Questo documento è una traduzione di "Feline Infectious Peritonitis FAQ", compilato originariamente dal newsgroup americano rec.pets.cats, per il newsgroup it.discussioni.animali.gatti (canale IRC #IDAG su IRCnet).
L'originale può essere reperito presso l'URL:
http://www.tezcat.com/~ermiller/FIP.shtml
ed è relativo alla versione del 17 Aprile 1997.
La traduzione è stata effettuata con l'autorizzazione dei curatori del faq originale da DannyT (dannyt@minitaly.com) e non può essere modificata senza il permesso degli autori del file originale o del traduttore. Per aggiunte e correzioni scrivere a DannyT (dannyt@minitaly.com) oppure a .
Versione 1.0 del 21 agosto 1998
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L'ultima versione (in inglese) di questo FAQ può essere ottenuta all' indirizzo:
http://www.io.com/~tittle/cat-faqs/
Le versioni in italiano saranno disponibili presso il sito:
http://www.minitaly.com/floppy/
Le differenti parti (ASCII) del FAQ sono archiviate sul server rtfm.mit.edu
(18.181.0.24) nella directory /pub/usenet/news.answers/cats-faq. I files sono:
| table-of-contents | indice dei contenuti |
| getting-a-cat | prendere un gatto |
| general-care | cure generali |
| health-care | salute dei gatti |
| medical-info | informazioni mediche |
| outside-world | il mondo esterno |
| behavior | comportamento |
| leukemia | leucemia felina |
| misc | varie |
| resources | bibliografia |
Per ottenere i files (versione inglese) tentate prima di tutto un ftp all ftp://rtfm.mit.edu/pub/usenet/news.answers/cats-faq e cercate nelle varie directory.
Se l'ftp non funziona dal vostro sito, provate l'email server:
inviate una mail a mail-server@rtfm.mit.edu
con i comandi:
send usenet/news.answers/cats-faq/table-of-contents
send usenet/news.answers/cats-faq/getting-a-cat
send usenet/news.answers/cats-faq/general-care
send usenet/news.answers/cats-faq/health-care
send usenet/news.answers/cats-faq/medical-info
send usenet/news.answers/cats-faq/leukemia
send usenet/news.answers/cats-faq/outside-world
send usenet/news.answers/cats-faq/behavior
send usenet/news.answers/cats-faq/misc
send usenet/news.answers/cats-faq/tricolors
send usenet/news.answers/cats-faq/resources
nel corpo del messaggio (lasciate la linea del soggetto vuota).
Se non volete tutti i files includete solo le linee di quelli che volete.
Dovrete ripetere il percorso completo per ogni file.
Ci sono diversi altri FAQ (aggiunti di volta in volta) sulle specifiche razze dei gatti e possono essere trovate tutte nell'archivio rtfm.mit.edu sotto pub/usenet/news.answers/cats-faq/breeds.
Esiste un FAQ con le raccomandazioni in caso di perdita di un animale. è generalizzato
per tutti gli animali ed è archiviato su rtfm.mit.edu sotto
/pub/usenet/news.answers/pets/pet-loss e può essere ricevuto mandando il comando
"send usenet/news.answers/pets/pet-loss" al mail server.
Infine esiste un FAQ sulle pulci e le zecche. Non è incluso con i FAQ dei gatti perché è generalizzato per cani E gatti. Naturalmente è archiviato presso rtfm.mit.edu sotto /pub/usenet/news.answers/pets/fleas-ticks per l'ftp e può essere ricevuto inviando il comando "send usenet/news.answers/pets/fleas-ticks" al mail server.
