Questo documento è una traduzione di "Feline Leukemia Virus FAQ", compilato
originariamente dal newsgroup americano rec.pets.cats,
per il newsgroup it.discussioni.animali.gatti
(canale IRC #IDAG su IRCnet).
ed è relativo alla versione aggiornata al 20 Aprile 1998.
La traduzione è stata effettuata con l'autorizzazione dei curatori del faq originale
da DannyT (dannyt@minitaly.com) e non può
essere modificata senza il permesso degli autori del file originale o del traduttore. Per
aggiunte e correzioni scrivere a DannyT (dannyt@minitaly.com)
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Le differenti parti (ASCII) del FAQ sono archiviate sul server rtfm.mit.edu
(18.181.0.24) nella directory /pub/usenet/news.answers/cats-faq. I files sono:
nel corpo del messaggio (lasciate la linea del soggetto vuota).
Se non volete tutti i files includete solo le linee di quelli che volete.
Dovrete ripetere il percorso completo per ogni file.
Ci sono diversi altri FAQ (aggiunti di volta in volta) sulle specifiche razze dei gatti
e possono essere trovate tutte nell'archivio rtfm.mit.edu sotto pub/usenet/news.answers/cats-faq/breeds.
Esiste un FAQ con le raccomandazioni in caso di perdita di un animale. è generalizzato
per tutti gli animali ed è archiviato su rtfm.mit.edu sotto /pub/usenet/news.answers/pets/pet-loss e può essere ricevuto mandando il comando
"send usenet/news.answers/pets/pet-loss" al mail server.
Infine esiste un FAQ sulle pulci e le zecche. Non è incluso con i FAQ dei gatti
perché è generalizzato per cani E gatti. Naturalmente è archiviato presso rtfm.mit.edu
sotto /pub/usenet/news.answers/pets/fleas-ticks per l'ftp e può essere ricevuto inviando
il comando "send usenet/news.answers/pets/fleas-ticks" al mail server.
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LEUCEMIA VIRALE FELINA
"...Dedicato ad Oliver, e a tutti gli innumerevoli (a)mici le cui vite sono
state inesorabilmente stroncate da questo virus. Li rincontreremo tutti oltre il Ponte dell'Arcobaleno...".
Versione originale scritta da Erin Miller [ ermiller@tezcat.com
] con l'aiuto di James Golczewski, PhD; Edwin Barkdoll, futuro DVM; Cindy Tittle
Moore;
Jeff Parke, DVM; C.M. Newell, DVM; Barb French; Richard Kinoshita e Ann
Huber.
Un ringraziamento particolare a Wilf Leblanc, Dan Kozisek, Karen Kolling, Isako
Honshino,
Patty Winter, Harold Lemon, Jill Kronstadt e ad altri membri della mailing list di
'Cat
Fancier' per il loro contributo.
Questo FAQ è stato preparato con l'obiettivo di soddisfare gli interrogativi più
frequenti riguardanti una malattia virale ad azione immuno-soppressiva, la Leucemia Virale
Felina [FeLV, Feline Leukemia Virus, ndt]. In un gatto affetto, il virus interferisce con
il funzionamento del sistema immunitario, causando il deterioramento delle capacità
difensive dell'organismo contro le infezioni, associate spesso a complicazioni anemiche
e/o tumorali [linfomi, ndt].
Il FAQ è suddiviso in due sezioni:
PARTE I: Leucemia felina: 22 domande per capire...
PARTE II: Cosa fare se il vostro gatto risulta positivo al test...
[Ndt -non presente nel FAQ originale: E' di estrema importanza chiarire prima alcuni
concetti]:
la presenza del virus nell'organismo è nota come viremìa. Si
distinguono due fasi, rilevabili mediante test ematici:
- viremìa primaria: test ELISA - se positivo, ha individuato le proteiche
del virus nel siero del sangue [v. oltre] - viremìa secondaria: test IFA - se positivo, ha individuato le proteine del
virus nei globuli bianchi [v. oltre]
La positività o negatività si riferisce alla *sola presenza del virus*.
Gli anticorpi prodotti come risultato della vaccinazione anti-leucemica NON vengono
rilevati, e la vaccinazione stessa -non utilizzando virus vivi- non interferisce con i
risultati.
la presenza della malattia vera e propria è nota come leucemia. Ha
stadio terminale:
- leucemia conclamata.
PARTE I: Leucemia felina: 22 domande per capire...
Si contagia alle persone e/o agli
animali? [indice]
NO.
In 3 decenni di ricerche [colture virali su tessuti umani, ndt], non è emerso un
potenziale infettivo nei riguardi delle persone (bambini compresi) o delle altre specie
domestiche (ad es. cani). E' contagiosa -la principale causa di morte- solo nei confronti
degli altri gatti.
Il 'National Cancer Institute' e il 'National Institutes of Health' hanno preparato una
scheda, "CancerNet Factsheet" reperibile via gopher [v. oltre].
NO.
Questa terminologia viene talvolta utilizzata nell'intento di esemplificare il meccanismo
d'azione del virus. Si finisce in realtà col confondere le cose: molte persone, in
preda al panico, si sono liberate dei propri gatti FeLV[+] [FeLV positivi, ndt] e talora
persino del cane di casa! Non vi è alcuna correlazione fra il virus dell'AIDS
umana e la FeLV: l'unica similarità è nell'azione immuno-soppressiva nei confronti dei
meccanismi difensivi dell'organismo, e la conseguente incapacità da parte degli anticorpi
di rispondere agli attacchi esterni.
[Ndt: per meglio comprendere le sezioni seguenti, è forse utile ricordare che il
termine 'virus' si riferisce a organismi sub microscopici con alto potere infettivo,
capaci di integrare la propria matrice genetica in quella di una cellula ospite,
obbligandola a sintetizzare acidi nucleici e proteine virali, cioè a replicare il virus
stesso. Sono forme biologiche molto semplici, incapaci di organizzazione cellulare propria
e perciò obbligati ad una vita parassitaria "intra cellulare" in qualche
cellula ospite. La loro matrice genetica, racchiusa in un involucro proteico, è
costituita da una molecola di acido nucleico]
- o DNA [acido desossìribo-nucleico] = desossivirus
- o RNA [acido ribo-nucleico] = retrovirus
I virus di maggior interesse per quanto riguarda le malattie feline:
sono tutti basati su una molecola di RNA. Mentre FeLV e FIV sono propriamente
identificati come "retrovirus" [v. oltre] , FIP viene classificato come
appartenente al tipo dei "coronavirus" [v. FAQ "Peritonite Infettiva
Felina"].
