotipo pp: individuo PKD(-) omozigote
NOTA:
Nei caratteri trasmessi per via autosomica recessiva è vero l'opposto: ZZ indicherebbe il negativo omozigote (non-affetto), Zz il positivo eterozigote (non-affetto ma portatore -- il gene recessivo z "affetto" è mascherato dal gene dominante Z "non-affetto"], zz il positivo omozigote (affetto).
Fenotipo
Caratteri visibili individuali. Risultano dall'interazione tra genotipo [manifestazione del carattere, ndt] e ambiente in cui vive. La definizione include tratti comportamentali, anatomici, biochimici e fisiologici: nel gatto, anche tratti descrittivi (es. rosso, nero, tortie, solido, diluito, aguti, non-aguti, con-bianco, bicolore...). Per quanto riguarda la PKD, i due fenotipi possibili sono: positivo ("affetto") e negativo ("non-affetto"). Entrambi i genotipi PP e Pp risultano in un fenotipo positivo "affetto", quindi PKD(+) (NOTA: il positivo omozigote PP non è ritenuto vitale). Il genotipo pp risulta in un fenotipo negativo "non-affetto", quindi PKD(-).
Autosomi
Cromosomi i cui geni recano caratteri non legati al sesso (es. non il carattere orange trasmesso sul cromosoma sessuale femminile "X").
Ogni autosoma è presente in due esemplari omologhi -uno d'origine paterna, uno d'origine materna- le cui coppie di alleli controllano caratteri detti autosomici: dal momento che i geni sono ereditati da entrambi i genitori, entrambi i sessi possono ereditarne il carattere (molte malattie su base ereditaria son dovute ad un gene autosomico difettoso).
Geni dominanti
Si esprimono -manifestano il carattere- nel fenotipo, prevaricando qualsiasi altro allele (recessivo o dominante).
Geni recessivi
Si esprimono -manifestano il carattere- nel fenotipo SOLO in condizione di omozigosi, e in assenza di alleli maggiormente dominanti.
1.  Cosa s'intende per PKD?   [torna al sommario]
L'acronimo "PKD" (Polycystic Kidney Disease, malattia del rene policistico) indica l'alterazione anatomica irreversibile della corteccia e della medulla renale -degenerazione policistica del parenchima- la cui lenta progressione risulta, dopo un decorso clinico variabile da individuo a individuo, in insufficienza renale cronica terminale. E' clinicamente caratterizzata dallo sviluppo di cisti -normalmente multiple e bilaterali- con riscontro di nefromegalìa (=aumento del volume dei reni) alla palpazione. La patologia occorre nell'uomo, nel gatto, nel cane e in altre specie animali. E' una malattia genetica trasmessa per via ereditaria come carattere autosomico dominante.
Da ricerche condotte al Department of Veterinary Clinical Sciences [College of Veterinary Medicine, Ohio State University, Columbus, Ohio] daDr. David Biller, DVM, DACVR, ora Professore Associato al Department of Clinical Sciences [College of Veterinary Medicine, Kansas State University, Manhattan, Kansas],  insieme ad Dr. DiBartola, emerge che le alterazioni policistiche sono presenti alla nascita, anche se resta da accertare se ciò riguardi la totalità dei casi [NOTA: due siti Internet- il National Kidney and Urologic Diseases Information Clearinghouse del National Institutes of Health (NIDDK), e l'WebPath del Dipartimento di Patologia della "University of Utah School of Medicine- riportano che nell'uomo le alterazioni policistiche non sempre sono presenti alla nascita].

 

2. Possono esservi implicati fattori non ereditari? (es. alimentari, ambientali...)   [torna al sommario]

No.
La PKD è una malattia genetica a trasmissione ereditaria, per definizione (vedi introduzione). Non ci sono evidenze che colleghino l'incidenza o la severità della patologia con concause esterne di alcun tipo, né alimentari né ambientali né altro. Attualmente, l'aspetto rilevante della questione è se le cisti renali vadano sempre attribuite alla PKD o possano esservi implicati anche fattori eziologici differenti (vedi paragrafo 15).

3.  Quali sono le modalità di trasmissione?   [torna al sommario]

Nell'uomo, si distinguono due modalità entrambe ereditarie:
 
la forma infantile ARPKD (Autosomal Recessive PKD), dovuta a trasmissione autosomica recessiva.
[causa alla nascita insufficienza renale acuta non compatibile con la vita: è associata a fibrosi epatica e malformazioni delle vie biliari, ndt],

la forma adulta ADPKD (Autosomal Dominant PKD), dovuta a trasmissione autosomica dominante.
[almeno due le forme cliniche riconosciute: l'ADPKD1 il cui gene responsabile è stato mappato sul cromosoma 16, l'ADPKD2 il cui gene responsabile è stato mappato sul cromosoma 4. L'ADPKD1 comprende l'85% circa dei casi (Peters e Sandkuijl, 1992). Entrambe le forme causano ematurìa ed edemi da proteinurìa con progressione verso l'insufficienza renale terminale. Nel 33% dei pazienti sono associate a policisti epatiche senza riduzione della funzionalità. Possibili cisti localizzate nella tiroide, nel pancreas e in altri organi, ndt].

Nel gatto, a tutt'oggi è stata identificata solamente una modalità ereditaria:
la forma adulta PKD (Polycystic Kidney Disease), dovuta a trasmissione autosomica dominante.
Il primo studio sulla PKD venne avviato nel 1988, ed i risultati pubblicati nel 1996 dal Journal of Heredity n. 87 col titolo: "Inheritance of Polycystic Kidney Disease in Persian Cats", brevemente noto come The Ohio Study [Department of Veterinary Clinical Sciences (Biller, DiBartola) e Department of Veterinary Biosciences (Eaton, Wellman, Radin) del College of Veterinary Medicine dell'Ohio State University, Columbus, Ohio con la collaborazione del Cytogenetics Laboratory (Pflueger) del Baystate Medical Center, Springfield, Massachusetts. Il primo estratto pubblico è nei "Proceedings" del 24° Congresso Annuale dell'American Society of Nephrology, ndt].

Da The Ohio Study: "...Sebbene il gene responsabile della PKD nei Persiani non sia stato ancora identificato, dalle nostre ricerche emergono alcune evidenze:
tutti i soggetti affetti hanno come minimo un genitore affetto (evidenza di ereditarietà dominante),
[dall'incrocio PKD(+) x PKD(-), il 42% dei cuccioli risultò PKD(+), il 58% risultò PKD(-), ndt]
la percentuale di cuccioli affetti non varia secondo il sesso del genitore affetto (evidenza di ereditarietà autosomica) due gatti affetti possono generare alcuni cuccioli non-affetti (esclusione di ereditarietà recessiva), [dall'incrocio PKD(+) x PKD(+), il 73% dei cuccioli risultò PKD(+), il 27% risultò PKD(-), ndt]
la malattia negli umani (ADPKD1 o ADPKD2) è riconosciuta come carattere dominante, i quadri clinici delle forme autosomica dominante felina (PKD) e autosomica dominante umana (ADPKD) sono simili.