E' disponibile su Internet una più aggiornata -e maggiormente tecnica- documentazione:
http://www.mother.com/~vin/fipnew.htm
Cornell Feline Health Center, Cornell University, College of Veterinary Medicine:
http://web.vet.cornell.edu/public/fhc/fip.htm
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Sommario:
| PARTE II: Situazioni di sovraffollamento: allevamenti, pensioni, ricoveri... |
| REFERENZE | |
| AVVERTENZE |
La versione originale è opera di Erin Miller [ermiller@tezcat.com]. Parte del merito va a:
| Norman Auspitz [l13264%m9rscs.gesninet@ge1vm.schdy.ge.com], | |
che ha curato la documentazione, l'edizione, e la nuova stesura. Grazie per l'incoraggiamento ed il supporto. | |
| Lorraine Shelton [Lorraine_Shelton_at_HYL101@ccmailgw.mcgawpark.baxter.com], | |
che ha curato le referenze. Grazie per i consigli. |
Scopo del FAQ: far luce sugli aspetti più ricorrenti e meno conosciuti della più
enigmatica fra le malattia infettive feline. E' triste dover subito premettere che la FIP
[Feline Infectious Peritonitis, peritonite infettiva felina, ndt] ha decorso
ineluttabilmente fatale. Allo stato attuale, non esistono terapie. Tutte le conoscenze
sono permeate da un senso frustrante di indeterminatezza: i risultati dei test diagnostici
sono fuorvianti. Le modalità di contagio, ipotizzate. Il periodo d'incubazione,
imprevedibile. La sintomatologia, ambigua. I portatori sani, inidentificabili. La
vaccinazione, controversa...
Il FAQ è suddiviso in due sezioni:
| PARTE I: Peritonite infettiva: 15 domande per capire... | |
| PARTE II: Situazioni di sovraffollamento: allevamenti, pensioni, ricoveri... |
[Ndt: la seconda parte è un compendio, in forma di domande/risposte,
delle misure precauzionali raccomandate per le situazioni a maggior rischio di contagio,
così come sono emerse dal "Simposio FECV/FIPV" promosso nel 1995 dalla Winn
Foundation. La FIP è di particolare preoccupazione negli allevamenti amatoriali o
professionali dove presenta la più alta incidenza statistica, causando anche un ingente
danno economico. E' da notare comunque che la FIP ha un alto tasso di occorrenza in
qualunque situazione di sovraffollamento felino]. Leggete le Avvertenze!
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PARTE I: Peritonite infettiva: 15 domande per capire...
[vai al sommario]La peritonite infettiva è come l'AIDS? [indice]
I virus FIPV/ FIV/ FeLV sono tutti basati su una molecola di RNA. Mentre FeLV [v. FAQ "Leucemia felina"] e FIV [v. FAQ "Informazioni mediche"] sono identificati come "retrovirus", FIPV viene classificato come "coronavirus".
Cos'è la peritonite infettiva? [indice]
L'innocuo FECVirus è identico -morfologicamente/ molecolarmente/ antigenicamente- al letale FIPVirus, tranne per l'abilità di diffusione cellulare sistemica che caratterizza quest'ultimo. Se un animale attualmente testato per sospetta FIP è stato esposto al FECVirus e/o al FIPVirus in precedenza (non c'è modo di discriminare fra questi due), il test non ha significato.
In questo FAQ -anche se FIPVirus e il FECVirus si differenziano solo per la risposta
immunitaria- si chiamerà:
- FECVirus: lo stadio non patologico,
non-sistemico del coronavirus [non causa la FIP],
- FIPVirus: lo stadio patologico, sistemico del
coronavirus [causa la FIP].
C'è differenza fra FIP, FIPV e FECV? [indice]
Come si trasmette il FIPVirus? [indice]
| inalazione e/o ingestione (Cornell Feline Health Center), | |
| contatto diretto, es. attraverso morsi o ferite (Pedersen, pubblicazioni UC - Davis). |
Recenti studi dimostrano che -contrariamente a quanto ipotizzato- lo stadio infettivo del FIPVirus sopravvive ad una temperatura ambientale di 21° C su superfici ASCIUTTE (es. ciotole, vaschette, lettiere, abiti, scarpe etc), per un periodo di tempo variabile da 2 a 6 settimane [alcuni mesi, sotto le migliori condizioni, ndt]. Questo accredita entrambe le posizioni precedenti, rendendole molto più vicine fra loro.