E' un tipo di virus capace di trasmettere la propria matrice genetica in 'senso
inverso', grazie ad un enzima, la "reverse transcriptase" [transcrittasi
inversa, ndt]. Semplificando: dalla molecola di RNA, la matrice genetica del virus
si trasferisce e riproduce nel DNA della cellula ospite, infettandola ma SENZA causarne la
morte.
Una volta che la matrice genetica del virus s'è integrata in quella della cellula
parassitata, questa la ritrasmetterà a sua volta in ogni processo di auto-duplicazione
alle cellule che ne derivano, per l'intero corso della sua vita. Eliminare la cellula
infetta prima che possa arrivare a duplicarsi sarebbe la soluzione ideale: purtroppo
all'atto pratico, è pressocché impossibile individuare l'infezione in questo stadio. Ad
uno stadio infettivo persistente, l'infezione acquista un notevole potenziale oncogènico
e linfogènico soprattutto [favorisce cioè la comparsa di tumori connessi al sistema
linfatico, ndt], che è molto difficile trattare chemioterapicamente senza mettere in
forse la sopravvivenza dell'animale [le masse tumorali possono causare anche problemi
respiratori, intestinali, epatici o renali. Talvolta anche anomalie neurologiche,
ndt].
In definitiva, possiamo definire un retrovirus come un parassita a livello genetico,
una sorta di "verme del DNA".
Per contatto diretto. Principalmente attraverso la saliva di animali
FeLV[+]:
direttamente, ad es. a causa di un morso,
indirettamente, ad es. durante la pulizia reciproca,
Se ne trovano tracce anche nelle lacrime, nelle urine e, verosimilmente, nelle feci.
E' da notare che il virus in ambiente caldo e asciutto viene
rapidamente inattivato, per cui è probabile che occorrano contatti con secrezioni liquide
di animali FeLV[+] perchè il virus possa essere veicolato all'interno del corpo.
Particolari precauzioni nell'uso di stoviglie e lettiere devono essere osservate in
ambienti dove convivano animali FeLV[+] e animali Felv[-] [FeLV negativi, ndt] [v.
parte II].
Facciamo l'esempio di un gatto FeLV[-] che venga in qualche modo a contatto con la
saliva di un gatto FeLV[+].
Nel primo stadio dell'infezione, il virus inizia a replicarsi all'interno del
DNA delle cellule, iniziando dalle tonsille e dai linfonòdi vicini. Dopo alcuni giorni,
comincia ad infettare i leucocìti [globuli bianchi, ndt], e tramite questi si espande
nella milza e nei linfonòdi intestinali, dove continua a riprodursi. Questa condizione
-ancora reversibile- viene chiamata:
viremìa primaria: in questo stadio, il virus è presente nel sangue, ma
non nel midollo osseo. Se testato, il gatto risulta ELISA[+] e IFA[-] [v. oltre]
Il procedere o meno dell'infezione dipende adesso dalla risposta immunitaria:
se ottimale, nel 40% circa degli animali il virus viene neutralizzato, con
il raggiungimento di una definitiva immunità. Alcuni sviluppano anticorpi specifici
-chiamati FOCMA- che inibiscono lo sviluppo di tumori nelle cellule già alterate. Di lì
a poco non ci saranno più tracce di virus nel sangue. Se testato, il gatto risulta
ELISA[-] e IFA[-] [v. oltre]. Non è contagioso. E' perfettamente sano.
L'aspettativa di vita è quella di un gatto normale.
se inadeguata: nel 30% circa degli animali l'infezione riesce -per debolezza del
sistema immunitario o concomitanti malattie- a superare la barriera leucocitaria: la
viremìa diventa persistente e raggiunge il secondo stadio.
Nel secondo stadio dell'infezione -sono passate 8 settimane dal momento del contagio-
il virus raggiunge il midollo osseo, dove interferisce con i normali processi di
emopoièsi [produzione di globuli rossi /globuli bianchi /piastrine, e relativa immissione
in circolo a maturazione avvenuta, ndt]. Come conseguenza, molte cellule entrano in
circolo in forma immatura. Questa condizione -non reversibile- viene chiamata:
viremìa persistente: in questo stadio, il virus è presente sia nel
sangue che nel midollo osseo. Se testato, il gatto risulta ELISA[+] e IFA[+] [v.
oltre]
La conseguenza più immediata è l'immuno-soppressione, che potenzialmente apre la
strada a tutte le altre malattie. Alcuni animali sviluppano tumori del sangue [leucemia
e linfosarcòmi, ndt]. Altri presentano anemie dovute alla
distruzione delle cellule ematiche nel midollo osseo. Il virus è presente
costantemente nella saliva. E' contagioso. L'aspettativa di vita è limitata. Le
condizioni generali degenerano piuttosto rapidamente.
Nel 30% circa degli animali l'infezione viene 'congelata', senza che vi sia né
ulteriore progressione né immunità. Questa condizione -piuttosto difficile da
differenziare dalla negatività totale- viene chiamata:
viremìa latente: in questo stadio, il virus è presente sia nel sangue
che nel midollo osseo, ma è inattivo. Se testato, il gatto risulta ELISA[+]o[-] e IFA[-].
Costose colture cellulari del midollo osseo possono rivelare la presenza del virus. Non è
contagioso, o non lo è costantemente. Appare perfettamente sano. L'aspettativa di vita è
del tutto imprevedibile. Fattori di stress possono improvvisamente riattivare il
progredire dell'infezione.
Attraverso due tipi differenti di esami del sangue:
test ELISA - Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay ["kit
test" o test in kit, ndt]
test IFA - ImmunoFluorescence Assay ["slide test" o test
su vetrino, ndt]
Il test ELISA -eseguibile ambulatorialmente- rileva le componenti proteiche [P27, ndt]
del virus nel siero [è forse utile ricordare che si tratta del liquido giallastro
che si separa dalla parte solida del sangue -globuli bianchi, rossi, piastrine- in
seguito a coagulazione. Si distingue dal plasma solamente per l'assenza di fibrina:
siccome per ottenerlo non è necessario l'impiego di sostanze anticoagulanti, è il
materiale diagnostico ideale per tutte le analisi chimico-fisiche non eseguite sul sangue
totale, ndt].
