Questo documento è una traduzione di "Feline Infectious
Peritonitis FAQ", compilato originariamente dal newsgroup americano rec.pets.cats,
per il newsgroup it.discussioni.animali.gatti
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La traduzione è stata effettuata con l'autorizzazione dei curatori
del faq originale da DannyT (dannyt@minitaly.com)
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Versione 1.0 del 21 agosto 1998
Aggiornamento del 1 novembre 1999
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(18.181.0.24) nella directory /pub/usenet/news.answers/cats-faq.
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nel corpo del messaggio (lasciate la linea del soggetto vuota).
Se non volete tutti i files includete solo le linee di quelli che volete.
Dovrete ripetere il percorso completo per ogni file.
Ci sono diversi altri FAQ (aggiunti di volta in volta) sulle specifiche
razze dei gatti e possono essere trovate tutte nell'archivio rtfm.mit.edu
sotto pub/usenet/news.answers/cats-faq/breeds.
Esiste un FAQ con le raccomandazioni in caso di perdita di un animale.
è generalizzato per tutti gli animali ed è archiviato su
rtfm.mit.edu sotto /pub/usenet/news.answers/pets/pet-loss e può
essere ricevuto mandando il comando
"send usenet/news.answers/pets/pet-loss" al mail server.
Infine esiste un FAQ sulle pulci e le zecche. Non è incluso con
i FAQ dei gatti perché è generalizzato per cani E gatti.
Naturalmente è archiviato presso rtfm.mit.edu sotto /pub/usenet/news.answers/pets/fleas-ticks
per l'ftp e può essere ricevuto inviando il comando "send usenet/news.answers/pets/fleas-ticks"
al mail server.
PERITONITE INFETTIVA FELINA dedicato alla piccola Neve
che ha curato le referenze. Grazie per i consigli.
SCOPO DEL FAQ: far luce sugli aspetti più ricorrenti e meno
conosciuti della più enigmatica fra le malattia infettive feline.
E' triste dover subito premettere che la FIP [Feline
Infectious Peritonitis, peritonite infettiva felina, ndt] ha
decorso ineluttabilmente fatale. Allo stato attuale, non esistono terapie.
Tutte le conoscenze sono permeate da un senso frustrante di indeterminatezza:
i risultati dei test diagnostici sono fuorvianti. Le modalità di
contagio, ipotizzate. Il periodo d'incubazione, imprevedibile. La sintomatologia,
ambigua. I portatori sani, inidentificabili. La vaccinazione, controversa...
Il FAQ è suddiviso in due sezioni:
PARTE I: Peritonite infettiva: 15 domande per capire...
PARTE II: Situazioni di sovraffollamento: allevamenti, pensioni, ricoveri...
[Ndt: la seconda parte è un compendio,
in forma di domande/risposte, delle misure precauzionali raccomandate per
le situazioni a maggior rischio di contagio, così come sono emerse
dal "Simposio FECV/FIPV" promosso nel 1995 dalla Winn Foundation. La FIP
è di particolare preoccupazione negli allevamenti amatoriali o professionali
dove presenta la più alta incidenza statistica, causando anche un
ingente danno economico. E' da notare comunque che la FIP ha un alto tasso
di occorrenza in qualunque situazione di sovraffollamento felino].
E' disponibile su Internet una più aggiornata
-e maggiormente tecnica- documentazione:
http://web.vet.cornell.edu/public/fhc/fip.htm [Cornell Feline Health Center]
Si consiglia di seguire articoli e abstract dei
seguenti Autori: Foley, Pedersen, Addie,Horzinek negli anni 1995/1998.
PubMed può essere consultato tramite la National
Library of Medicine
PARTE I: Peritonite infettiva: 15 domande
per capire...[vai al sommario]
NO.
Questa associazione - talvolta utilizzata nei confronti di FIPV (Feline
Infectious Peritonitis Virus), FeLV (Feline Leukemia Virus) e FIV (Feline
Immunodeficiency Virus) per spiegare il meccanismo d'azione del virus-
finisce spesso per confondere le idee e, peggio, spaventare senza motivo
le persone: molti gatti sieropositivi, e persino il cane di casa, sono
finiti per la strada. Non ci sono stati casi di AIDS dovuti a contagio
da virus immunosoppressivi felini [FIPV/ FIV/ FeLV]. Nessuno!
Non vi è altra similarità fra FIPV/ FIV/ FeLV e il retrovirus
[sottofamiglia lentivirus] HIV dell'AIDS umana, che le sindromi letali
da immunodeficienza da essi causate, così simili nell'eziologia
da aver suggerito l'associazione di cui sopra.