[Ndt: seguiamo il percorso del FIPVirus nell'organismo? ...A 24 ore dall'ingestione, si trova nelle tonsille e nell'intestino. Qui inizia a replicarsi, infettando il citoplasma delle mucose (linfatiche/peritoneali). Il quadro è asintomatico, ma i leucocìti o globuli bianchi (monocìti, linfocìti, granulocìti eosinòfili, basòfili, neutròfili), normalmente "di pattuglia" nel circolo sanguigno non riconoscono più le cellule infette: soprattutto i linfocìti T ["T-cells"], nati nel midollo ma maturati nel timo, non riconoscono più come endogeno all'organismo il marchio di compatibilità istologica cellulare, "MHC marker" (negli umani "HLA marker") modificato dal virus, e scatta la difesa immunitaria! I
linfocìti T coadiuvanti ["helper T-cells"] liberano linfochìne,
le quali attivano una parte dei linfocìti B ["B-cells"], Intanto, attivati dai linfocìti T coadiuvanti, i linfocìti B si stanno dando
da fare. Ognuno di loro ha recettori per milioni di antìgeni, e identificato quello
giusto, si evolvono in plasmacellule ["plasma cells"],
specializzate nella produzione di grandi quantità di anticorpi antagonisti. Questa
seconda fase della risposta immunitaria, più tardiva ma altamente specifica, è per
mediazione anticorpale ["humoral mediated immunoresponse" o
"HMI"].
Gli anticorpi prodotti si chiamano immunoglobuline ["Ig"], classificate nei test per frazioni anticorpali (IgA, IgG, IgM, IgD, IgE) alcune delle quali possono risultare positive e altre negative, fornendo ulteriori indizi diagnostici. Ad esempio, una frazione IgM [+] è indice di un'infezione recente, mentre una frazione IgG [+] è indice di un'infezione sistemica passata la cui protezione anticorpale permane nel sangue. Possono restare attaccate alle plasmacellule madri, ma negli attacchi ad alta morbosità vengono rilasciate nel circolo sanguigno proporzionalmente. In questo caso il titolo di gammaglobuline nel siero è molto alto. Gli anticorpi non distruggono l'antìgene virale: legandosi ad esso ["binding specificity"] lo neutralizzano e lo 'marcano' come bersaglio per i fagocìti, cellule sempre affamate. Un'intensa reazione infiammatoria con febbre -che se non eccessiva aiuta a bloccare la
replicazione virale- avviene nei tessuti infetti, mentre i fagocìti micròfagi
(monocìti, granulocìti neutròfili etc), fanno piazza pulita di ogni virus 'marcato' e
di tutti i residui cellulari, per fagocitazione enzimatica. Se tutto è andato bene, nei
confronti del FIPVirus nell'organismo rimane un'immunità permanente senza contagiosità.
Guarito! Pare che una positività alla frazione anticorpale IgG, segno di reazione anticorpale sistemica, sia controproducente nell'infezione da FIPVirus e non protettiva nell'infezione da FECVirus. Solo l'immunità CMI, e la positività alla frazione IgA, segno di reazione anticorpale cellulare, è considerata sufficientemente protettiva in entrambe. Il FIPVirus è infatti di quelli che si avvantaggiano di una precedente
sensibilizzazione anticorpale (sieropositività). La presenza di alti titoli anticorpali
nella fase dell'infezione può rivelarsi controproducente e accelerare lo sviluppo della
malattia, anziché contrastarla. Il fenomeno -di particolare importanza in relazione al
discorso vaccinazioni- è conosciuto anche nei riguardi dell'AIDS umana come recrudescenza
anticorpodipendente ["antibody dependent enhancement" o "ADE"].