Riesce a rilevare la presenza del virus:
- durante la viremìa primaria -la fase precedente all'infezione
del midollo osseo,
- durante la viremìa secondaria -la fase conseguente
all'infezione del midollo osseo,
La positività rilevata durante la viremìa primaria è *reversibile*, per cui un
gatto positivo può risultare negativo 8 settimane più tardi.
Il test ELISA è generalmente poco costoso, e viene praticato di routine prima della
vaccinazione antileucemica per escludere un'eventuale positività in atto, ma non ha
un'alta attendibilità, e NON può essere utilizzato come unico strumento diagnostico.
Il kit permette di prelevare un campione di sangue e sottoporlo a sieroreazione con un
reagente enzimatico:
se cambia colore: l'animale viene considerato ELISA[+]. Questo in un gatto:
sia in ottima che in cattiva salute, significa:
che il virus è entrato in contatto ed è presente
nell'organismo [viremìa].
E' necessario il test IFA [v. oltre].
se non cambia colore: l'animale viene considerato ELISA[-]. Questo in un gatto:
in ottima salute non esposto al virus [es. gatto d'appartamento] significa:
che il virus non è mai entrato in contatto.
Non è necessario il test IFA.
in ottima salute esposto al virus [es. gatto in semilibertà], significa:
che il virus non è mai entrato in contatto,
che il virus è entrato in contatto ed è stato debellato,
che il virus è entrato in contatto ed è in fase
d'incubazione,
Non è necessario il test IFA, ma occorre ripetere il test ELISA
dopo tre mesi circa.
in cattiva salute esposto o no, è meglio escludere la leucemia fra le cause
possibili.
E' consigliabile il test IFA
[Referenze: drWilliam Hardy, Università di Veterinaria della Pennsylvania]
Il test IFA -eseguibile presso un laboratorio d'analisi- rileva le componenti proteiche
[P27, ndt] del virus nei leucocìti [globuli bianchi: distinti in granulocìti,
monocìti -entrambi prodotti nel midollo osseo- e linfocìti. Hanno particolare importanza
nel sistema immunitario, per la capacità di neutralizzare le particelle estranee per
fagocitòsi enzimatica, ndt].
Riesce a rilevare -con un'accuratezza del 99%- la presenza del virus:
- durante la viremìa secondaria -la fase conseguente
all'infezione del midollo osseo-
La positività rilevata durante la viremìa secondaria è pressocché
*irreversibile*, per cui un gatto IFA[+] lo resta in genere per tutta la vita.
DIPENDE. I risultati dei test ELISA e IFA spesso sono discordanti, conseguentemente
alla progressione patologica della malattia. Veterinari e virologi hanno catalogato il
grado di viremìa in accordo con le possibili risultanze dei due test: infezione
transitoria, latente, persistente etc. E' impossibile qui catalogarle tutte: ogni
specifico caso deve essere discusso col proprio veterinario.
[Ndt: il seguente è un breve schema a titolo esemplificativo, non presente nel FAQ
originario. Prevede varie risultanze possibili fra i test ELISA e IFA. Per correzioni
-sempre gradite- si prega di contattare l'indirizzo dannyt@minitaly.com
]
Estrapolato da: Cornell Feline Health Center, Cornell University, College of Veterinary
Medicine
Quando un gatto risulta ELISA[-] e IFA[-] significa:
che il virus non è mai entrato in contatto, [sano]
che il virus è entrato in contatto ed è stato debellato, [sano, non contagioso]
che il virus è entrato in contatto ed è in fase d'incubazione, [può diventare
ELISA[+]]
*ripetere test ELISA 8 settimane dopo*
che il virus è entrato in contatto ed è in fase latente:
viremìa latente [apparentemente sano, poco contagioso]
Quando un gatto risulta ELISA[+] e IFA[-] significa:
che il virus è entrato in contatto ma non è presente nel MIDOLLO OSSEO:
viremìa primaria [apparentemente sano, contagioso], può diventare:
ELISA[-] e IFA[-]: nessuna viremìa* [sano, non
contagioso]
ELISA[+] e IFA[+]: viremìa secondaria* [malato, contagioso]
portatore sano [sano, contagioso]: un certo numero di gatti rimane ELISA[+] e
IFA[-] per un periodo di tempo indefinito: il virus è presente nel sangue e nella
saliva, ma l'infezione non progredisce.
Quando un gatto risulta ELISA[+] e IFA[+] significa:
che il virus è entrato in contatto ed è presente nel MIDOLLO OSSEO
SI.
Purtroppo è possibile, seppure non frequente. Un gatto può risultare negativo mentre in
realtà è infetto. Questa 'falsa negatività' è più frequente quando si sottopongano a
test dei cuccioli, oppure dei gatti adulti in cui il virus sia ancora in incubazione, in
una fase irrilevabile dal test ELISA.
Quest'ultimo soprattutto ha un margine di errore elevato, più del test IFA, per cui è
importante, per avere la certezza che sia davvero FeLV negativo, ripetere il test ELISA
tre mesi dopo (mantenendo nel frattempo l'animale lontano da possibili fonti di
esposizione). Molti proprietari invece, rincuorati dal risultato del primo esame -eseguito
ambulatorialmente come controllo "standard", senza pretese di affidabilità
diagnostica- tralasciano spesso di confermarlo.
Come screening superficiale in allevamenti, ricoveri etc, vi sono oggi in commercio
-generalmente nei cataloghi per corrispondenza- test ELISA basati sulle secrezioni
lacrimali o salivari, di non grande affidabilità, dato l'alto numero di false positività
riportate [sembra che i test lacrimali presentino una maggiore corrispondenza -intorno
all'80%- con i test sul siero di quanto non facciano i test salivari, ndr]
Toccare animali FeLV[+] e FeLV[-] è pericoloso? [indice]
DIPENDE.
In tracce *fresche* di saliva, sangue o urine, teoricamente il virus conserva uno
stato infettivo, anche se non in misura statisticamente rilevante. Il virus FeLV non può
moltiplicarsi in ambiente extracorporeo: al di fuori dei liquidi cellulari -o quando
questi comincino ad asciugarsi- comincia rapidamente a disattivarsi.
Comunque, lavarsi accuratamente le mani con disinfettante dopo aver toccato un animale
FeLV[+] è sicuramente una precauzione consigliabile, così come disinfettare tutte le
superficie eventualmente contaminate [la candeggina è uno dei migliori disinfettante al
riguardo: 100gr. di polvere in 4lt d'acqua, ndt].
SI.