[Dal FAQ "Leucemia felina". Ndt: per comprendere
le sezioni seguenti, è utile ricordare che il termine 'virus' si
riferisce a organismi sub microscopici ad alto potere infettivo, capaci
di integrare la propria matrice genetica nel citoplasma di una cellula
ospite, obbligandola a sintetizzare acidi nucleici e proteine virali, cioè
a replicare il virus stesso. Sono incapaci di organizzazione cellulare
propria, e perciò sono obbligati ad una vita parassitaria "intra
cellulare" in qualche cellula ospite. La loro matrice genetica, racchiusa
da un involucro proteico, è costituita da una molecola di acido
nucleico di tipo:
I virus FIPV, FIV, FeLV sono tutti basati su una
molecola di RNA, quindi retrovirus. Mentre FeLV [v. FAQ "Leucemia
felina"] e FIV [v. FAQ "Informazioni
mediche"] sono identificati come "retrovirus", FIPV viene classificato
come "coronavirus"].
E' una malattia infettiva virale esclusiva della specie felina [a
patogenesi progressiva di tipo immuno-mediato, ndt]. E' considerata
endemica negli ambienti ad alta densità di animali (allevamenti,
pensioni, ricoveri), perché occorre uno contatto stretto -anche
se non diretto- per la diffusione del contagio. E' fra le malattie più
difficili da debellare, per la sua abilità nel vanificare la risposta
immunitaria degli anticorpi neutralizzanti [identificata
in USA nel '50, ma causa probabile dei decessi per 'rigonfiamento addominale'
documentati sin dal 1912/1914. La prima descrizione clinica risale al Dr
Jean Holzworth nel 1963. Caratteristica delle specie domestiche, può
manifestarsi anche in alcuni felini selvatici, ndt].
E' causata da un ceppo di retrovirus noti come FCoV, Feline Corona-Virus[differenziati
sulla base di neutralizzazioni in vitro, in due biotipi a di fferente patogenicità:
l'innocuo FECV (Feline Enteric Corona Virus), e il mortale FIPV (Feline
Infectious Peritonitis Virus. I coronavirus felini si differenziano da
altri virus felini in alcuni fattori di importanza critica:
gli anticorpi sistemici -circolanti cioè
nel sangue- non hanno alcuna funzione protettiva, e anzi possono agire
accelerando il decorso clinico della malattia, vedi ADE
la titolazione anticorpale è inutilizzabile
ai fini diagnostici o prognostici, e lo stesso vaccino, pur disponibile,
rimane molto controverso.
ndt [Fonte: Susan Little DVM, Diplomate
ABVP (Feline) CFA Health Committee: "Feline Infectious Peritonitis - updated
information for breeders"].
Le attuali conoscenze sulla malattia sono tuttora incomplete: in un
report del Journal of Clinical Microbiology si riferisce dipendente da
mutazione individuale verso forme sistemiche ad altissima patogenicità
del coronavirus enterico felino FECV residente [I
coronavirus sono composti da un alto numero di nucleotidi, che li rendono
proni ad errori di replicazione. La mutazione interesserebbe un errore
di duplicazione della regione ORF3c del genoma, che normalmente impedisce
al fattore di virulenza ORF7b di esprimersi: in tal modo, durante la replicazione
intestinale in un determinato soggetto, il fattore ORF7b "incontrollato"
farebbe evolvere l'infezione da localizzata a sistemica. Tuttavia, potrebbero
essere coinvolti altri fattori di virulenza, dal momento che il fattore
ORF7b non è sempre presente in tutti i genomi mutanti, ndt [Fonte:
Kiss, Kecskeméti, Tanyi, Klingeborn, Belák: "DATA REGARDING
THE MOLECULAR BIOLOGY OF FELINE CORONAVIRUSES"]
Il FECVirus, altamente infettivo, pressoché innocuo e molto comune,
ad infezione generalmente sub-clinica, e aggressività cellulare
non-sistemica [non si espande oltre le membrane
epiteliali intestinali, ndt]: causa, specie nei cuccioli, un'enterite
virale con leggera diarrea, raramente vomito e un po' di febbre [il
95% dei soggetti infettati rimane sano, ndt]. Passata l'infezione,
NON lascia successiva immunità, quindi in caso di successiva esposizione,
l'enterite virale può ripresentarsi: negli animali adulti tuttavia,
è quasi sempre asintomatica [AGG: In alcuni
soggetti il FECV può tuttavia stabilire un'infezione persistente:
i soggetti sono asintomatici ma portatori cronici -e contagiosi- del virus
FECV per trasmissione principalmente orale e fecale, e secondariamente
salivare. Attualmente, l'unico testo in grado di rilevare questi portatori
è il non comune esame PCR - Polymerase Chain Reaction- delle feci
dei soggetti in questione per il rilevamento dell'RNA virale, dato che
la titolazione anticorpale ai coronavirus non è utilizzabile a questo
scopo, ndt].
[Ndt: attenzione! Il FECVirus non ha niente
a che fare con il parvovirus che causa la FPL (Feline Panleukopenia), detta
comunemente "gastroenterite infettiva felina": contro quest'altra malattia
spesso letale esistono vaccinazioni annuali, ndt].