I risultati di queste ricerche supportano la conclusione che la PKD felina sia trasmessa ereditariamente come carattere autosomico dominante [...] L'assunzione che sia un carattere ereditario deriva dalla sua incidenza in Persiani o correlati, ma tuttora le reali modalità di trasmissione sono sconosciute".
[Journal of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996  -  0022-1503~96/$5.00]
Citando il Dr. Stephen DiBartola, DVM, DACVIM, Professore al Department of Veterinary Clinical Sciences del College of Veterinary Medicine dell'Ohio State University, Columbus, Ohio, Co-editore del Journal of Veterinary Internal Medicine e Co-autore del "The Ohio Study": "...Non v'è ragione, allo stato attuale delle conoscenze, di sospettare un tratto poligenico..."
 
Stephen P. DiBartola, DVM, DACVIM (da un forward alla "PKD-List" di Marie Thiers, 20/10/98)
 

4.   Riproduttori PKD(-) possono generare esemplari PKD(+)?   [torna al sommario]

No.
La trasmissione autosomica dominante -l'unica attualmente riconosciuta e confermata nel gatto- esclude che esemplari PKD(-) generino degli esemplari PKD(+). Sulla base alle attuali conoscenze, le ipotesi più verosimili sul perché si possano verificare cucciolate PKD(+) da riproduttori PKD(-), sono due:

  1. uno o entrambi i genitori sono falsi negativi: cioè genotipi Pp non diagnosticati come PKD(+) all'esame ultrasonografico,
  2. i cuccioli ritenuti affetti sono falsi positivi: cioè genotipi pp non diagnosticati come PKD(-) all'esame ultrasonografico.

  3. (vedi falsi negativi - falsi positivi).
Un'altra improbabile, ma possibile spiegazione è che uno o entrambi i genitori biologici NON lo siano realmente, e che i veri genitori biologici -o uno solo di questi- sia PKD(+). Benché sia auspicabile che un tale errore non avvenga mai, sfortunatamente questa incresciosa possibilità rimane nel novero delle ipotesi plausibili. Speculazioni più azzardate vedono postulata l'esistenza -anche nel gatto- d'una trasmissione autosomica recessiva già riconosciuta in Medicina Umana come forma infantile, quasi sempre fatale prima del raggiungimento della maturità sessuale. Dovesse occorrere anche nel gatto, è ipotizzabile abbia decorso analogo, con cuccioli PKD(+) non in grado di sopravvivere fino all'età riproduttiva.

Da The Ohio Study [ndt]:

"...L'occorrenza di gatti non-affetti in questi accoppiamenti, esclude effettivamente la possibilità di ereditarietà autosomica recessiva"
[Journal of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996  -  0022-1503~96/$5.00]
Secondo il Dr. DiBartola:
"...Una patologia somigliante alla forma recessiva di PKD umana è citata in letteratura veterinaria nei confronti di cuccioli deceduti a circa 6 settimane d'età con i segni clinici di una SEVERA degenerazione renale policistica (Crowell, Hubbell, Riley: "Polycystic renal disease in related cats". J Am Vet Med Assoc 175: 286-288, 1979). Non vi sono tuttavia evidenze che supportino l'identificazione di questa forma come realmente autosomica recessiva, sebbene non si possa escluderne la possibilità teorica".
Stephen P. DiBartola, DVM, DACVIM (da un'email privata 11/2/98)
In base alle nostre esperienze, pensiamo fosse ugualmente un caso di trasmissione autosomica dominante. Nell'agosto '93, perdemmo un cucciolo di 4 giorni -all'apparenza sano- per quelle che all'esame necroscopico vennero definite "cisti a groviera": severe alterazioni policistiche risultanti in insufficienza renale acuta. La madre è una delle nostre fattrici diagnosticate come PKD(+) all'esame ultrasonografico. E' affetta da PKD autosomica dominante perché ha generato cuccioli PKD(-) quando accoppiata a stalloni PKD(-). Il padre del cucciolo è stato ritirato e sterilizzato ormai diversi anni fa. Salvo l'improbabile caso in cui la fattrice sia PKD(+) per le forme sia autosomica dominante sia autosomica recessiva (una condizione sperimentalmente ottenuta in una razza di topi), la morte del cucciolo è da attribuirsi a PKD autosomica dominante con decorso incredibilmente veloce. Sempre che non si sia trattato di un cucciolo PKD(+) omozigote -con genotipo PP- sopravvissuto pochi giorni dopo la nascita.

Ugualmente, nel settembre '97 l'esame necroscopico confermò severe alterazioni policistiche in un cucciolo di 4 mesi eutanasizzato per palese insufficienza renale. Il piccolo iniziò a manifestare problemi renali dall'età di 12 settimane: alla palpazione addominale si percepiva ingrossamento renale pronunciato con superficie irregolare. Il padre è uno degli stalloni poi diagnosticato a 4 anni d'età come PKD(-) all'esame ultrasonografico eseguito dal Dr. Biller. La madre, essendo stata ritirata di lì a poco, non venne in seguito mai testata.

Esemplari PKD(+) da riproduttori PKD(-) potrebbero presentarsi eccezionalmente a seguito di mutazione nella struttura chimica -catena- del DNA, che altera il carattere o del gene ad essa correlato, o di uno interamente differente. Il sito National Kidney and Urologic Diseases Information Clearinghouse del National Institutes of Health (NIDDK), riporta -relativamente alla PKD umana- le seguenti informazioni:
"...La PKD è normalmente trasmessa per via ereditaria dal padre e/o dalla madre, ma le occorrenze dovute a mutazione interessano il 25% dei nuovi casi. In circostanze rarissime, fattori precursori d'una futura ADPKD intervengono spontaneamente nel DNA del feto subito dopo il concepimento, senza che i genitori siano all'origine della trasmissione della malattia".
Il National Institutes of Health definisce queste forme come autosomiche dominanti, per cui le persone affette possono trasmetterla ai loro figli. Non sono state mai documentate mutazioni o occorrenze spontanee analoghe nel gatto, ma non vi sono nemmeno elementi per poter escludere la loro possibile esistenza: nella Scienza è purtroppo arduo dimostrare che qualcosa non esiste. Le -attuali- certezze sono che riproduttori PKD(-) non possano generare esemplari PKD(+), e che tutte le evidenze escludano una forma autosomica recessiva nel gatto. Non sappiamo tuttavia cosa ci riserverà il futuro...
 

5.  Che differenza c'è fra autosomico dominante e autosomico recessivo?   [torna al sommario]

I geni autosomici dominanti quando presenti si esprimono -manifestano il carattere- nel fenotipo (es. nel gatto: colore solido, spotting bianco, inibizione di colore etc). I geni autosomici recessivi si esprimono solo in posizione omozigote, di conseguenza possono essere portati dal fenotipo senza manifestare il carattere genetico.