Ne esistono numerosi in commercio, ognuno dei quali -in termini di efficacia- esibisce
stime di valutazione proprietarie che rendono difficile la comparazione, non esistendo uno
standard univoco al quale uniformarsi. Così, la percentuale di protezione generalmente
accreditata al vaccino antileucemico -dal 75 all'85%- è da considerarsi una media
indicativa.
Nota: l'attuale letteratura veterinaria non riporta in termini assoluti la
percentuale rischio ~ beneficio relativa ai vaccini utilizzati -siano essi prodotti
col virus inattivato o con subunità proteiche dello stesso- data l'assoluta
incomparabilità dei prodotti disponibili. Comunque, nessun vaccino -sia esso per uso
medico o veterinario- può essere considerato al 100% efficace e/o privo di effetti
collaterali: se per alcuni vaccini l'efficacia immunologica ne giustifica in pieno la
pericolosità associata, per il vaccino antileucemico queste stime sono da rapportare al
livello di esposizione potenziale del soggetto nei confronti del virus. La maggior parte
dei gatti avrà più chance di neutralizzare un attacco virale avendo già nel sangue gli
anticorpi specifici: questo 7-8 volte su 10 sarà confermato, ma sfortunatamente esiste
una piccola percentuale di animali che non risulterà adeguatamente 'coperta' in caso di
esposizione. E' sempre necessario discutere di tutti gli aspetti relativi al problema col
proprio veterinario.
Dalla prima stesura del FAQ, all'autrice [Erin Miller, ndt] è stata segnalata
l'inutilità della vaccinazione antileucemica in gatti d'appartamento o non potenzialmente
esposti al virus, citando una percentuale di rischio più bassa del 30%.
Nella recente letteratura medica questa stima non viene accreditata, e in mancanza di
sperimentazione in ambiente controllato, è aleatorio cercare di misurare l'effettiva
utilità "sul campo" del vaccino antileucemico. Ogni veterinario interpellato
dall'autrice continua a valutare soggettivamente la situazione: "E anche se fosse del
30%? La leucemia è una malattia terminale. Cosidereresti accettabile -per non utilizzare
le cinture di sicurezza- un rischio del 30% di incidente mortale, se fossi in strada tutto
il giorno? Finchè non verrà provato che la vaccinazione presenta seri effetti
collaterali, è da considerarsi una buona precauzione indipendentemente dalla percentuale
di rischio della malattia".
Secondo le statistiche pubblicate, la percentuale di rischio è altissima nei gattini e
decresce negli adulti.
Riguardo ad 1 singola esposizione al virus [ad es. un morso, ndt]:
tutti i micetti appena nati hanno il 100% di probabilità di venire infettati [viremìa
persistente].
tutti i gattini di 8 settimane, già svezzati, hanno l'85% di probabilità di venire
infettati [viremìa persistente].
fra i gatti adulti, non vaccinati e in altrimenti perfette condizioni di salute:
- il 40% ha la probabilità di neutralizzare il virus [immunità permanente].
- il 30% ha la probabilità di venire infettato [viremìa latente].
- il 30% ha la probabilità di venire infettato [viremìa persistente].
A parte la prima vaccinazione e il conseguente richiamo, la normale cadenza della
vaccinazione antileucemica è annuale [attualmente, si tende ad una cadenza biennale, sia
per ridurre l'incidenza di sarcoma che alla luce di recenti studi comprovanti una maggiore
durata della vaccinazione stessa. Affidatevi comunque al vostro veterinario, ndt].
E' importante, se adottate e/o ospitate un gatto randagio del quale non sapete nulla,
provvedere subito al test ELISA e -nel caso che questo, come augurabile, risultasse
negativo- alla vaccinazione antileucemica. Questa è una precauzione indispensabile,
soprattutto dove vi siano altri gatti FeLV[-]. I prezzi variano secondo il prodotto
utilizzato, l'area geografica e la parcella applicata, ma sono orientativamente compresi
fra 9 e 30 dollari [da 16.000 a 50.000 lire circa, ndt]. La media, visita esclusa, è sui
18 dollari [intorno alle 30.000 lire]. Una cifra simile dovrebbe costare il test ELISA.
NO.
Allo stato attuale delle conoscenze [luglio 1992, ndt], il vaccino antileucemico può
fallire l'obiettivo di proteggere al 100% contro la malattia, ma NESSUN vaccino licenziato
per la vendita negli Stati Uniti può causare positività al test di per sé
[occasionalmente, e solo dopo esposizione al virus, un animale vaccinato può
sviluppare una viremìa transitoria e conseguentemente risultare positivo: la difesa
anticorpale creata dal vaccino dovrebbe comunque limitare questa condizione ad un periodo
di tempo di circa 12 settimane]. L'autrice americana autorizza chiunque abbia statistiche
su vaccini di produzione straniera ad aggiungerle -con le relative referenze- a questa
sezione del FAQ.
SI.
Come in qualunque vaccino, c'è sempre la possibilità di ipersensibilizzazioni o
addirittura di reazioni anafilattiche.
E' un'ottima idea, dopo qualunque vaccinazione [o medicazione che comporti l'uso di
anestetici e simili, ndt] sostare per 30 minuti nella sala d'aspetto o nelle immediate
vicinanze, prima di far ritorno a casa.
E' oggetto di recenti studi l'occorrenza, nella zona di vaccinazione, di fibrosarcòmi
[tumori maligni del tessuto connettivo, a sviluppo più o meno rapido, che originano
metastasi diffuse per via sanguigna, ndt]. Originariamente attribuito alla vaccinazione
antirabbica, il rischio viene ora considerato attentamente nei confronti di tutti i tipi
di vaccinazione, con un tasso d'incidenza stimato [in crescita, ndt] di 1-2 casi su
10.000.
Il rapporto rischio ~ beneficio, per un gatto d'appartamento NON libero di
uscire, è da valutarsi attentamente col proprio veterinario [diluendo le vaccinazioni nel
tempo e/o cambiando zona di inoculazione il più lontano possibile da organi vitali, ndt].
Qualunque rigonfiamento nella zona d'inoculazione, DEVE immediatamente essere riferito
al proprio veterinario: il più delle volte si tratta di una normale reazione di poche
settimane, ma in ogni caso NON va trascurata.
[Ndt: a questo proposito -ferma restando la validità delle vaccinazioni-
consiglio di consultare il sito:
che contiene informazioni sul monitoraggio dei fibrosarcòmi da parte della "Task
Force". La "Task Force" è nata dagli sforzi congiunti dell'American Vet
Medical Assoc (AVMA), dell'American Animal Hospital Assoc (AAHA), dell'American Assoc of
Feline Practitioners (AAFP), e della Veterinary Cancer Society, ndt]
NO.