Gli anticorpi neutralizzanti, quando si trovino a facilitare l'infezione cellulare e lo
sviluppo della malattia, si chiamano ["enhancing antibodies"]. Da
sperimentazioni di laboratorio, è emerso che:
|
Può venire rilevato il FIPVirus? [indice]
| ELISA "FIP test": testa il siero ed è disponibile in kit per uso ambulatoriale. Poco sensibile. | |
| I-IFA "indirect IFA test": testa campioni di tessuto, ad es. raschiature congiuntivali. Più sensibile, ha una specificità di discriminazione inferiore al 70%. |
La Synbiotics stava sviluppando un test ("anti-idiotype monoclonal antibody") ad alta specificità, mai commercializzato.
Gli accertamenti anticorpali sierologici/tissutali non diagnosticano forme effusive/non-effusive di FIP conclamata (v.oltre): un gatto esposto ad un QUALUNQUE tipo di coronavirus, mantiene nel sangue un titolo più o meno alto di anticorpi contro di esso. La sieropositività o sieronegatività -inclusi i casi di falsa sieropositività o falsa sieronegatività- indicano solamente la reazione anticorpale ad un antìgene virale, non l'antìgene antagonizzato.
Nel FECVirus -che non lascia immunità- il titolo anticorpale dovrebbe decrescere allo scomparire dell'infezione: si è pensato che titoli alti e persistenti di anticorpi nel siero potessero essere significativi di infezione da FIPVirus. Sfortunatamente, le esperienze sul campo sono contraddittorie [le interazioni fra numero di virus penetrati ~ numero di anticorpi prodotti sono ambigue: alti livelli anticorpali possono eliminare il virus, così come accelerare la malattia (attività ADE). Alti titoli anticorpali possono misurarsi tanto in animali in FIP conclamata (forma non-effusiva) quanto in animali portatori sani, ndt].
A complicare le cose (...ce n'era proprio bisogno!), non esistono parametri di esecuzione/valutazione standard: "FIP test" effettuati in laboratori diversi non garantiscono uniformità o comparabilità di risultati, e l'interpretazione degli stessi varia da laboratorio a laboratorio. Alcuni assumono la sieropositività/sieronegatività in base alle risultanze del titolo rispetto ad un livello di riferimento, naturalmente proprietario: talvolta, non viene nemmeno specificato nel referto. Inoltre, eventuali inaccuratezze procedurali o concause esterne (es. risposta anticorpale anomala alla vaccinazione) possono invalidare del tutto il risultato [il tasso di falsa positività/negatività stimato è intorno al 30%, ndt].
Alla data di stesura del FAQ, era allo stadio sperimentale -ora commercializzato- il test nPCR ("nested Polymerase Chain Reaction") che ricerca direttamente l'RNA virale -anche a livelli bassissimi- sui tessuti, i liquidi interstiziali e il siero [le polimeràsi sono enzimi cellulari che uniscono fra loro più molecole simili -monòmeri- in catene chiamate polìmeri. I polìmeri bersaglio del test sono le glicoproteine del genòma virale, le cosiddette S proteine ("spikes"), responsabili per l'inclusione virale nel citoplasma cellulare. I primi risultati in vitro - esame tissutale/interstiziale per il FIPVirus e fecale per il FECVirus- promettevano una sensibilità del 91,6% ed una specificità del 94%. Purtroppo, le metodologie utilizzate nei pochi laboratori che lo eseguono non confermano le aspettative. E' maggiormente costoso rispetto ad altri test e ancora non discrimina con sufficiente affidabilità fra FECVirus e FIPVirus, ndt. Referenze: 'Journal of Clinical Microbiology', marzo 1997. Articolo: "Development of a Nested PCR Assay for Detection of Feline Infectious Peritonitis Virus in Clinical Specimens" - Animal Medical Center, New York - Clonit SpA - Fondazione Centro Studi di Patologia Molecolare Applicata alla Clinica, Milano].
In NESSUN caso la decisione relativa all'EUTANASIA deve essere presa sulla base dei SOLI test diagnostici!