Secondo il Medical & Nursing Dictionary di Mosby:
l'eredità autosomica dominante è "il modello ereditario nel quale la trasmissione del gene dominante sull'autosoma causa l'esprimersi del carattere portato. Maschi e femmine ne sono interessati con uguale frequenza: gli individui affetti hanno uno o entrambi i genitori affetti (tranne il verificarsi di mutazioni spontanee). Risultano affetti la metà dei figli d'un genitore affetto eterozigote, e tutti i figli d'un genitore affetto omozigote. I figli non-affetti di un genitore affetto, non trasmettono a loro volta il tratto..."
l'eredità autosomica recessiva è "il modello ereditario nel quale la trasmissione del gene recessivo sull'autosoma risulta in uno stato "portatore" se la persona è eterozigote per il carattere trasmesso, e in uno stato "affetto" se la persona è omozigote per il carattere trasmesso. Maschi e femmine ne sono interessati con uguale frequenza: gli individui affetti hanno genitori non-affetti eterozigoti per il carattere trasmesso ["portatori"]. Sono affetti un quarto dei figli di due genitori non-affetti eterozigoti, e tutti i figli di due genitori affetti omozigoti. I figli d'una coppia nella quale un genitore porta il carattere e l'altro no, sono tutti "portatori" nei quali il carattere non si manifesta..."
 

6.  Esistono soggetti omozigoti PKD(+)?   [torna al sommario]

Non si sa.

A tutt'oggi, non ci sono elementi per confermare o smentire l'esistenza del genotipo PP in soggetti PKD(+): non si potrà rispondere a questa domanda finché non sarà disponibile un test cromosomico sul DNA ("Progetto genoma felino") di un numero statisticamente significativo di esemplari.
Secondo il Dr. DiBartola:
"...In tutta probabilità, la condizione omozigote PP per la forma autosomica dominante non è vitale. Nessun umano omozigote è mai stato rilevato. Una recente ricerca utilizzante come modello animale cavie "knock out" per il gene PKD1 (Dr Zhou ad Harvard) e PKD2 (Dr Somlo all'Albert Einstein di NewYork), ha mostrato che gli embrioni omozigoti alle mutazioni PKD1 or PKD2 hanno severe anormalità renali ed in altre localizzazioni con strutture tubulo-epiteliali ramificate - dotti biliari, pancreas- che precludono la sopravvivenza. Di conseguenza è molto improbabile che gli omozigoti PKD(+) sopravvivano alla nascita...".
Stephen P. DiBartola, DVM, DACVIM (da un'email privata del 2/11/98)
Abbiamo sentito due diversi e noti allevatori riferire di due -sospetti- omozigoti PKD(+). In entrambi, si tratta di stalloni che han generato diverse cucciolate, quelle testate risultate poi PKD(+). Uno dei "sospetti" è stato sterilizzato ed è tuttora vivente. L'altro è deceduto per insufficienza renale cronica secondaria a PKD in età adulta. Sebbene non siano certamente casi conclusivi -ed essendo aneddotici vadano riguardati con scetticismo- a parer nostro sono indicativi del fatto che omozigoti PKD(+) potrebbero non solamente sopravvivere alla nascita, ma anche raggiungere la maturità sessuale e riprodursi. L'esistenza o meno di omozigoti PKD(+) altera le percentuali distributive di PKD(+) e PKD(-) nella restante popolazione: nell'assunzione di letalità per il  genotipo omozigote PP:
gli accoppiamenti  <PP x PP>  <PP x Pp>  <PP x pp> non potrebbero mai occorrere,
gli accoppiamenti  <Pp x Pp>  <Pp x pp>  <pp x pp> unicamente sarebbero possibili.
Però i cuccioli con genotipo omozigote PP dall'accoppiamento <Pp x Pp> non sopravviverebbero, per cui si avrebbe:
25% di cuccioli PKD(+) con genotipo omozigote PP  (deceduti),
50% di cuccioli PKD(+) con genotipo eterozigote Pp  (sopravvissuti),
25% di cuccioli PKD(-) con genotipo omozigote pp  (sopravvissuti),
Ed il fenotipo su base percentuale dei soli sopravvissuti sarebbe il seguente:
con assunzione di letalità per il genotipo omozigote PP:
66% di cuccioli PKD(+) con genotipo eterozigote Pp,
33% di cuccioli PKD(-) con genotipo omozigote pp.
senza assunzione di letalità per il genotipo omozigote PP:
75% di cuccioli PKD(+) con genotipi omozigote PP ed eterozigote Pp,
25% di cuccioli PKD(-) con genotipo omozigote pp.
 

7.  La PKD è legata al sesso del soggetto?   [torna al sommario]

No.

In base alle ricerche del Dr. Biller, e alle risultanze di oltre 5.000 ultrasonografie eseguite a livello mondiale dall'aprile '98, la PKD non ha alcun legame col sesso del soggetto: di conseguenza gli esemplari sia maschi che femmine possono esserne affetti e/o trasmetterla alla discendenza.
 

8.  La PKD colpisce esclusivamente Persiani o correlati?   [torna al sommario]

No.

Quantunque la stragrande maggioranza dei casi riguardi Persiani e correlati (Himalayani, Exotic), son stati diagnosticati come PKD(+) all'esame ultrasonografico American Curls, American Shorthairs, Siamesi, Scottish Folds, gatti comuni domestici e persino gatti selvatici... Un Oriental Shorthair ne risultò affetto all'esame necroscopico. Purtroppo i numeri non son tali da permettere percentuali attendibili ai fini statistici: approssimativamente, il 7% circa dei 172 gatti non-Persiani o correlati finora testati sono risultati PKD(+), contro il 37% circa di Persiani e correlati.
 

9.  Come viene diagnosticata la PKD?   [torna al sommario]

Attualmente, l'uso di tecniche ultrasonografiche per lo screening dell'apparato renale è il metodo diagnostico migliore, nei soggetti viventi: tutte le altre modalità radiologiche usate si son mostrate generalmente meno accurate e più costose. Tuttavia, è da considerare che anche il personale più esperto e le apparecchiature migliori non possono fornire un'accuratezza del 100%, dal momento che la risoluzione d'immagine raggiungibile non è sufficiente per rilevare le cisti più minute. La certezza diagnostica è possibile solamente tramite esame istopatologico di campioni prelevati dai tessuti renali: prassi tipicamente non possibile su soggetti viventi. In Medicina Umana vi sono precedenti di esami istopatologici su campioni prelevati tramite biopsia, ma non siamo a conoscenza di qualcosa di simile in Medicina Veterinaria. E' invece possibile l'esame istopatologico a seguito di nefrectomìa monolaterale (=asportazione chirurgica di un rene).

10.  Quanto è accurato l'esame ultrasonografico?   [torna al sommario]

Da The Ohio Study [ndt]:
"...Nei soggetti affetti, le cisti son rilevabili all'esame ultrasonografico non prima della 7° settimana d'età. L'assenza di cisti all'esame ultrasonografico a 6 mesi d'età è consistente con l'assenza di cisti all'esame necroscopico [...] Le cisti si presentano lisce, tondeggianti e anecoiche [...] Si rilevano cisti multiple di varie dimensioni -da meno di 1 mm a 2 cm- nella corteccia e nella medulla di entrambi i reni, in numero variabile fino a 200 per rene: possono essere presenti anche infiammazione linfoplasmacitica e fibrosi interstiziale (nefrite cronica tubulo-interstiziale)" .
[Journal of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996  -  0022-1503~96/$5.00]
Il Dr. Biller fu sperimentalmente in grado di diagnosticare soggetti di 10 mesi d'età con un'accuratezza del 98%, confermata da esame istopatologico dopo eutanasia o morte naturale. In circostanze non-sperimentali è nostra opinione che le variabili in gioco (competenza dell'operatore, tipo di equipaggiamento utilizzato etc) incidano negativamente, abbassando l'accuratezza percentuale al 90-95%.