Nessuna vaccinazione -eccezion fatta per l'antirabbica in alcuni paesi- lo è. E' tuttavia
fortemente consigliabile predisporre col proprio veterinario il piano di vaccinazioni più
opportuno.
DIPENDE.
La riposta a questa domanda sta nella valutazione del rapporto rischio ~ beneficio.
Se siete sicuri che non avverranno contatti neppure occasionali con animali FeLV[+]
(perché abitate nei piani alti, non vi trasferirete per i prossimi anni...), la
vaccinazione antileucemica non è strettamente necessaria. Ma se per qualche ragione vi
trovate ad ospitare randagi (un micetto abbandonato...), o il vostro gatto si ritrova
improvvisamente per la strada (perchè caduto dal balcone, scappato per le scale,
smarrito...), se insomma un qualunque imprevisto lo mette potenzialmente a contatto col
virus, allora un certo rischio esiste, e sarebbe meglio che lo affrontasse con quel 75-85%
di protezione in più nel sangue, rispetto alle sue difese naturali.
L'incidenza statistica di reazioni anafilattiche e/o di fibrosarcomi viene
sopravvalutata rispetto a quella dell'infezione leucemica, anche da proprietari di gatti
in semilibertà per i quali l'opportunità di rimediare un morso da parte di un animale
FeLV[+] è assai più frequente che non per i gatti d'appartamento. Si tratta di una
scelta personale, che andrebbe fatta alla luce di una corretta informazione sanitaria: è
dovere di ogni proprietario responsabile -non del veterinario, dell'allevatore o
dell'amico esperto- decidere quale rischio correre: se quello della vaccinazione, o quello
della malattia.
Perché gli allevatori sconsigliano di vaccinare i gatti di razza?
Perchè suppongono che la sollecitazione anticorpale indotta dal vaccino possa essere
controproducente in alcune razze, e -ipotizzando un minor rischio di esposizione virale
per animali d'appartamento e/o da esposizione- non giustificata dagli eventuali benefici.
C'è a volte un clima di diffidenza pregiudiziale reciproca fra il mondo
veterinario e la comunità degli allevatori, circa le rispettive competenze. Come spesso
accade in questi frangenti, entrambe le parti hanno un po' ragione e un po' torto.
Molti allevatori lamentano un atteggiamento di sufficienza da parte di certi veterinari
nei confronti delle razze selezionate. Soprattutto i veterinari "comuni",
abituati a lavorare con animali non di razza, tenderebbero a liquidare frettolosamente
come 'difetti di selezione genetica' -da parte di allevatori malaccorti [o spinti da mere
leggi di mercato]- malattie che altrimenti in animali non di razza avrebbero considerato
con differente approccio diagnostico. Una sorta di snobismo al contrario. Per contro, è
possibile riscontrare molto spesso una mentalità di eccessiva presupponenza in campo
medico da parte di certi allevatori, una specie di 'empirismo terapeutico' di categoria,
che li porta a fidarsi maggiormente dei consigli sanitari -più o meno fondati- dei loro
colleghi, piuttosto che di veterinari professionisti qualificati.
I pregiudizi si rivelano infondati -come spesso accade- quando si consideri che molti
veterinari esercitano presso le maggiori organizzazioni del settore [in America CFA, TICA,
ACFA, AKC -cani] o sono anch'essi conoscitori e/o allevatori amatoriali. D'altra parte, i
migliori allevatori hanno cura di mantenersi sempre scrupolosamente aggiornati per quanto
concerne gli sviluppi delle conoscenze veterinarie, e quindi questa contrapposizione di
ruoli non ha motivo d'essere. A questo proposito, è sufficiente un po' di buona volontà
da entrambe le parti, tenuto presente che non tutte le razze -e all'interno di una razza,
non tutti gli individui- hanno le medesime predisposizioni genetiche nei confronti delle
malattie, e che la scelta di un profilo terapeutico non può prescindere da considerazioni
sia di carattere ereditario che soggettivo.
Il sistema immunitario delle razze selezionate NON è mai stato analizzato, per
accertare se vi siano differenze significative rispetto a quello dei gatti comuni. Tutti i
vaccini attualmente in commercio sono stati sviluppati e testati su animali da
laboratorio, e non esiste attualmente modo di sapere se la presunta maggiore
suscettibilità di alcune razze pregiate possa trovare conferma. Alcuni allevatori
accreditano questa posizione sulla base dell'esperienza. Nell'ambiente veterinario è
generalmente ritenuta priva di fondamento.
La risposta alla domanda posta inizialmente -che linea scegliere di fronte ad un gatto
di razza- è affidata interamente alla sensibilità del proprietario: tutto si risolve
nell'individuare quale sia la scelta giusta nell'interesse del proprio gatto. Parlatene
-senza pregiudizi- col vostro allevatore; parlatene -senza pregiudizi- col vostro
veterinario. Se l'allevatore sconsiglia di vaccinare il gatto perchè in quella
particolare linea di sangue si sono verificati episodi di intolleranza al vaccino
antileucemico, chiedete al vostro veterinario di tenerne conto, nella valutazione del rischio
~ beneficio.
Analogamente alle persone, anche gli animali hanno reazioni soggettive alla
vaccinazione. Statisticamente:
la maggior parte dei gatti non presenta disturbi di nessun tipo,
alcuni sperimentano un leggero malessere nelle ore successive, dovuto alla
sollecitazione anticorpale,
altri -un numero piuttosto ridotto- hanno reazioni allergiche ad uno dei componenti del
vaccino: febbre, diarrea,
qualche caso isolato -veramente raro- presenta reazioni anafilattiche gravi con collasso
respiratorio e/o cardiaco.
Se i problemi dovuti alla vaccinazione -*qualunque vaccinazione*- durano più di
12-24 ore, è necessario consultare immediatamente il veterinario, anche nel caso i
sintomi appaiano lievi. Nel caso la reazione sia di tipo allergico, è utile
concordare col veterinario differenti strategie per la vaccinazione successiva: potrebbe
rivelarsi più conveniente accorpare le vaccinazioni in un'unica somministrazione o, al
contrario, scaglionarle in 2-3 mesi. E' anche possibile diluire maggiormente la frequenza
delle vaccinazioni, passando da base annuale a base biennale o triennale.
DIPENDE.