L'innocuo FECVirus è identico -morfologicamente/ molecolarmente/
antigenicamente- al letale FIPVirus, tranne per l'abilità di diffusione
cellulare sistemica che caratterizza quest'ultimo [attualmente,
ne viene considerato -sotto determinate condizioni variabili individualmente-
il precursore. Presentano inoltre differenti caratteristiche di crescita
in vitro, ndt]. Se un animale attualmente testato per sospetta
FIP sia stato esposto al FECVirus o al FIPVirus in precedenza (non c'è
modo di discriminare fra questi due), il test non può stabilirlo.
In questo FAQ -anche se FIPVirus e il FECVirus si differenziano solo
per la risposta immunitaria- si chiamerà:
- FECVirus: lo stadio non
patologico, non-sistemico del coronavirus [non causa la FIP],
- FIPVirus: lo stadio patologico,
sistemico del coronavirus [causa la FIP].
SI.
FIP è la malattia clinica associata ad infezione virale
da coronavirus, in stadio conclamato. Normalmente, è automatico
correlare un'infezione col virus che l'ha causata. Sfortunatamente, non
nel caso della FIP. Varie ipotesi sono state formulate: un FIPVirus appartenente
ad un ceppo virale autonomo rispetto al FECVirus, o una forma mutante patologica
del FECVirus stesso, oppure un'ipotesi mista fra queste [AGG:
attualmente, è accettato che la maggioranza dei soggetti sviluppa
la FIP dalla mutazione nel corso dell'infezione intestinale, del FECV,
ndt [Fonte: Susan Little DVM, Diplomate ABVP (Feline) CFA
Health Committee: "Feline Infectious Peritonitis - updated information
for breeders"].
La più accreditata attualmente è che -dal FECVirus enterico
al FIPVirus sistemico- alla patogenicità dell'infezione concorrano:
- il tipo di ceppo virale, la sua virulenza e il
numero di virus penetrati,
- il tipo [v.oltre] e l'intensità
della risposta del sistema immunitario,
- il livello e la qualità degli anticorpi
presenti e/o prodotti [v.oltre],
- concause varie (stress, predisposizione genetica,
malattie concomitanti etc).
Particolare suscettibilità -a questa come ad altre malattie-
hanno i gatti con malattie immunosoppressive concomitanti, come FeLV e FIV: dal 20 al 50% dei gatti con FIP conclamata risulta affetto contemporaneamente
da FeLV.
FECVirus è un coronavirus a altissima contagiosità
e bassa virulenza, non-sistemico. Debellato senza immunità permanente,
[in
oltre il 95% dei casi. Può tuttavia stabilire un'infezione permanente
in soggetti asintomatici ma portatori cronici e contagiosi. Soggetti infettati
sperimentalmente con ceppi FECV-RM presentavano diffusione del virus nelle
feci tre giorni dopo l'avvenuto contagio, per un periodo di quattro settimane
circa, ndt. Fonte: J Clin Microbiol 1996 Dec;34(12):3180-4
Poland AM ; Vennema H ; Foley JE ; Pedersen NC Center for Companion Animal
Health, School of Veterinary Medicine, University of California, Davis
95616, USA].
FIPVirus è un coronavirus [FECVirus mutato in un
soggetto FeCV-preinfetto] ad alta virulenza, sistemico. Se debellato, con
immunità permanente
[tasso di morbosità
-FIP conclamata- in gatti sieropositivi SOLO del 10%, ma tasso di mortalità
del 100%, ndt].
Quindi, se le ipotesi sono corrette, ogni qualvolta s'incontri il FECVirus
c'è la possibilità teorica di incontrare il FIPVirus. La
ragione per cui alcuni gatti sviluppino la malattia ed altri no, non è
del tutto chiara [recenti studi si indirizzano
sui peculiari meccanismi di trasmissione intra cellulare ("cell associated")
del virus, e soprattutto sull'elusione dell'attacco anticorpale: le glicoproteine
del genòma virale, le cosiddette S proteine ("spikes") sembrano
responsabili sia dell'infezione di monocìti e macròfagi (v.oltre),
sia del trasporto sistemico d'elezione, le membrane mucose superficiali,
ndt].
Non esistono certezze, al riguardo [Il FIPVirus
inizia a replicarsi nelle membrane peritoneali, quindi la via di penetrazione
più probabile è certamente quella orale: contatti con feci,
saliva o secrezioni nasali contaminate, ndt].