Da The Ohio Study:
"...La sensibilità e specificità della tecnica ultrasonografica son state calcolate comparando i dati di 62 soggetti, sottoposti sia ad esame ultrasonografico che ad esame istopatologico post-mortem. La sensibilità è stata definita dal numero di soggetti diagnosticati come PKD(+) all'esame ultrasonografico diviso il numero totale di soggetti diagnosticati PKD(+) all'esame istopatologico. La specificità è stata definita dal numero di soggetti diagnosticati come PKD(-) all'esame ultrasonografico diviso il numero totale di soggetti diagnosticati PKD(-) all'esame istopatologico. Secondo questi parametri, la tecnica ultrasonografica -attuale- raggiunge una sensibilità del 75% e una specificità del 100% in soggetti di 16 settimane d'età, ed una sensibilità del 91% ed una specificità del 100% in soggetti di 36 settimane d'età..."
[Journal of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996  -  0022-1503~96/$5.00]
Secondo il Dr. DiBartola:
"...Raccomandiamo l'esecuzione dello screening ultrasonografico su soggetti di età non inferiore a 6-9 mesi, al fine di aumentare l'accuratezza della rilevazione..."
Stephen P. DiBartola, DVM, DACVIM (da un'email privata 11/2/98)
Naturalmente, i risultati migliori si raggiungono quando l'esame ultrasonografico venga eseguito da persone competenti. L'esperienza insegna che operatori con scarsa dimestichezza nell'uso dell'attrezzatura e/o nella diagnosi ultrasonografica della PKD, ottengono indici di accuratezza notevolmente inferiori. Un certo numero di allevatori ha fatto rieseguire lo screening ultrasonografico da un operatore più qualificato, con risultati spesso significativamente differenti da quelli precedentemente ottenuti.

Un'altra variabile da considerare nell'accuratezza della diagnosi ultrasonografica è l'ecografo stesso, sebbene il Dr. Biller lo ritenga secondario rispetto all'elemento umano: secondo la sua opinione, un operatore competente dovrebbe rilevare cisti delle dimensioni di 1 mm. utilizzando un ecografo equipaggiato con trasduttore elettronico da 5MHz a 256 scale di grigio.

 

11.  Quale ecografo utilizzare per lo screening?   [torna al sommario]

Come radar e sonar, l'ecografo sfrutta l'eco per produrre immagini [fasci di onde ultrasoniche vengono indirizzati tramite un trasduttore verso i tessuti corporei e parzialmente riflessi indietro dalla diversa densità degli stessi, ottenendo "immagini" su monitor che -ad un occhio esperto- consentono l'esatta identificazione delle strutture anatomiche esaminate, ndt]. L'udito umano è tipicamente compreso nelle frequenze al di sotto dei 18.000 Hz (18 kHz), mentre pipistrelli e balene raggiungono frequenze di 100.000 Hz (100 kHz). L'ecografo genera frequenze superiori a 1.000.000 Hz (1 MHz): più elevata la frequenza, più corta la lunghezza d'onda (e migliore la risoluzione d'immagine). Lunghezze d'onda maggiori sono tuttavia in grado di penetrare più in profondità nei tessuti. Fino a poco tempo fa frequenze di 10 MHz erano ritenute il limite superiore utile nelle applicazioni cliniche, per cui molte apparecchiature d'uso comune dispongono di trasduttori da 1.8-10 MHz, o di trasduttori multifunzione. Nell'ultimo anno sono apparsi in commercio trasduttori da 14 MHz, e un produttore fornisce modelli da 20 MHz (in base alle informazioni disponibili nel sito web): dato l'alto costo, non sono comunemente disponibili. Molti dei trasduttori impiegati sono probabilmente da 3.5, da 5.0 o da 7.5 MHz. Frequenze minori restano più che adeguate per altri scopi, in Medicina Umana e Veterinaria (es. grandi animali).
Il Dr. Biller ritiene ecografi equipaggiati con trasduttori da 5 MHz a 256 scale di grigio sufficienti all'individuazione di cisti delle dimensioni di 1 mm. di diametro: tuttavia, raccomanda di preferenza l'impiego di trasduttori da 7.5 MHz e superiori: ecografi con frequenze elevate forniscono immagini con risoluzione migliore, e dovrebbero consentire la rilevazione di cisti più piccole di 1 mm.
I nuovi ecografi in 3D permetteranno -quando di reperibilità comune- un incremento notevole nell'accuratezza diagnostica, perché meglio saranno in grado di discriminare fra cisti e normali irregolarità della superficie renale: comunque, anche un'attrezzatura allo stato dell'arte non può sostituire la competenza di un operatore di comprovata esperienza.

 

12.  Chi può eseguire l'esame ultrasonografico?   [torna al sommario]

Sebbene chiunque possieda un ecografo e le conoscenze basilari relative al suo funzionamento possa eseguire l'esame ultrasonografico, l'accuratezza diagnostica è direttamente proporzionale alla competenza dell'operatore. Lo screening d'un intero allevamento può essere costoso (fino a 275 dollari -500.000 lire- per gatto in strutture private, 25/50 dollari -45.000/90.000 lire- per gatto presso laboratori), e molti allevatori l'hanno dovuto rieseguire dopo aver sperimentato risultati incerti da parte di operatori inesperti. Dato il costo e la necessità di certezze (riguardo programmi riproduttivi o garanzie di vendita), noi raccomandiamo che lo screening venga affidato esclusivamente ad operatori specializzati.

In ordine di preferenza: un Medico Veterinario specialista in Radiologia; uno specialista in Medicina Interna; un operatore di comprovata esperienza diagnostica.
Gli specialisti dell'American College of Veterinary Radiologists (ACVR) possono essere rintracciati attraverso il link "Directory" dal sito ACVR (nell'impostare i criteri di ricerca suggeriamo di spuntar le caselle nel campo "ACVR Diplomate In", senza spuntar la casella "Ultrasound" nel campo "Society Membership").

In base alle esperienze di diversi allevatori, riteniamo che i Medici Veterinari locali -a dispetto delle buone intenzioni e con le dovute eccezioni- non siano scelte tipicamente valide: prima d'affidargli lo screening ultrasonografico verificate che disponga d'equipaggiamento adeguato e della necessaria esperienza diagnostica.
 