Occorre considerare l'ambiente dal quale l'animale proviene. Se:
- è stato recuperato dalla strada, [animali dispersi, feriti, cuccioli
abbandonati...]
- è stato adottato da un ricovero, [alcuni ricoveri di routine
eseguono test antivirali, altri no: chiedete sempre!]
- è stato ceduto da precedenti proprietari che non usavano vaccinarlo
e/o testarlo [o non ne siete sicuri...]
è saggia precauzione tenerlo *fisicamente* separato dal vostro gatto -ad es. in una
stanza di servizio- con ciotole e lettiera proprie, finchè il veterinario non abbia
escluso la possibilità di malattie virali in incubazione o in atto [lavate sempre le mani
con sapone disinfettate -o candeggina diluita- dopo aver accudito il nuovo venuto,
soprattutto se avete applicato medicazioni, ndt]. [la vaccinazione non protegge al
100%].
Non fate sì che un atto di generosità si trasformi -e succede spesso- in una
tragica imprudenza per l'omissione di questa elementare precauzione! Animali perfettamente
sani di per sé possono essere portatori di virus letali nei confronti degli altri. Se per
la strada vi trovate di fronte ad un gattino abbandonato, prendetevi cura SIA di lui SIA
del micio di casa!
Pulci, micosi cutanee, parassiti intestinali e altri problemi minori non costituiscono
fortunatamente grandi pericoli, ma è comunque preferibile curare un solo animale anziché
due.
DIPENDE.
Dipende da così tanti fattori che è pressocché impossibile indicare un'aspettativa
media di vita. In primo luogo, dipende da quanto precocemente viene diagnosticata la
presenza del virus: se i test antileucemici vengono eseguiti solo quando l'animale
comincia a non essere in buona salute, è purtroppo improbabile riuscire a mettere in atto
misure preventive per allungare il più possibile il tempo di latenza della viremìa. E'
importante che, specialmente sui gatti liberi di uscire e in generale in tutte le
situazioni di potenziale esposizione [ad es, se il gatto viene morso da un randagio, ndt],
vengano eseguiti test di controllo e vaccinazioni regolari.
Dal momento in cui il virus aggredisce il sistema immunitario, l'83% degli
animali ha un'aspettativa di vita che varia da pochi mesi a 3-4 anni, a causa
dell'insorgere di malattie concomitanti (Hardy ed altri, 1980). Purtroppo, è inutile
aspettarsi che la maggior parte possa sopravvivere più a lungo.
Molto diverso invece il caso degli animali con viremìa allo stadio latente
[ELISA[+]o[-] IFA[-], ndt], e ancor più i portatori sani [ELISA[+] IFA[-], ndt]:
sono stati riportati casi isolati di soggetti sopravvissuti per 10-12 anni in ambiente
protetto, ed anche un caso -non documentato- di un gatto sopravvissuto per 20 anni col virus.
Sono comunque casi estremi e, purtroppo, non molto frequenti.
Sfortunatamente, la malattia di per sé non dà sintomi definiti: essendo provocata da
un retrovirus immunosoppressivo, è spesso accompagnata da un alto numero di malattie
concomitanti, che non è sempre facile differenziare. I sintomi caratteristici della sola
leucemia sono: un'incontrollata proliferazione di globuli bianchi nel sangue, spesso unita
ad una persistente anemia [dovuta all'immissione in circolo di cellule ematiche immature,
ndt].
Il quadro generale è spesso caratterizzato da gengiviti croniche, stomatiti, ulcere
alla bocca, ascessi e ferite cutanee che non cicatrizzano. Spesso occorrono altre malattie
infettive concomitanti (FIP, FIV). Ricorrenti anche i disturbi all'apparato digestivo
(vomito, diarrea) spesso complicati da turbe neurologiche (alcuni gatti sembrano sostare
nei pressi della ciotola come se non fossero capaci di mangiare). Compromesso anche
l'apparato respiratorio superiore (per cui il respiro diviene difficoltoso e pesante). In
definitiva, la leucemia apre la strada a qualunque tipo di malattia, per cui è
impossibile fornire un quadro esaustivo della sintomatologia. Qualunque comportamento
anomalo (debolezza, depressione, perdita di peso, mancanza di appetito, etc) in un gatto
FeLV[+] deve essere immediatamente segnalato all'attenzione del veterinario.
Il mio gatto FeLV[+] è morto. Fra quanto posso prendere un altro?
1 SETTIMANA.
Da un punto di vista strettamente medico, tralasciando ovvie considerazioni di carattere
emotivo, non è necessario attendere oltre. Il virus non può riprodursi in ambiente
extracellulare, e nelle tracce di saliva, sangue e urina eventualmente lasciate
dall'animale infetto non sopravvive a lungo [3 giorni sotto le migliori condizioni, ndt].
Un veterinario addirittura asserisce che già dopo 24 ore l'ambiente è da ritenersi
sicuro. Per accelerare il periodo di 'quarantena' si possono seguire questi accorgimenti:
disinfettare accuratamente pavimenti e tavoli con candeggina in soluzione [100gr polvere
in 4lt d'acqua]
sostituire ciotole, vaschette, giocattoli e quant'altro appartenuto al gatto precedente
(è in alternativa possibile lavarli e disinfettarli accuratamente, me dato l'esiguo costo
di questi accessori è più sicuro disfarsene e comprarne di nuovi).
passare ripetutamente il battitappeto o l'aspirapolvere su tappeti e moquette [se si
dispone di bidoni a vapore tipo "Vaporella" è possibile eseguire una perfetta
sterilizzazione anche di queste superfici, ndt]
PARTE II: Cosa fare se il vostro gatto risulta positivo al test...
Questa sezione è più specificatamente rivolta a chi possieda un gatto in
viremìa persistente (IFA[+]).
Bisogna fare in modo che ASSOLUTAMENTE sia tenuto DENTRO CASA.
Questo vale per tutti i gatti sia persistentemente infetti [IFA[+]] che per i portatori
sani [ELISA[+] IFA[-] a lungo termine].
Questo è l'unico comportamento responsabile per proteggere sia lui
(più viene tenuto riparato, meno facilmente si ammala), sia tutti gli altri gatti della
zona, randagi o meno: il vaccino ha solo un 75-85% di efficacia, e rischiare di scatenare
un'epidemia di leucemia felina nella zona permettendo al proprio gatto FeLV[+] di
gironzolare è ASSOLUTAMENTE da IRRESPONSABILI!