[AGG: Attuali ricerche hanno mostrato come
i soggetti con segni clinici conclamati di malattia *raramente* disperdano
il virus, e non risultino pertanto contagiosi verso altri animali. La malattia
(FIP) non è usualmente contagiosa gatto-gatto,ovvero per contagio
orizzontale, mentre lo è il coronavirus enterico (FECV: si stima
che una volta penetrato in allevamento, l'80-90% dei soggetti verrà
infettato), quindi attualmente i ricercatori sono orientati verso la non-necessità
di isolamento di un soggetto in fase conclamata [Fonte: Susan
Little, DVM, Diplomate ABVP (Feline), Bytown Cat Hospital, Ottawa, Canada].
La malattia può avere origine da contagio -diretto o indiretto-
successivo a:
inalazione e/o ingestione (Cornell Feline Health Center),
contatto diretto, es. attraverso morsi o ferite (Pedersen, pubblicazioni
UC - Davis).
Recenti studi dimostrano che -contrariamente a quanto ipotizzato- lo stadio
infettivo del FIPVirus sopravvive ad una temperatura ambientale di 21°
C su superfici ASCIUTTE (es. ciotole, vaschette, lettiere, abiti, scarpe
etc), per un periodo di tempo variabile da 2 a 6 settimane [alcuni
mesi, sotto le migliori condizioni, ndt]. Questo accredita entrambe
le posizioni precedenti, rendendole molto più vicine fra loro.
[Ndt: seguiamo il percorso
del FIPVirus nell'organismo? [grazie, Tamara! :)] A 24 ore dall'ingestione si trova nelle tonsille
e nell'intestino. Qui inizia a replicarsi -senza causare sintomi- nelle
mucose linfatiche e peritoneali. I globuli bianchi normalmente "di pattuglia"
nel circolo sanguigno si accorgono dell'infezione perché il virus
ha modificato il marchio di compatibilità istologica cellulare [MHC
marker, negli umani HLA marker]. I linfocìti-T coadiuvanti
[HTC, helper T-cells], nati nel midollo e maturati
nel timo, attivano quindi le difese immunitarie...
RISPOSTA CELLULO-MEDIATA [CMI,cell-mediated
immunoresponse] Questa prima fase della risposta immunitaria,
più rapida anche se non-specifica, ha una grandissima importanza
nelle malattie immunosoppressive intracellulari, come appunto la FIP (e
l'AIDS, per gli umani...). Consiste nell'attivazione tramite linfochìne
dei linfocìti-T citotossici [CTL, killer T-cells],
determinanti per la lisi citoplasmatica delle cellule infettate.
Se la risposta CMI è inadeguata, il
virus in 2 settimane invaderà l'intestino, i linfonòdi mesentèrici,
il fegato etc.
RISPOSTA ANTICORPO-MEDIATA [HMI,
humoral-mediated
immunoresponse] Questa seconda fase della risposta immunitaria,
più tardiva ma altamente specifica, consiste nell'attivazione dei
linfocìti B, nati e maturati nel midollo: ognuno di loro ha recettori
per milioni di antìgeni virali, ed identificato quello giusto s'evolve
in una plasmacellula specializzata nella produzione di anticorpi antagonisti.
Risposta HMI primaria: al primo attacco d'un virus sconosciuto, s'attiva
la risposta HMI primaria, che necessita di parecchi giorni per la
produzione e messa in circolo d'anticorpi. Una volta prodotti, una parte
di questi permane come cellula-di-memoria [memory cells]
per un periodo più o meno lungo, a protezione contro eventuali attacchi
futuri.
Risposta HMI secondaria: gli attacchi successivi dello *stesso* virus
attivano la risposta HMI secondaria: stavolta gli anticorpi preesistenti
(sieropositività) sono schierati e battaglieri, e vengono rilasciati
immediatamente nel sangue in grandi quantità. Purtroppo, proprio
di questo il FIPVirus si avvantaggia! (v.oltre)
Gli anticorpi prodotti - immunoglobuline-
sono ricercati nei test sierologici per frazioni (IgA, IgG,
IgM, IgD, IgE), la cui positività o negatività fornisce
importanti indizi diagnostici [ad es: la frazione IgM[+] suggerisce infezione
recente; la frazione IgG[+] infezione passata che ha lasciato anticorpi
permanenti]. Gli anticorpi vengono rilasciati nel sangue in quantità
proporzionali all'attaco virale, per cui il titolo di gammaglobuline nei
test risulta in genere molto alto. Gli anticorpi non distruggono l'antìgene
virale, ma lo neutralizzano legandosi ad esso [binding
specificity].
Nei tessuti infetti avviene un'intensa reazione
infiammatoria con febbre -che se non eccessiva aiuta a bloccare la replicazione
virale- mentre le cellule-spazzino [fagocìti micròfagi]
fanno piazza pulita per digestione enzimatica d'ogni virus neutralizzato
e di tutti i residui cellulari. Se tutto è andato bene, nei confronti
del FIPVirus rimane un'immunità permanente. Guarito! :)
FALLIMENTO DELLE RISPOSTE
IMMUNITARIE: Sfortunatamente, questo non è un mondo
perfetto... Il FIPVirus infetta di preferenza i globuli
bianchi a nucleo singolo -specie monocìti- e le cellule-spazzino
[fagocìti macròfagi]. Questo spiega
sia perché le lesioni da FIP interessino di prevalenza mucose ed
epiteli reticolo-endoteliali, sia perché solo l'immunità
CMI e/o la positività alla frazione IgA siano considerate sufficientemente
protettive.