Che significa sieropositivo? [indice]
| risultato sieronegativo [-], non sono rilevabili anticorpi per i coronavirus: |
| perché non è mai stato esposto. Meglio così! | |
| perché è in uno stadio d'incubazione [periodo medio: dai 2 ai 4 mesi, ndt], | |
| perché non ci sono anticorpi liberi [infezione avanzata, immunodepressione da FeLV etc, ndt], | |
| perché il risultato è sbagliato... [sieronegatività apparente, ndt] |
| perché esposto -in passato/recentemente- al FECVirus (?), | |
| perché esposto -in passato/recentemente- al FIPVirus (?), | |
| perché la vaccinazione ha dato reazioni anomale (?) | |
| perché il risultato è sbagliato... [sieropositività apparente, ndt] |
In più, il livello di anticorpi nel siero -sia al FECVirus che al FIPVirus- aumenta e decresce senza un modello specifico.
Spesso, equivocamente, si abbreviano le risultanze di laboratorio come "FIP negativo [-]" e "FIP positivo [+]". Questo è da intendersi nel senso che -per quel dato test- il titolo anticorpale per generici coronavirus è risultato:
| "FIP[-]" = più basso del riferimento, NON che si possa escludere la presenza di FIPVirus o FIP conclamata, | |
| "FIP[+]" = più alto del riferimento, NON che si possa affermare la presenza di FIPVirus o FIP conclamata |
Nel passato, era opinione comune che profilo ematologico + sintomatologia consistenti con sospetta FIP, fossero un'automatica conferma alla diagnosi di FIP conclamata. Attualmente non è più così: titoli alti e crescenti nelle risultanze anticorpali sono un forte indice di sospetto per la presenza dell'infezione, ma l'effettiva diagnosi deve considerare tutte le possibili opzioni alternative prima di venire confermata.
Nei lavori del "Simposio FIP/FECV" sponsorizzato dalla Winn Foundation, i test sul vaccino effettuati alla Cornell University, sono stati oggetto di contestazione proprio per l'utilizzo di animali sieropositivi, e per le innaturali condizioni di esposizione dei soggetti all'infezione virale. Non è ancora chiaro se l'attività ADE sia un fenomeno accentuato dalle prassi di laboratorio, o se anche sul campo occorra con la stessa frequenza.
Quali sono i sintomi della FIP? [indice]
| una forma acuta effusiva o parenchimatosa [pare relativa ad una totalmente fallita risposta CMI, ndt] | |
| una forma cronica non-effusiva o "asciutta" [pare relativa ad una parzialmente fallita risposta CMI, ndt] |
Esiste anche una terza situazione, quella dei cosiddetti portatori sani:
| un'immunità latente con contagiosità periodica [pare relativa ad una parzialmente riuscita risposta CMI, ndt] |
L'infezione virale è inattivata [non debellata], e si è instaurata un'immunità a tempo indeterminato [che può tuttavia venir meno, specie in coincidenza con FeLV e altre malattie immunosoppressive nei confronti della risposta CMI. Da notare che l'uso di farmaci immunosoppressori -es. corticosteroidi- non influisce negativamente, essendo la loro azione limitata in genere all'ambito anticorpale HMI, ndt]
La sintomatologia comune alle due forme di FIP conclamata, è estremamente comune ad un'infinità di altre malattie:
| febbre resistente agli antibiotici, perdita di peso, depressione, anoressìa, anemìa, disidratazione, letargìa, debolezza. | |
| peritonite piogranulomatosa con o senza ascìte: le lesioni possono occorrere virtualmente ovunque: linfonodi, fegato, rene, pleura, polmoni, pericardio, meningi, uvea etc. |