13.  Cosa s'intende per falsa negatività e falsa positività?   [torna al sommario]

Per falsa negatività s'intende l'errata valutazione del genotipo Pp, non diagnosticato come PKD(+) all'esame ultrasonografico. Può dipendere:
da errore tecnico o umano: equipaggiamento non idoneo (es. risoluzione insufficiente), inesperienza dell'operatore etc,
intrinseca limitatezza della tecnica ultrasonografica in sé: gli attuali ecografi, anche equipaggiati con trasduttori a lunghezze d'onda maggiori hanno un limite di risoluzione al di sotto del quale le cisti di dimensioni più piccole non possono venire differenziate dai tessuti circostanti. Lo stesso Dr. Biller ha riportato una percentuale di "false negatività" intorno al 2% durante le sue ricerche.
Per falsa positività s'intende l'errata valutazione del genotipo pp, non diagnosticato come PKD(-) all'esame ultrasonografico. Può dipendere:
da errore umano: l'operatore ha scambiato per cisti irregolarità d'altra natura.
da differente patologia: l'operatore ha individuato cisti non causate da PKD.

Secondo il Dr. DiBartola:
"...False positività di questo tipo occorrono quando operatori inesperti scambiano dei normali tessuti medullari per cisti, perché la medulla renale normalmente è meno ecogenica della corteccia renale [...] Non dovrebbe accadere se l'operatore sa il fatto suo: è preferibile affidare esclusivamente a specialisti Radiologi l'esecuzione dell'esame ultrasonografico..."

 
Stephen P. DiBartola, DVM, DACVIM (da un'email privata)
Non conosciamo percentuali sul tasso di ricorrenza delle false positività, e non sappiamo se e quanto la loro frequenza sia significativa. Concordiamo comunque che molti -se non tutti- i casi di falsa positività siano dovuti ad errore umano. Il Dr. Biller non ha riportato alcun falso positivo nelle sue ricerche...
 

14.  Singole cisti monolaterali son ugualmente indicative di PKD?   [torna al sommario]

No.

In assenza d'evidenze cliniche contrarie, la PKD è da considerarsi sempre bilaterale e caratterizzata da cisti multiple. Tuttavia, cisti dovute ad altre cause si presentano assai raramente, per cui Persiani e correlati dovrebbero sempre essere considerati "a rischio", o addirittura "sospetti", qualora i genitori risultino PKD(+) o risultino PKD(+) i cuccioli. Se gli esemplari sono giovani -entro 1 anno, forse anche 2 anni d'età- sarebbe saggio non utilizzarli quali riproduttori prima d'averli fatti ritestare dopo i 2 anni d'età.
Citando il Dr. Biller:
"...Siamo soliti considerare la PKD come bilaterale, ma esistono certezze al riguardo. Penso che questo è quanto emerso dai risultati istologici, ma forse non esistono solo cisti bilaterali: ho visto alcuni soggetti con manifestazioni unilaterali e ho avuto la possibilità di seguirne da vicino uno, che quando accoppiato ad una femmina PKD(-) generava cucciolate PKD(+)".
David S. Biller, DVM, DACVR (come da un forward alla PKD List da parte di BJ Fox, 10/21/98)
15. Esistono alterazioni policistiche non dovute alla PKD?   [torna al sommario]

Sì.
Tuttavia cisti renali di qualsiasi natura si presentano -in gatti non-Persiani o correlati- con un'incidenza bassissima, per cui -in Persiani o correlati- sono quasi esclusivamente attribuite alla PKD.

Citando il Dr. Susan Little (da un recente articolo di Persian News):
"...Nelle razze a rischio (Persiani e correlati), la più comune causa di alterazioni policistiche è di gran lunga la PKD, specie se si sono già riscontrate altre positività nella linea di sangue. Per questo motivo, nella diagnosi vengono considerati sia l'esame ultrasonografico sia l'anamnesi familiare del soggetto"
Susan Little, DVM (Persian News, Vol. 9, No. 5, p. 17)
Secondo il Dr. Biller:
"... Stiamo preparando uno studio a lungo termine per verificare l'incidenza reale di cisti renali in gatti non-Persiani o correlati. Questo ci permetterà di appurare indirettamente se "cisti benigne" d'altra natura esistano anche nei gatti Persiani o correlati. E' una sfida costante: apprendiamo e vediamo cose nuove ogni giorno..."
David S. Biller, DVM, DACVR (come da un forward alla PKD List da parte di BJ Fox, 10/21/98)
Sperabilmente, fornirà anche indicazioni utili alla differenziazione della patologia: dal momento che le cisti della PKD occorrono nella corteccia e nella medulla renale, cisti localizzate in altre parti del parenchima renale sono quasi certamente attribuibili a cause differenti. Fra queste, abbiamo trovato citate in letteratura medica veterinaria (on-line) traumi ed infezioni [Da "The Ohio Study": "...Policisti renali sono state riportate in un gatto a pelo corto con linfosarcoma renale (Podell e altri, 1992), ndt]. Non esiste invece nessuna evidenza documentata che conservanti alimentari [BHT, etossichina etc], e/o inquinamento ambientale esercitino una qualsiasi influenza: né nell'uomo, né nel gatto, né in qualunque altra specie animale.

 

16.  La PKD è peculiare a certe linee di sangue?   [torna al sommario]

No. Almeno, non nei Persiani.

Soggetti PKD(+) sono stati individuati in virtualmente tutte le maggiori linee di sangue. E' possibile che pool genetici particolarmente ristretti, vieppiù se non discendenti dai Persiani originari, possano essere rimasti sostanzialmente "indenni". E' comunque importante ricordare che soggetti PKD(-) esistono in tutte le maggiori linee di Persiani attuali.
 

17.  La PKD ha legami coi colori/disegni del mantello?   [torna al sommario]

No.
Tutte le evidenze escludono che possano esserci legami fra il colore/disegno del mantello e l'occorrenza/frequenza della PKD.

 

18.  Qual è la sintomatologia della PKD?   [torna al sommario]
La PKD di per sé è asintomatica. Se compaiono, i sintomi sono quelli dell'insufficienza renale cronica determinata dal progressivo ingrossamento delle cisti.
Da "The Ohio Study" [ndt]:
 