Pare infatti che la positività alla
frazione IgG con presenza anticorpale permanente, sia controproducente
nell'infezione da FIPVirus e non-protettiva nell'infezione da FECVirus.
Il FIPVirus s'avvantaggia della precedente sieropositività: la presenza
d'alti titoli anticorpali nella fase dell'infezione può accelerare
-anziché contrastare- lo sviluppo clinico della malattia. Il fenomeno
-di particolare importanza in relazione alle vaccinazioni- è conosciuto
anche nell'AIDS umana come attività ADE [antibody
dependent enhancement]. Gli anticorpi che si trovino a facilitare
lo sviluppo della malattia vengono chiamati "enhancing antibodies". Da sperimentazioni di laboratorio, è
emerso che:
l'attività ADE nei confronti del FIPVirus
viene amplificata da esposizioni successive allo *stesso* ceppo virale
[es. al Tipo-II] ma NON da esposizioni successive a ceppi virali *differenti*
[es. al Tipo-I e al Tipo-II].
l'attività ADE nei confronti del FIPVirus
-in particolare del Tipo-II- è provocata da un alto titolo di anticorpi
neutralizzanti, ma NON da un basso titolo. [Referenze: Luglio
1997, Department of Veterinary Infectious Diseases, School of Veterinary
Medicine and Animal Sciences, Kitasato University, Towada - Japan].
NO.
Sono commercialmente disponibili dei test diagnostici sul siero, sui
tessuti e sui liquidi interstiziali:
alcuni (la maggior parte) ricercano la presenza di anticorpi
contro generici coronavirus,
altri, più recenti, ricercano le glicoproteine superficiali
del genòma virale [le cosiddette proteine
"S" o "spikes", ndt].
Il problema con i test di ambedue i tipi, è che i reagenti chimici
non hanno specificità di discriminazione del FIPVirus nei confronti
del FECVirus, a causa rispettivamente:
delle interazioni anticorpali antigenicamente uguali [i
loro antìgeni sono antagonizzati dagli stessi anticorpi, ndt],
delle somiglianze molecolari della matrice genetica [la
non-sistemicità infettiva del FECVirus può però essere
una discriminante: nel caso in cui il genòma virale venga rilevato
*sia* sui tessuti/liquidi peritoneali *sia* nel sangue, può trattarsi
di FIPVirus sistemico. Il FECVirus (il genòma, non gli anticorpi)
non dovrebbe diffondersi al di fuori dei tessuti intestinali, ma ulteriori
studi sono in corso e non vi è niente di definitivo, ndt].
[Ndt: i test anticorpali rilevano la sieropositività/sieronegatività
rispetto ad un livello di riferimento, con o senza specificazione del titolo
(la più alta diluizione possibile del siero mantenendo rilevabile
la positività). Fra i tipi disponibili:
ELISA "FIP test": testa il siero ed è disponibile
in kit per uso ambulatoriale. Poco sensibile.
I-IFA "indirect IFA test": testa campioni di tessuto,
ad es. raschiature congiuntivali. Più sensibile, ha una specificità
di discriminazione inferiore al 70%.
[La Synbiotics stava sviluppando un test ("anti-idiotype
monoclonal antibody") ad alta specificità, mai commercializzato].
Gli accertamenti anticorpali sierologici/tissutali non diagnosticano
forme effusive/non-effusive di FIP conclamata (v.oltre):
un gatto esposto ad un QUALUNQUE tipo di coronavirus, mantiene nel
sangue un titolo più o meno alto di anticorpi contro di esso. La
sieropositività o sieronegatività -inclusi i casi di falsa
sieropositività o falsa sieronegatività- indicano solamente
la reazione anticorpale ad un antìgene virale, non l'antìgene
antagonizzato.
Nel FECVirus -che non lascia immunità- il titolo anticorpale
dovrebbe decrescere allo scomparire dell'infezione: si è pensato
che titoli alti e persistenti di anticorpi nel siero potessero essere significativi
di infezione da FIPVirus. Sfortunatamente, le esperienze sul campo sono
contraddittorie [le interazioni fra numero di virus penetrati ~ numero
di anticorpi prodotti sono ambigue: alti livelli anticorpali possono eliminare
il virus, così come accelerare la malattia (attività
ADE). Alti titoli anticorpali possono misurarsi tanto in animali in
FIP conclamata (forma non-effusiva) quanto in animali portatori sani, ndt].