| da ascìte, dilatazione peritoneale, addominale e/o toracica dovuta al versamento di ingenti quantità di liquido. | |
Nel torace produce compressione polmonare e anomalie respiratorie [dispnèa, tachipnèa etc, ndt]. Nel 20% dei casi l'effusione del liquido interessa la pleura e il pericardio. |
Può occorrere vasculìte, che aumenta la permeabilità vascolare e accumulo di trasudato fibrinoso sulle membrane intestinali e/o respiratorie [peritonite sierofibrinosa, maggiormente sul fegato, intestino e milza, ndt]. Rigonfiamento linfatico, itterizia [nello stadio terminale, ndt], disturbi neurali, ulcere corneali, vomito, diarrea, pallore avanzato delle mucose possono aggiungersi al quadro
| da mancanza di ascìte, | |
| da lesioni cellulari piogranulomatose e/o accumuli perivascolari di linfocìti e cellule plasmatiche [con ispessimento nodulare del connettivo, ed estesa infiltrazione mononucleare rilevabile all'esame istopatologico, ndt]. |
Possono presentarsi in varie combinazioni: crisi renali, epatiche, pancreatiche [linfoadenopatìa addominale, ndt]; complicazioni vascolari e/o flebitiche; malattie oculari [uveìte piogranulomatosa, emorragie retiniche etc, ndt]. Questa è la forma della malattia nella quale è più frequente riscontrare neuropatìe del sistema nervoso centrale [atassìa, nistagmo, paralisi, encefalomielìte e meningite, ndt]
Attualmente gli accertamento diagnostici possibili sono l'esame citologico (biopsìa) o l'IP test "Immuno Peroxidase" sul tessuto e/o sul liquido, prelevato mediante chirurgia esplorativa sull'animale vivo o, più frequentemente, durante necroscopìa post-mortem (autopsia).
[Ndt. La seguente sezione è stata aggiunta grazie al Dott. Roberto Priolo, medico veterinario (grazie, Roberto!)]:
[Ndt: non esistono cure. Nella forma non-effusiva sono allo studio terapie basate su farmaci antivirali -es. interferòne- in sinergia con farmaci immunosoppressivi o immunoregolatori (per contrastare l'attività ADE). Numero di ottobre 96 del "Compendium on Continuing Education". L'interferòne è una proteina antivirale prodotta dalle cellule stesse dopo la penetrazione del virus, capace di inibirne la replicazione. Facile da produrre in laboratorio, ha purtroppo leggera tossicità sulla specie felina alle dosi terapeutiche, ma nessun potere antigènico per cui non sollecita reazioni anticorpali negative. Il miglior candidato per questa terapia è un gatto in eccellenti condizioni generali, diagnosticato precocemente, FeLV[-] e senza disturbi neurologici, ndt]
C'è un vaccino? [indice]
Cosa dimostrano questi test? [indice]
| ceppo di FIPVirus: il Tipo-I è ipoteticamente prevalente nel mondo esterno, ma è quasi impossibile da ottenere in laboratorio. Il Tipo-II è comunemente utilizzato per test, vaccino etc... Sfortunatamente, si pensa sia assai poco presente nel mondo esterno. |
| virulenza del FIPVirus: il vaccino protegge -secondo le percentuali accreditate- in condizioni di bassa virulenza, mentre è progressivamente inefficace all'aumentare della morbosità. Il problema è che nessuno sa qual'è il livello di virulenza del FIPVirus al di fuori delle simulazioni di laboratorio! |
| esposizione al FIPVirus: il vaccino ha il margine di sicurezza dichiarato su gatti sieronegativi in perfette condizioni. La considerevole attività ADE rilevata in laboratorio, sconsiglia assolutamente l'uso su gatti sieropositivi. |
Altre opinioni?