"...Nei soggetti affetti i reni si presentano ingrossati (nefromegalìa) e con superficie grossolanamente bozzoluta. L'insufficienza renale cronica compare dopo un certo numero di anni, variabile da soggetto a soggetto: azotemìa, iperfosfatemìa, isostenurìa, anemia non-rigenerativa e acidosi metabolica sono i sintomi comuni [...] Sebbene la dimensione delle cisti tenda ad aumentare progressivamente con l'età, il numero tuttavia tende a rimanere lo stesso..."
[Journal of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996  -  0022-1503~96/$5.00]
Secondo il Dr Susan Little, Bytown Cat Hospital, Ottawa, Canada:
"...Alcuni gatti PKD(+) non svilupperanno mai l'insufficienza renale cronica, per cui non manifesteranno alcun sintomo apparente del loro stato, nemmeno agli esami ematochimici. Altri svilupperanno insufficienza renale cronica in vari gradi, secondo la severità e la velocità di crescita delle alterazioni policistiche. I sintomi dell'insufficienza renale cronica (CRF) nel gatto sono gli stessi, indipendentemente dalla causa che li ha provocati: perdita di peso, inappetenza o anoressia, polidipsia (=sete aumentata), poliuria (=urinazione aumentata), vomito, spossatezza. Tutti segni clinici comunemente presenti. Dobbiamo ricordare che tali sintomi appaiono solamente quando sono già perduti i 2/3 della funzionalità renale: prima di allora, il gatto apparirà del tutto normale. Analogamente, anche gli esami ematochimici non presenteranno valori anomali fino alla perdita dei 2/3 della funzionalità renale. L'eccezione a questa regola è rappresentata da un test ematico specifico per la funzionalità renale, chiamato "iohexol clearance test".
Susan Little DVM, DABVP (Feline) (come postato nella PKD List da Marie Thiers, 11/1/98)
19.  La PKD è invariabilmente fatale?   [torna al sommario]
No.
O meglio: se l'aspettativa di vita felina fosse illimitata, la PKD sarebbe invariabilmente fatale per insufficienza renale cronica. La progressione è tuttavia così variabile, che molti soggetti affetti in realtà non muoiono per cause ad essa direttamente imputabili.
Da "The Ohio Study":
"...L'età media del sopraggiungere dell'insufficienza renale cronica nei soggetti PKD(+) è 7 anni, in un range variabile fra i 3 e i 10 anni [...] La penetrazione (presenza o assenza di cisti) ed espressione (severità del quadro clinico) dell'ADPKD -nei pazienti umani- appare correlata all'età (Kimberling e altri, 1991): approssimativamente, la metà delle persone ADPKD(+) raggiunge lo stadio terminale dell'insufficienza renale verso i 60 anni. L'ADPKD1 è associata con un decorso clinico più severo dell'ADPKD2: le persone con l'ADPKD1 raggiungono lo stadio terminale intorno ai 54-59 anni d'età, mentre quelle con l'ADPKD2 lo raggiungono intorno ai 66-72 anni".
[Journal of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996  -  0022-1503~96/$5.00]
Fra gli esemplari sottoposti a screening ultrasonografico nel '98, c'erano numerosi soggetti PKD(+) anziani, alcuni con insufficienza renale cronica molto leggera. Ricordiamo un caso in particolare: una gatta di 13 anni con due cisti veramente minuscole in un rene ed una singola ciste nell'altro. Nel nostro allevamento, uno degli stalloni diagnosticato come PKD(+) aveva 7 anni d'età, una singola ciste di 8.5 mm in un rene e due cisti nell'altro, la più grande delle quali misurava 5 mm. Secondo il Dr. Jonathan Shiroma, nostro Radiologo alla Columbus, Ohio, probabilmente non arriverà mai a mostrare alcun segno d'insufficienza renale cronica, e dovrebbe avere un'aspettativa di vita pressoché normale. Il decorso clinico è una delle maggiori incognite della PKD: non esiste modo di prevedere quale soggetto PKD(+) morirà a 15 anni e quale soggetto PKD(+) morirà a 2 anni. Finora, il Dr. Biller e gli altri esperti non son stati in grado d'identificare il motivo per cui la malattia progredisce a ritmo così variabile da soggetto a soggetto.
Da "The Ohio Study" [ndt]:
"...Nei Persiani o correlati non si osservano soggetti PKD(+) con progressione estremamente rapida -1 anno d'età- verso l'insufficienza renale cronica, ed il genotipo omozigote PP non viene considerato vitale [...] Ci sono diverse possibili spiegazioni per la variabilità del decorso clinico dell'ADPKD nell'uomo: fattori ambientali, ipertensione, gravidanze ripetute ed infezioni urinarie sono tutti fattori predisponenti ad una più rapida progressione (Gabow e altri, 1992). Alla variabilità d'espressione della ADPKD umana contribuiscono anche fattori genetici: a differenti loci son associati differenti decorsi clinici. Ad es. l'insorgere dell'insufficienza renale nei pazienti con genotipo ADPKD2 è ritardato (Parfrey e altri, 1990). Potrebbero altresì concorrere alcune interazioni con differenti alleli sul locus/ADPKD (Kimberling e altri, 1991). Inoltre, anche all'interno della ADPKD1 si evidenziano marcate variazioni nella severità della patologia e nell'insorgenza dell'insufficienza renale (Milutinovic e altri, 1992). Fra le possibili spiegazioni, l'instabilità del DNA con sequenze di triplette numericamente variabili all'interno del gene (Fick e altri, 1994), ndt].
[Journal of Heredity vol. 87 pagine 1-5, 1996  -  0022-1503~96/$5.00]
Stando così le cose, la malattia può essere passata inosservata agli stessi allevatori o proprietari: il cucciolo deceduto per "fading kitten syndrome" o il gatto deceduto per cardiomiopatia all'età di 3 anni, potrebbero essere stati in realtà soggetti PKD(+) "in incognito".

20.  Qual è l'aspettativa di vita felina?   [torna al sommario]

Non abbiamo trovato una risposta univoca: l'attribuzione varia secondo la fonte consultata, e non abbiamo trovato referenze riguardanti i Persiani.
si racconta che il gatto più anziano sia campato 36 anni (!),
Britannica Online stima l'aspettativa di vita felina in cattività intorno ai 21 anni,
Tidycat riporta che i Blu di Russia raggiungono un'età massima di 18 anni,
VetInfo (Dr. Mike Richards) attribuisce un'aspettativa variabile dai 10 ai 18 anni,
Ask the Vet (Dr. Pamela Abney) concorda sul limite superiore per i gatti indoor: 16-18 anni,
Citando il Dr. Susan Little (da un recente articolo di Persian News):
"...Si considerano pazienti geriatrici i soggetti fra gli 8 e i 10 anni d'età [...] L'aspettativa di vita felina è intorno ai 12-15 anni"
Susan Little, DVM (Persian News, Vol. 9, No. 5, p. 17)
Unanimi invece i consensi sulla maggiore aspettativa di vita dei gatti indoor rispetto ai gatti outdoor o indoor/outdoor. In ambito canino esistono referenze sul fatto che i soggetti di taglia più piccola abbiano un'aspettativa di vita maggiore (16-18 anni) rispetto ai soggetti di taglia maggiore (10-12 anni). La differenza di taglia fra le razze canine è ovviamente incomparabilmente superiore a quella esistente fra le razze feline, tuttavia se lo stesso principio si mantenesse valido si potrebbe ipotizzare che l'aspettativa di vita dei Persiani sia leggermente inferiore rispetto a quella ad es, dei Blu di Russia, perché la loro taglia è normalmente superiore. Ad ogni modo, secondo la nostra esperienza l'aspettativa di vita di un Persiano indoor dovrebbe aggirarsi minimo sui 10 anni d'età: esemplari vissuti più a lungo (18 anni) hanno in qualche modo "forzato" il limite superiore, e non sono rappresentativi della media della razza.