A complicare le cose (...ce n'era proprio bisogno!), non esistono parametri
di esecuzione/valutazione standard: "FIP test" effettuati in laboratori
diversi non garantiscono uniformità o comparabilità di risultati,
e l'interpretazione degli stessi varia da laboratorio a laboratorio. Alcuni
assumono la sieropositività/sieronegatività in base alle
risultanze del titolo rispetto ad un livello di riferimento, naturalmente
proprietario: talvolta, non viene nemmeno specificato nel referto. Inoltre,
eventuali inaccuratezze procedurali o concause esterne (es. risposta anticorpale
anomala alla vaccinazione) possono invalidare del tutto il risultato [il
tasso di falsa positività/negatività stimato è intorno
al 30%, ndt].
Alla data di stesura del FAQ, era allo stadio sperimentale
-ora commercializzato- il test nPCR ("nested Polymerase
Chain Reaction") che ricerca direttamente l'RNA virale -anche a livelli
bassissimi- sui tessuti, i liquidi interstiziali e il siero [le
polimeràsi sono enzimi cellulari che uniscono fra loro più
molecole simili -monòmeri- in catene chiamate polìmeri. I
polìmeri bersaglio del test sono le glicoproteine del genòma
virale, le cosiddette S proteine ("spikes"), responsabili per l'inclusione
virale nel citoplasma cellulare. I primi risultati in vitro - esame tissutale/interstiziale
per il FIPVirus e fecale per il FECVirus- promettevano una sensibilità
del 91,6% ed una specificità del 94%. Purtroppo, le metodologie
utilizzate nei pochi laboratori che lo eseguono non confermano le aspettative.
E' maggiormente costoso rispetto ad altri test e ancora non discrimina
con sufficiente affidabilità fra FECVirus e FIPVirus, ndt. Referenze:
'Journal of Clinical Microbiology', marzo 1997. Articolo: "Development
of a Nested PCR Assay for Detection of Feline Infectious Peritonitis Virus
in Clinical Specimens" - Animal Medical Center, New York - Clonit SpA -
Fondazione Centro Studi di Patologia Molecolare Applicata alla Clinica,
Milano].
***In NESSUN caso l'EUTANASIA dev'essere considerata sulla base
dei SOLI test sierologici, della titolazione anticorpale, o persino del
nuovo test DNA!***
Nei casi di sospetta FIP, la diagnosi può venire indirizzata
sia dalla valutazione sintomatica generale [poco
caratteristica nella forma non-effusiva, ndt ] sia da accertamenti
clinici volti a confermare/smentire il quadro patologico [es.
marcata iper-gammaglobulinemìa e/o concomitante ipo-albuminemìa,
ndt].
risultato sieronegativo [-], non sono rilevabili anticorpi
per i coronavirus:
perché non è mai stato esposto. Meglio così!
perché è in uno stadio d'incubazione [periodo
medio: dai 2 ai 4 mesi, ndt],
perché non ci sono anticorpi liberi [infezione
avanzata, immunodepressione da FeLV etc, ndt],
perché il risultato è sbagliato... [sieronegatività
apparente, ndt]
risultato sieropositivo [+], sono rilevabili anticorpi per
i coronavirus:
perché esposto -in passato/recentemente- al FECVirus (?),
perché esposto -in passato/recentemente- al FIPVirus (?),
perché la vaccinazione ha dato reazioni anomale (?)
perché il risultato è sbagliato... [sieropositività
apparente, ndt]
In più, il livello di anticorpi nel siero -sia al FECVirus che al
FIPVirus- aumenta e decresce senza un modello specifico.
Spesso, equivocamente, si abbreviano le risultanze di laboratorio come
"FIP negativo [-]" e "FIP positivo [+]". Questo è da intendersi
nel senso che -per quel dato test- il titolo anticorpale per generici coronavirus
è risultato:
"FIP[-]" = più basso del riferimento, NON che si possa escludere
la presenza di FIPVirus o FIP conclamata,
"FIP[+]" = più alto del riferimento, NON che si possa affermare
la presenza di FIPVirus o FIP conclamata
Nel passato, era opinione comune che profilo ematologico + sintomatologia
consistenti con sospetta FIP, fossero un'automatica conferma alla diagnosi
di FIP conclamata. Attualmente non è più così: titoli
alti e crescenti nelle risultanze anticorpali sono un forte indice di sospetto
per la presenza dell'infezione, ma l'effettiva diagnosi deve considerare
tutte le possibili opzioni alternative prima di venire confermata.
Nei lavori del "Simposio FIP/FECV" sponsorizzato dalla Winn Foundation,
i test sul vaccino effettuati alla Cornell University, sono stati oggetto
di contestazione proprio per l'utilizzo di animali sieropositivi, e per
le innaturali condizioni di esposizione dei soggetti all'infezione virale.
Non è ancora chiaro se l'attività ADE
sia un fenomeno accentuato dalle prassi di laboratorio, o se anche sul
campo occorra con la stessa frequenza.