[indice]Senza vaccinazione, c'è rischio? [indice]
| 80-90% dei gatti di razze selezionate in multi-allevamenti (con precedenti di FIP), | |
| 10-50% dei gatti di razza comune in pensioni, ricoveri atc, (con precedenti di FIP) |
Considerato che stadi infettivi di coronavirus sono periodicamente emessi con le feci dal 30-70% dei gatti sieropositivi, e che il massimo picco di contagiosità del FIPVirus si ha prima che compaiano sintomi, si comprende quale preoccupazione -anche economica- questa malattia costituisca per gli allevatori professionisti, nonostante il rischio di sviluppare FIP conclamata interessi solamente il 5-10% del totale dei gatti sieropositivi, ndt]
L'incidenza della malattia varia in rapporto all'età, tanto per i maschi quanto per le femmine, ed è bifasica:
| il primo picco, il più alto, si verifica a 6-12 mesi, [potendo però i micetti essere infettati per via placentare], mantenendosi costante fino ai 3 anni per poi decrescere. | |
| il secondo picco, meno pronunciato, si ha dopo i 14 anni [forse per la scarsa risposta immunitaria CMI, ndt]. |
Naturalmente in gattini più piccoli di 16 settimane esposti al FIPVirus, il rischio è altissimo per l'immaturità delle difese immunitarie [pare che i decessi per FIP siano più numerosi in autunno/inverno che in primavera/estate, andamento stagionale confermato dall'oscillazione dei titoli nei test anticorpali. Le cause non sono ancora chiare, ma è interessante notare che il periodo coincide con quello del primo picco. Molti allevatori hanno riportato un maggiore tasso di perdite in cucciolate di gatte giovani -entro i 2 anni di età- probabilmente perché gli animali più anziani contraggono un'immunità naturale, ndt].
Recenti studi confermano che nutrizione inadeguata o sbilanciata, alti livelli di stress e situazioni igieniche di degrado contribuiscono negativamente. Lo scambio di micetti e gatti giovani soprattutto, pratica abituale in allevamento, è una potenziale introduzione di FIPVirus anche in ambienti fino a quel momento liberi dai coronavirus.
Toccare superfici contaminate è rischioso?
[indice]Studi più recenti?
[indice]| il 30% dei micetti di prova (vaccinati), | |
| il 60% dei micetti di controllo (non vaccinati), |
Il che equivale -ipotizzando valide anche all'esterno le condizioni del test- ad una percentuale di protezione del 50%.
Un altro test passivo [cioè senza esposizione intenzionale al virus, ndt] della
durata di 6 mesi, è stato eseguito mettendo sotto osservazione i gatti ospitati in
un ricovero 'no-kill' [che non sopprime gli animali, ndt], avente un problema di FIP
endemica. L'ottica di valutazione cambia di parecchio, rispetto alle tipiche situazioni di
rischio negli allevamenti, dato che l'età media dei gatti ospitati è sui 2 anni, senza
micetti più piccoli di 16 settimane. Comunque, l'esperimento ha grande importanza perché
prende in esame per la prima volta una situazione reale e non una sperimentazione di
laboratorio.
TUTTI i gatti ospitati durante il periodo di osservazione, sono stati testati prima di
venire introdotti: risultavano tutti sieronegativi ai coronavirus [escludendo
quindi la possibilità di contaminazioni dall'esterno, ndt]. Durante i 6 mesi di
osservazione, sono stati infettati e hanno sviluppato FIP conclamata (confermata da
biopsìa tissutale):
| lo 0,8% dei gatti di prova (vaccinati), | |
| il 3,25% dei gatti di controllo (non vaccinati), |
il che statisticamente significa -con una precisione del 95,2%- che il vaccino ha un 75% di efficacia nel proteggere gatti sieronegativi più grandi di 16 settimane di vita. E questi sono i termini della sua licenza ed utilizzo commerciale.
Per i gatti sieropositivi, esposti precedentemente ai coronavirus -sia FECVirus sia FIPVirus- non ci sono evidenze che possa essere di qualche aiuto, e molti sospetti che possa essere controproducente [attività ADE, ndt].
In conclusione...
[indice]| utile e/o sicura: in animali sieronegativi più grandi di 16 settimane di età. Efficacia stimata: 50-75%. | |
| inutile e/o dannosa: in animali sieropositivi ai coronavirus, di qualunque età. |
La vaccinazione attuale ha i seguenti limiti :
| è ottimizzata sul FIPVirus Tipo-II. La sua efficacia nei riguardi del Tipo-1 è ancora da dimostrarsi. | |
| non è licenziata per l'impiego in gattini più piccoli di 16 settimane [con madri sieronegative -senza protezione anticorpale da parte loro- i micetti di 4-16 settimane di vita sono esposti al contagio. Sembra che il periodo chiave per l'esposizione ai coronavirus -tipicamente FECVirus- sia fra le 8-10 settimane, ndt]. |
Sono in corso ricerche per sviluppare un vaccino contro il FECVirus: prevenendo l'infezione enterica primaria, se ne dovrebbe impedire la possibile mutazione in forma virale sistemica FIPVirus.