21.  Esistono delle cure o delle terapie?   [torna al sommario]

No.
Attualmente non esiste la possibilità di eliminare o ridurre le alterazioni policistiche, né nell'uomo né nel gatto: il trapianto renale può consentire ad una persona di vivere senza i sintomi della malattia, così come la dialisi può rimpiazzare la funzionalità renale compromessa [il 10% di tutti i pazienti dializzati negli USA (Welling e Grantham, 1991), ndt], ma è bene comunque ricordare che il genotipo della persona rimane invariato, e così le chances di trasmissibilità ai suoi figli.
In Medicina Umana è possibile attuare terapie sintomatiche (vedi National Kidney and Urologic Diseases Information Clearinghouse  del National Institutes of Health  (NIDDK)). Che noi sappiamo, non esistono attualmente evidenze che gli stessi trattamenti possano offrire un qualche miglioramento clinico ai gatti PKD(+), a parte il fatto risaputo che il Tylenol NON può venir somministrato (in ogni caso, rivolgetevi SEMPRE al vostro Medico Veterinario).
In ambito umano, si stanno sperimentando tre trattamenti potenzialmente positivi:
diete a base di soia, come riportato nella 9° Conferenza Annuale sulla PKD,
terapie con potassio citrato, come riportato dall'American Society of Nephrology, 1 luglio 1998,.
medicinali inibitori dell'EGRF (Epidermal Growth Factor Receptor), come riportato nella 9° Conferenza Annuale sulla PKD: il modello animale ha mostrato un significativo rallentamento nel progredire dell'alterazione policistica nell'ARPKD (recessiva). E' auspicabile che si dimostri altrettanto efficace anche nel trattamento della ADPKD e -di conseguenza- nel trattamento della PKD felina.
Dalla 9° Conferenza Annuale sulla PKD è emerso che in uno stadio precedente della ricerca il ricercatore Jared Grantham, MD, ha identificato lipidi specifici nei fluidi cistici che stimolano lo stato infiammatorio. Se i ricercatori troveranno un modo per modificarli, ciò potrebbe offrire la possibilità di rallentare o eliminare la progressione della patologia preservando al contempo la funzionalità renale.
Nessuno di questi studi è ancora avanzato al punto da esser sperimentato su pazienti umani, e meno ancora su pazienti felini. Sono comunque indicativi del livello d'interesse relativo alla messa a punto d'una terapia, e costituiscono la speranza per un -purtroppo non immediato- futuro...

 

22.  Come prevedere il risultato d'un incrocio?   [torna al sommario]

Le possibilità che la cucciolata erediti la PKD dipendono dalle contribuzioni genetiche di ciascun genitore: essendo autosomica, ogni genitore ha due alleli nel locus/PKD ed i cuccioli ne erediteranno uno dal padre e uno dalla madre. Il Quadrato Punnett permette la rappresentazione delle possibili combinazioni: è una tavola di controllo 2 x 2 dove righe e colonne indicano la contribuzione genetica di ciascun genitore, mentre l'intersezione riga/colonna il genotipo risultante nei cuccioli. Si è assunto -per comodità- nelle colonne il genotipo del padre e nelle righe il genotipo della madre: scambiarli non influenza minimamente il risultato.
 
 

il genotipo omozigote PKD(+) PP NON è ritenuto vitale ed è stato incluso -in rosso- solo per consistenza teorica.
il genotipo eterozigote PKD(+) Pp è stato indicato in nero; il genotipo omozigote PKD(-) pp è stato indicato in verde

 

 
  Genotipo stallone  
P P
Genotipo fattrice   PP PP }Genotipo cuccioli
P PP PP
Se il genotipo d'un genitore è PP e dell'altro è PP:
il 100% della cucciolata sarà PP (fenotipicamente, sarà PKD(+) il 100%):
 
  Genotipo stallone  
P P
Genotipo fattrice   P  PP PP }Genotipo cuccioli
p Pp Pp
Se il genotipo d'un genitore è PP e dell'altro è Pp:
il 50% della cucciolata sarà PP ed il 50% sarà Pp (fenotipicamente, sarà PKD(+) il 100%):


 

  Genotipo stallone  
P P
Genotipo fattrice  p Pp Pp }Genotipo cuccioli
 p Pp Pp
Se il genotipo d'un genitore è PP e dell'altro è pp:
il 100% della cucciolata sarà Pp (fenotipicamente, sarà PKD(+) il 100%):


 

  Genotipo stallone  
P p
Genotipo fattrice  P  PP Pp }Genotipo cuccioli
p Pp pp
Se il genotipo d'un genitore è Pp e dell'altro è Pp:
il 25% della cucciolata sarà PP, il 50% sarà Pp, e il 25% sarà pp (fenotipicamente, il 75% sarà PKD(+) e il 25% sarà PKD(-)):


 

  Genotipo stallone  
P p
Genotipo fattrice  p  Pp pp }Genotipo cuccioli
p Pp pp
Se il genotipo d'un genitore è Pp e l'altro è pp:
il 50% della cucciolata sarà Pp ed il 50% sarà pp (fenotipicamente, il 50% sarà PKD(+) e il 50% sarà PKD(-)):


 

  Genotipo stallone  
p p
Genotipo fattrice   pp pp }Genotipo cuccioli
p pp pp
 Se il genotipo d'un genitore è pp e dell'altro è pp:
il 100% della cucciolata sarà pp (fenotipicamente, sarà PKD(-) il 100%)
Le percentuali reali raramente coincideranno alla perfezione con quelle teoriche, soprattutto in base alle dimensioni del campione valutato: più è largo, più i risultati si avvicineranno a quelli previsti, e viceversa. Nel caso della PKD potrebbe influire anche la pervasività del gene PKD nella popolazione felina: più PKD(+) in passato, più PKD(+) oggi... Resta inoltre da vedere se l'assunzione di letalità (vedi paragrafo 6) del genotipo omozigote PP trovi corrispondenza nella realtà...

 

23.  Perché alcuni allevamenti sono indenni dalla PKD?   [torna al sommario]

Per mera fortuna.
Dato che prima del 1990 il problema non era stato nemmeno sollevato, questi allevamenti sono stati semplicemente fortunati nel non avere od introdurre degli esemplari PKD(+). In base alle informazioni disponibili, pochi allevamenti di Persiani o correlati -qualunque dimensione abbiano- possono dirsi così fortunati: intendendo con indenne "non aver avuto soggetti PKD(+)", noi pensiamo che non molti allevamenti siano rimasti del tutto indenni.

D'altra parte, intendendo con indenne "non aver avuto decessi da PKD", noi crediamo che la maggior parte degli allevamenti di una certa dimensione in attività da più di 5 anni, abbiano certamente avuto decessi da PKD, magari a loro insaputa. Come uno dei Medici Veterinari on-line ha fatto notare, il semplice fatto che la PKD sia asintomatica, identificabile solo all'esame ultrasonografico e/o necroscopico, e si manifesti come insufficienza renale cronica ne maschera  l'esistenza stessa ad allevatori e proprietari.

 

24.  Ci son allevamenti con nessun soggetto PKD(+)?   [torna al sommario]

Sì.
Esistono alcuni allevamenti -testati- con nessun soggetto PKD(+). Essendo la malattia ereditaria e non trasmissibile altrimenti, qualsiasi allevamento abbastanza fortunato da possedere solamente esemplari PKD(-), e che mai ha inserito esemplari PKD(+) quali riproduttori semplicemente ne è rimasto del tutto "indenne".

 

25.  Ogni allevatore vuol sapere se ha un "problema PKD"?   [torna al sommario]

Non necessariamente...
Tutto sta in cosa ciascun allevatore consideri un "problema PKD": per alcuni, è un problema riprodurre soggetti PKD(+); per altri, è un problema subire delle perdite. Messa in questi termini, la domanda diventa: "Quanti gatti devono morire prima che la cosa diventi un problema?".