La FIP è un'infezione singola, caratterizzata però da
differenti sintomatologie: la tipologia di instaurazione è strettamente
correlata alla tipologia di risposta immunitaria cellulo-mediata CMI dell'organismo
[i
gatti geneticamente predisposti alla FIP potrebbere quindi in teoria essere
anche maggiormente predisposti ad altre infezioni virali e fungine: questo
potrebbe essere un aiuto per gli allevatori nel selezionare linee di sangue
con comprovata resistenza alla FIP e alle altre malattie perché
in possesso di una forte risposta cellulo-mediata, ndt]
Dipendentemente da questa, si riconoscono:
una forma acutaeffusiva o parenchimatosa [pare
relativa ad una totalmente fallita risposta CMI, ndt]
una forma cronicanon-effusiva o "asciutta" [pare
relativa ad una parzialmente fallita risposta CMI, ndt]
Esiste anche una terza situazione, quella dei cosiddetti portatori
sani:
un'immunità latente con contagiosità periodica [pare
relativa ad una parzialmente riuscita risposta CMI, ndt]
L'infezione virale è inattivata [non debellata], e si è instaurata
un'immunità a tempo indeterminato [che
può tuttavia venir meno, specie in coincidenza con FeLV e altre
malattie immunosoppressive nei confronti della risposta CMI. Da notare
che l'uso di farmaci immunosoppressori -es. corticosteroidi- non influisce
negativamente, essendo la loro azione limitata in genere all'ambito anticorpale
HMI, ndt]
La sintomatologia comune alle due forme di FIP conclamata, è
estremamente comune ad un'infinità di altre malattie:
febbre resistente agli antibiotici, perdita di peso, depressione, anoressìa,
anemìa, disidratazione, letargìa, debolezza.
peritonite piogranulomatosa con o senza ascìte: le lesioni possono
occorrere virtualmente ovunque: linfonodi, fegato, rene, pleura, polmoni,
pericardio, meningi, uvea etc.
Forma effusiva: Progressione rapida. E' caratterizzata:
da ascìte, dilatazione peritoneale, addominale e/o toracica
dovuta al versamento di ingenti quantità di liquido.
Nel torace produce compressione polmonare e anomalie respiratorie [dispnèa,
tachipnèa etc, ndt]. Nel 20% dei casi l'effusione del
liquido interessa la pleura e il pericardio.
Può occorrere vasculìte, che aumenta la permeabilità
vascolare e accumulo di trasudato fibrinoso sulle membrane intestinali
e/o respiratorie [peritonite sierofibrinosa, maggiormente
sul fegato, intestino e milza, ndt]. Rigonfiamento linfatico,
itterizia [nello stadio terminale, ndt],
disturbi neurali, ulcere corneali, vomito, diarrea, pallore avanzato delle
mucose possono aggiungersi al quadro
Forma non-effusiva: Progressione lenta. E' caratterizzata:
da mancanza di ascìte,
da lesioni cellulari piogranulomatose e/o accumuli perivascolari di linfocìti
e cellule plasmatiche [con ispessimento nodulare
del connettivo, ed estesa infiltrazione mononucleare rilevabile all'esame
istopatologico, ndt].
Possono presentarsi in varie combinazioni: crisi renali, epatiche, pancreatiche
[linfoadenopatìa
addominale, ndt]; complicazioni vascolari e/o flebitiche; malattie
oculari [uveìte piogranulomatosa, emorragie
retiniche etc, ndt]. Questa è la forma della malattia
nella quale è più frequente riscontrare neuropatìe
del sistema nervoso centrale [atassìa,
nistagmo, paralisi, encefalomielìte e meningite, ndt]
Attualmente gli accertamento diagnostici possibili sono l'esame istologico
(biopsìa) o l'IP test "Immuno Peroxidase" sul tessuto e/o sul liquido,
prelevato mediante chirurgia esplorativa sull'animale vivo o, più
frequentemente, durante necroscopìa post-mortem (autopsia).
[Ndt. La seguente sezione è stata aggiunta
grazie al Dott. Roberto Priolo, Medico Veterinario (grazie, Roberto!)]:
L'esame citologico su qualsiasi versamento
intracavitario, e specificatamente il liquido ascitico, è di FONDAMENTALE
importanza, non fosse altro per stabilire se si tratta di un liquido infiammatorio
(come nella FIP) o di un liquido trasudatizio (come avviene in alcune malattie
epatiche e/o nell'insufficienza cardiaca). L'esame sul liquido ascitico
non dà la certezza della diagnosi, ma è un importante tassello
per il suo raggiungimento. Anche, un esame del sangue di base (emocromo
con formula, transaminasi epatiche, azotemia, creatininemia; fosfatasi
alcalina, Ggt, glicemia) può fornire un quadro generale dal quale
prendere spunto per esami più mirati.