E' FIP conclamata. Che devo fare?
[indice]Quando le condizioni si aggravano, non vi è nessuna ragione per prolungare oltre le sofferenze: la FIP conclamata è purtroppo letale nel suo decorso. L'unica cosa che i proprietari di questi sfortunati animali possono fare è cercare di mantenerli felici per il -poco o molto- tempo che gli resta da vivere.
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PARTE II: Situazioni si sovraffollamento: allevamenti, pensioni, ricoveri...
[vai al sommario]Quali precauzioni prendere... [indice]
E le gatte gravide e i piccoli?
[indice]Ma perché dovrei fare così??
[indice]| primo gruppo: cresciuti con la madre in mezzo agli altri gatti, | |
| secondo gruppo: cresciuti con la madre, ma in isolamento dagli altri gatti, | |
| terzo gruppo: cresciuti in isolamento da tutti gli altri gatti [dopo 2-6 settimane è stata allontanata la madre] |
Alla fine del periodo di osservazione, solo i gattini del terzo gruppo erano TUTTI rimasti sieronegativi.
Ma è ridicolo!! Chi lo dice?
[indice]![]()
Referenze
[vai al sommario]| Polli, Leigh. "Highlights from The Winn Feline Foundation International FIP/FECV Workshop." Cat Fanciers Almanac, 11(8), Dicembre 1994 | |
| Richards, James R. DVM. "Management of Coronavirus Infections in Catteries and Multicat Households." Comprehensive Seminar for Cat Breeders Cornell University School of Continuing Education and Summer Sessions. | |
| Siegal, Mordecai (ed.) Cornell Book of Cats: Comprehensive Medical Reference for Every Cat and Kitten. New York: Villard Books, 1991. |
Letture addizionali:
| Addie, D.D. and Jarret, O. "A Study of Naturally Occuring Feline Coronavirus Infections in Kittens." Vet Record Feb. 15, 1992. | |
| Barlough, J. E. and Stoddart, C.A. "Feline Infections Peritonitis." Cornell Feline Health Center Information Bulletin 6, 8/84. | |
| Olsen, C, and Scott, F.W. "Feline Peritonitis Vaccination - Past and Present." Feline Health Record Topics for Veterinarians 6(20), Spring 1991. | |
| Scott, F.W., Corapi, W.V., and Olsen, C.W. "Evaluation of the Safety and Efficacy of Primucell FIP Vaccine." Perspectives on Cats, Fall 1992 | |
| Richards, J.R. "FIP: The Challenge Continues." Cat Fancy 36(5): May 1993. | |
| Addie D.D., Jarett O. Control of Feline Coronavirus Infections in Breeding Catteries by Serotesting, Isolation, and Early Weaning. Feline Practice 23(3), 92-95, 1995. | |
| Addie D.D., Toth S., Murray G.D., Jarett O. The Risk of Typical and Antibody Ehhanced Feline Infectious Peritonitis Among Cats From Feline Coronavirus Endemic Households. Feline Practice 23(3), 24-26, 1995. | |
| Fehr D., Holznagel L., Bolla S., Lutz H., Hauser B., Herrewegh A.A.P.M., Horzinek M.C. Evaluation of the Safety and Efficacy of a Modified Live FIPV Vaccine Under Field Conditions. Feline Practice 23(3), 83-88, 1995. | |
| Gerber J.D. Overview of the Development of a Modified Live Temperature- Sensitive FIP Virus Vaccine. Feline Practice 23(3), 62-66, 1995. | |
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