Non possiamo rispondere se non per quanto riguarda le nostre personali convinzioni: anche un solo decesso -da parte nostra evitabile- sarebbe un prezzo troppo alto. Anche se avessimo appena investito risorse nel miglior esemplare da esposizione mai allevato, o sul nuovo stallone con le qualità necessarie al salto di qualità. Se uno solo dei nostri gatti dovesse sperimentare l'orribile morte che attende alcuni soggetti PKD(+), già quello sarebbe per noi un "problema PKD". Molti soggetti PKD(+) muoiono per altre cause, dato però che è impossibile prevederlo in anticipo se perdete uno o più esemplari (può capitare, specie se non testate...), non date la colpa alla sfortuna: potrebbe essere il vostro miglior esemplare, il vostro riproduttore più valido, oppure il micio di casa. Davvero volete correre il rischio anche quando è possibile evitarlo del tutto?

Ricordiamo che il SOLO modo per sapere se vi siano soggetti PKD(+) nel proprio allevamento è lo screening ultrasonografico di TUTTI gli esemplari già inseriti o da inserire nei programmi riproduttivi.

 

26.  Esistono allevatori ignari d'aver un "problema PKD"?   [torna al sommario]

Sì.
Le ragioni sono molteplici:
La PKD ha decorso clinico individuale: è possibile che soggetti PKD(+) mai abbiano esibito segni della malattia e/o che siano deceduti per altre cause.
La diagnosi può venir fatta solamente tramite esame ultrasonografico o necroscopico (che non tutti eseguono abitualmente). La PKD è evidente anche all'esame istopatologico, tipicamente non richiesto o richiesto per conferme a sospetti diagnostici di particolare significato (es. FIP).
La PKD in sé è asintomatica: si evidenzia solo quando progredisce fino all'insufficienza renale cronica, la cui sintomatologia non è differenziabile.
La PKD non è stata considerata fra le ipotesi diagnostiche fin quasi all'anno in corso -1998- sebbene fosse sporadicamente riportata in letteratura medica veterinaria sin dal '67 e studi specifici fossero già iniziati intorno al '90.
La PKD ha progressione lenta: molti allevatori usano ritirare i riproduttori a 5-6 anni d'età o in alternativa cederli ad altri allevamenti. Così è possibile ignorare il problema o addirittura passarlo al nuovo proprietario (o peggio, allevatore) prima della comparsa dei sintomi d'insufficienza renale cronica.
Nell'agosto del '98 alla Columbus PKD Clinic, Ohio, un'allevatrice -Medico Veterinario- raccontò che quando il "problema PKD" venne sollevato per la prima volta pensò non la riguardasse, dal momento che il suo 'occhio clinico' le avrebbe altrimenti permesso di scoprirlo per tempo: scoprì all'esame ultrasonografico quanto si era sbagliata. Anche il nostro Medico Veterinario di fiducia pensava: "Non avete di questi problemi, inutile sprecar denaro...", perché noi ormai da moltissimi anni facevamo eseguire l'esame necroscopico su tutti gli esemplari deceduti e -quando la situazione lo richiedeva- gli esami istopatologici necessari. In tanti anni d'attività avevamo avuto solamente 3 (tre) casi d'insufficienza renale cronica, due dei quali attribuiti a PKD (un neonato di 1-4 giorni e un cucciolo di 4 mesi). Ed in entrambi i casi avevamo subito sterilizzato i genitori.

Quando finalmente ci risolvemmo allo screening ultrasonografico dell'intero allevamento, risultò PKD(+) il 35% di tutti gli esemplari, inclusi i due stalloni e la nostra miglior fattrice! Ignari, li avevamo accoppiati molte volte riservandoci -come futuri riproduttori- i migliori cuccioli dei diversi incroci: come purtroppo rivelò il test, non uno dei maschi nati da questi genitori era PKD(-), molti dei Gran Campioni allevati erano PKD(+), e attualmente la metà esatta dei Gran Campioni posseduti è PKD(+). Eppure il Medico Veterinario era assolutamente certo che non potessimo avere un "problema PKD", e così lo eravamo noi...

 

27.  Esistono allevatori consci d'aver un "problema PKD", ma non l'ammettono?   [torna al sommario]


Alcune persone reagiscono così alle difficoltà: siano esse personali, familiari o professionali. E' più facile negare l'esistenza di un problema che risolversi ad affrontarlo. Almeno, nel breve periodo... E' stato difficile per tutti accettare dapprima l'esistenza stessa del "problema PKD", poi il fatto d'aver contribuito inconsapevolmente alla sua diffusione presso altri allevatori od acquirenti. Se umanamente sono reazioni comprensibili, è tuttavia necessario adoperarsi per una radicale opera di convincimento: individuare i soggetti PKD(+) non solo serve ai fini d'una casistica la più ampia possibile, ma è l'inizio della soluzione. NON la fine dell'attività, così come questa è stata finora vissuta...

 

28.  Esistono statistiche sugli allevamenti testati?   [torna al sommario]

Sì.
C'è un utile sito web che mantiene i risultati aggiornati degli screening ultrasonografici: nonostante molti allevamenti -per ragioni proprie- abbiano scelto di non divulgare i loro risultati, troviamo sia la migliore fonte di informazioni correntemente disponibile. Comparando le statistiche degli allevamenti USA dal 10/8/98, emergono le seguenti osservazioni:
sono inclusi meno della metà degli esemplari testati (1547 allevamenti su 3545), cosicché o alcuni allevamenti hanno preferito non figurare, o alcuni allevamenti hanno riportato risultati parziali.
Gli allevatori che han divulgato i risultati hanno un tasso d'incidenza più basso di quello previsto, quindi: gli allevamenti che non li hanno divulgati hanno un tasso d'incidenza significativamente più alto.

  Totale testati  Numero di PKD(+) Percentuale di PKD(+)
Casi riportati:  1547 496 30.32%
Casi non riportati: 1998 836 41.84%
Tot. casi riportati in USA: 3545 1305 36.81%
In base a questi rapporti, più piccolo il numero degli esemplari testati, più bassa la percentuale di PKD(+).
Numero di gatti testati Percentuale PKD(+) Numero di allevamenti/gatti testati
Più di 20: 32.43% (14 allevamenti, 407 gatti totali)
da 13 a 20: 31.72% (34 allevamenti, 536 gatti totali)
da 6 a 12: 27.94% (55 allevamenti, 494 gatti totali)
da 1 a 5: 26.36% (33 allevamenti, 110 gatti totali)
     
più di 12: 32.03% (48 allevamenti, 943 gatti totali)
12 o meno: 27.65% (88 allevamenti, 604 gatti totali)
In base a questi rapporti, più alto il numero degli esemplari testati, minore la possibilità d'essere "PKD indenni"
Numero di gatti testati Percentuali PKD(+) Allevamenti "PKD indenni"
Più di 12: 00.00% ( 0 su 48 allevamenti)
da 6 a 12: 14.55% ( 8 su 55 allevamenti)
da 1 a 5: 42.42% (14 su 33 allevamenti)

Sospettiamo -senza alcuna prova- che molt