Se non POTETE, o non VOLETE tenere il gatto dentro casa, vi
restano *umanamente* solo due alternative accettabili:
- trasferirlo presso un'altra casa e/o ricovero (vedi più avanti),
- farlo eutanasizzare dal veterinario (può sembrare una soluzione
crudele, e lo è. Ma a volte è l'unica possibile)
Molti veterinari consigliano l'eutanasia, specie se l'animale è in
leucemia conclamata. In questo caso si tratta di una scelta giusta: la leucemia è una
malattia terminale, non è giustificabile lasciarlo soffrire inutilmente.
Diverso il caso di un gatto IFA[+] ma apparentemente sano:
essendo la qualità della vita ad un livello soddisfacente, l'eutanasia diventa un'opzione
estrema, da considerarsi solo quando non sia possibile gestire la situazione altrimenti.
Se non è possibile prendersi personalmente cura del proprio gatto FeLV[+] [ad es. quando
sia necessario allontanare un gatto FeLV[+] dagli altri, ndt], vi sono altre opzioni da
prendere in esame, prima di pensare di ricorrere all'eutanasia.
Qualunque decisione prendiate -averne cura, affidarlo ad altri,
farlo eutanasizzare- due cose NON potete fare: ignorare il problema, e liberarvi
del gatto [magari scaricandolo da qualche parte, ndt].
Purtroppo, è impossibile predire il futuro. La malattia
comprende così tante variabili che è impossibile prevedere una media di cosa accadrà, o
di quando accadrà. Se chiedete a 5 veterinari, otterrete 5 pareri diversi, perchè anche
la letteratura medica internazionale è in disaccordo su questo punto. Di seguito, vengono
riportati due estratti dalle pubblicazioni delle massime autorità in materia [c'è da
considerare che il 60-80% -Referenza: drNell Barrett Salter- dei gatti esposti al virus
sviluppano anticorpi efficienti nel neutralizzarlo, e rimangono IFA[-]. E' altresì da
mettere in rilievo la differenza di tempo che separa questi studi, ndt]
(Hardy ed altri, 1980): dei gatti risultati IFApositivi al primo
test, e confermatisi tali nel trimestre successivo:
quasi il 45% è da considerarsi infetto in stadio persistente.
Questi animali sono contagiosi, e presto o tardi manifesteranno acuti segni di leucemia
conclamata e malattie ad essa correlate [l'aspettativa di vita media è di 2 anni, ma il
17-20% raggiunge i 3-4 anni -Referenza: Journal of the AVMA, ndt]
l'altro 55% è da considerarsi infetto in stadio latente, o
portatore sano. Questi animali sono poco contagiosi [tranne i portatori sani], ma per il
resto sono in buona salute. Questa condizione può durare da alcuni mesi a molti anni,
può sfociare in leucemia conclamata oppure no.
(Loar, 1993): dei gatti risultati IFApositivi al primo test, e
confermatisi tali nel trimestre successivo:
solo il 5% è da considerarsi infetto in stadio persistente. Questi animali sono
contagiosi, e molto presto manifesteranno acuti segni di leucemia conclamata e malattie ad
essa correlate.
il restante 95% è da considerarsi infetto in stadio latente, o portatore sano. Questi animali sono poco contagiosi [tranne i portatori sani], ma per il
resto sono in buona salute. Questa condizione può durare da alcuni mesi a molti anni,
può sfociare in leucemia conclamata oppure no.
Non ci sono purtroppo ricette miracolose: anche se apparentemente
sano, il sistema immunitario di un gatto IFA[+] è conseguentemente indebolito: il
successo o meno nella difesa dalle malattie esterne dipende dall'ambiente circostante,
dallo stato di salute del gatto e dalla risposta alle terapie convenzionali.
Esiste però un accorgimento importante da prendere: al contrario
della FIV, sembra che nel progredire dell'infezione leucemica giochi un ruolo non
secondario l'esposizione a situazioni di stress, che abbassano pericolosamente la soglia
della risposta immunitaria. Lo stress riduce grandemente l'abilità del sistema
immunitario di reagire appropriatamente, per cui evitare tutte le possibili sollecitazioni
può essere la carta vincente nella terapia della leucemia felina.
"Ma se mangia e dorme tutto il giorno, come fa a
stressarsi?" Questa è la classica domanda che solitamente i proprietari si
fanno. Lo stress è da intendersi da un punto di vista *felino*. Sono situazioni
stressanti tutte quelle che costituiscono una contrarietà rispetto ad un benessere
ideale: trovare la ciotola vuota, mangiare del cibo poco gradito, dover usare una lettiera
sporca o umidiccia, non poter dormire per rumori fastidiosi, la presenza di estranei in
casa... tutte quelle situazioni insomma che infastidirebbero solamente un gatto normale,
possono essere letali per un gatto leucemico. Non progettare traslochi, ristrutturazioni o
cambiamenti sostanziali è l'unico modo possibile di proteggere il proprio gatto.
Senz'altro. NESSUN gatto FeLV[+] maschio o femmina dev'ssere
utilizzato per la riproduzione [tutti i micetti nascerebbero infetti, o verrebbero
infettati di lì a poco, ndt]. Data la necessità di mantenere l'animale in casa, e
separato dagli altri, la sterilizzazione è senz'altro la migliore soluzione. Esiste è
vero, una preoccupazione maggiore riguardo all'anestesia, per cui è necessario che il
veterinario valuti attentamente la migliore opzione possibile. Non è una cattiva idea
segnare in un libretto sanitario la storia clinica (operazioni, vaccini, malattie,
medicine etc) del piccolo "paziente", da poter esibire in casi d'emergenza o
qualora il veterinario non fosse quello usuale..
Il mio gatto è IFA[+]. Devo continuare a vaccinarlo?
La letteratura medica raccomanda di sospendere la vaccinazione
antileucemica. Oltreché inutile, la sollecitazione anticorpale potrebbe essere
addirittura controproducente. E' possibile tuttavia continuare le vaccinazioni contro
altre malattie virali (panleucopenia, rabbia etc.). E' necessario consultare il
veterinario a questo proposito.
Uno dei miei gatti è IFA[+]. Gli altri no. Che devo fare?
E' una scelta difficile, per la quale non ci sono risposte
predefinite. E' consigliabile valutare la situazione col proprio veterinario: se si tratta
di gatti adulti che convivono da lungo tempo insieme, è probabile che gli altri gatti
siano stati già abbondantemente esposti, e che abbiano acquisito una sorta d'immunità [o
sarebbero risultati positivi anche loro, ndt].
Tuttavia, dato il margine di fallibilità [15-25%, ndt] del
vaccino antileucemico, la rimozione del soggetto FeLV[+] sembra la via più sicura per
evitare che gli altri gatti possano venire contagiati. In un non troppo recente studio
(Barlough, 1984) è statisticamente emerso che:
su 45 colonie dalle quali i gatti FeLV[+] erano stati allontanati,
il 99,5% dei gatti FeLV[-] è rimasto tale.
nelle colonie nelle quali i gatti FeLV[+] coabitavano con i
FeLV[-] l'incidenza d'infezione era 40 volte maggiore.
In definitiva, è consigliabile sistemare altrove il gatto
FeLV[+], per non far correre inutili rischi anche agli altri.
E' teoricamente possibile, in alternativa, mantenere una
'quarantena domestica' per il gatto FeLV[+]. Questo comporta che:
- le porte vengano mantenute chiuse e le rispettive aree siano
possibilmente distanti, per evitare contatti,
- le ciotole, le lettiere, i giocattoli e quant'altro vengano
mantenuti rigorosamente separati,
- laviate e disinfettiate le mani e gli abiti [comprese le scarpe]
ogni qualvolta avviciniate il gatto FeLV[+]
Assumendo che l'animale sia d'accordo, vi sono due differenti
possibilità:
prendere un cane (i cani NON vengono contagiati): è un'ottima
idea, specie se sia il gatto che il cane sono cuccioli. Il cane inoltre può essere
portato liberamente fuori. Dovete però essere consci dell'impegno che vi assumete:
dovervi occupare SIA del gatto SIA del cane, in misura consona alle due specie. E' meglio
dare un'occhiata a questo esaustivo FAQ sui cani [ http://www.io.com/user/tittle/dogs-faq/homepage.html
], prima di procedere.
prendere un altro gatto FeLV[+]: questa è una soluzione generosa.
Molto generosa: dovete essere consapevoli che le cure, le spese e le apprensioni saranno
moltiplicate per due, e che l'unica consolazione sarà quella di aver prestato affetto a
creature destinate a non sopravvivere a lungo. La morte di uno o di entrambi è un trauma
al quale dovrete essere prepararti (e non lo sarete mai abbastanza). Dovete essere
assolutamente convinti di volerlo fare. Inutile dire che NESSUNO dei due animali potrà
uscire di casa. Studi veterinari o ricoveri possono essere il posto giusto dove lasciare
il vostro recapito. Può succedere che vi vengano chieste delle referenze (ad es, il nome
del vostro veterinario), per essere sicuri che non siate qualche specie di psicopatico/a
in cerca di gatti da torturare. Naturalmente penseranno che siete matti ugualmente, per il
fatto di volervi prendere cura di due creature malate...
In ogni caso, NON potete prendere come compagno del vostro, un
gatto FeLV[-], non importa se vaccinato o meno.
Il mio gatto è IFA[+]. Non posso tenerlo, non voglio eutanasizzarlo. Che posso fare?
Se l'animale è in buone condizioni di salute, un primo passo
consiste nel lasciare messaggi presso gli studi veterinari, i rifugi per animali malati
[quelli normali usualmente eutanasizzano qualunque animale sieropositivo, anche se sano,
ndt], i giornali locali o le riviste specializzate. Sebbene molto difficili da trovare,
alcuni ricoveri -generalmente gestiti dal volontariato- sono specificatamente riservati ai
gatti leucemici. Non aspettatevi comunque di riuscire a "piazzare" il gatto nel
giro di poche settimane. Un gatto FeLV[+] è inadottabile da parte di chiunque non stia
specificatamente cercandone uno (vedi precedente domanda).
A questo proposito, DOVETE assicurarvi che qualunque privato che
si mostri interessato lo faccia per scopi moralmente accettabili: esiste un mercato
sotterraneo delle più varie abiezioni (vendita a pseudo-laboratori o studenti, sevizie,
messe nere, cibo per fiere in zoo clandestini etc). A questo, è certamente da preferire
l'eutanasia...
Contattandola per e-mail (preferibilmente) o per posta (allegate
SEMPRE una busta preaffrancata e prestampata col vostro indirizzo), potrete ricevere una
guida in 4 pagine con indirizzi e suggerimenti. Non essendo un'organizzazione a scopo di
lucro, qualunque contributo o donazione vogliate o possiate offrire sarà di grande aiuto.
"CancerNet Factsheet" è disponibile via gopher
all'indirizzo gopher.nih.gov seguendo il menù "Health and Clinical
Information/CancerNet Information/Fact Sheets" da "NCI/Risk Factors and Possible
Causes".
Oppure, potete chiamare il servizio gratuito 'Cancer Information Service'
all'1-800-422-6237 (1-800-4-CANCER).
Hardy, William D., Essex, Myron, and McClelland, Alexander J. (eds). Feline Leukemia
Virus. Elsevier/North-Holland, Inc. New York, 1980.
Loar, Andrew S. "Feline Leukemia Virus: immunization and prevention" in
'Veterinary Clinics of North America: Small Animal Practice'. 23(1):193-211, 1993.
Barlough, J.E. "Seriodiagnostic aids and management practice for retrovirus and
coronavirus infections" in 'Veterinary Clinics of North America: Small Animal
Practice' 14(5):955-969, 1984.
Olsen, R.G. et al "Oncogenic viruses of domestic animals" in 'Veterinary
Clinics of North America: Small Animal Practice' 16(6):1129-1144, 1986.
Letture addizionali:
Hardy, W.D. Jr, ed altri "Biology for Feline Leukemia Virus in the natural
environment" in 'Cancer Res.' 36:582, 1976.
McClleland, A.J. ed altri "Prognosis of healthy Feline Leukemia Virus infected
cats" in 'Rev. Cancer Res.' 4:121, 1980.
Rojko, J.L., e Hardy, W.D. Jr. "Feline Leukemia Virus and other retroviruses"
in 'The Cat: Diseases and Clinical Management', NY: Churchill Livingston, 1989.
Rojko J.L. ed altri "Reactiviation of latent Feline Leukemia Virus infection"
in 'Nature' (Lond.) 198:385, 1982.
Il "Journal of the Am. Vet. Med. Association", 199(10), Nov. 15, 1991
è interamente dedicato alla trattazione delle malattie virali feline.
L'articolo originale è reperibile all'URL: http://www.tezcat.com/~ermiller/FeLV2.html
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