[Ndt: non esistono cure. Nella forma non-effusiva
sono allo studio terapie basate su farmaci antivirali -es. interferòne-
in sinergia con farmaci immunosoppressivi o immunoregolatori (per contrastare
l'attività ADE). Numero di ottobre
96 del "Compendium on Continuing Education". L'interferòne
è una proteina antivirale prodotta dalle cellule stesse dopo la
penetrazione del virus, capace di inibirne la replicazione. Facile da produrre
in laboratorio, ha purtroppo leggera tossicità sulla specie felina
alle dosi terapeutiche, ma nessun potere antigènico per cui non
sollecita reazioni anticorpali negative. Il miglior candidato per questa
terapia è un gatto in eccellenti condizioni generali, diagnosticato
precocemente, FeLV[-] e senza disturbi neurologici, ndt]
SI.
[Primucell FIP di Pfizer- SmithKline Beecham,
introdotto nel 1991 dopo 10 anni di ricerche, ndt]. Si tratta
di gocce intra nasali per uso annuale, licenziate per gatti oltre le 16
settimane di vita, il cui uso è stato fra i più controversi,
perché in condizioni sperimentali di laboratorio -non confermate
in condizioni reali- ha causato e/o accelerato il precipitare della malattia
[utilizza
un ceppo vivo attenuato di FIPVirus più sensibile alla temperatura,
in grado di sopravvivere nell'ambiente intra nasale, ma non nel più
caldo ambiente intestinale, impedendogli così di avere uno stadio
infettivo dove normalmente è patogeno. La somministrazione nelle
mucose nasali dovrebbe stimolare un'alta risposta protettiva IgA e una
bassa risposta sistemica IgG, onde evitare il pericolo di attività
ADE, ndt]. Il produttore dichiara un livello di protezione
del 69%. Alcuni veterinari non lo consigliano, altri sì.
La Cornell University [DrOlsen e DrScott, ndt]
ha testato in laboratorio il vaccino al suo rilascio commerciale, ottenendo
risultati poco positivi e, in taluni casi, persino negativi. Nelle simulazioni
eseguite, il FIPVirus è stato 'somministrato' per via intra nasale
ad un gruppo di prova [vaccinato] e ad un altro gruppo di controllo [non
vaccinato]. Non è emersa una grande efficacia protettiva del vaccino
nei confronti del gruppo di prova, mentre si è verificata una preoccupante
attività
ADE[nel 52,5% dei gatti vaccinati la malattia
è precipitata nel giro di poche settimane, anziché mesi.
Ricordo che questi esperimenti sono stati piuttosto contestati, e hanno
dato luogo a diversi dibattiti fino al raggiungimento, nel 1995, di un
punto d'accordo. Le metodologie della Cornell differivano da quelle usate
dal produttore, e le risultanze di laboratorio non hanno trovato conferme
sul campo. L'esposizione a dosi virali inusuali in laboratorio -sebbene
nessuno sappia quali siano le dosi usuali in natura- e la vaccinazione
di animali sieropositivi sono stati i punti più fortemente criticati,
ndt]. Nel 1995, dopo diversi confronti e dibattiti pubblici,
si è arrivati a dichiarare il vaccino ragionevolmente sicuro nell'uso
e discretamente efficace, alle condizioni nel quale il suo uso è
indicato (v.oltre). Resta comunque una decisione soggettiva
del proprietario, basata unicamente sulle posizioni del proprio veterinario,
la situazione ambientale contingente e le informazioni disponibili al momento.
E' opinione della Cornell University che l'efficacia del vaccino sia
strettamente legata a:
ceppo di FIPVirus: il FCoV-I è ipoteticamente prevalente nel mondo
esterno, ma è quasi impossibile da ottenere in laboratorio [ed
estremamente difficile da isolare dai soggetti infetti, ndt].
Il Tipo-II è comunemente utilizzato per test, vaccino etc... Sfortunatamente,
si pensa sia assai poco presente nel mondo esterno.
virulenza del FIPVirus: il vaccino protegge -secondo le percentuali accreditate-
in condizioni di bassa virulenza, mentre è progressivamente inefficace
all'aumentare della morbosità. Il problema è che nessuno
sa qual'è il livello di virulenza del FIPVirus al di fuori delle
simulazioni di laboratorio!
esposizione al FIPVirus: il vaccino ha il margine di sicurezza dichiarato
su gatti sieronegativi in perfette condizioni. La considerevole attività
ADE rilevata in laboratorio, sconsiglia assolutamente l'uso su gatti
sieropositivi.
La Winn Foundation ha sponsorizzato nel 1995 i lavori del 'Seminario
FIP/FECV', durante il quale si è raccolto un certo consenso sia
a favore della vaccinazione, sia contro i risultati dei ricercatori della
Cornell, giudicati non realistici nelle simulazioni del mondo esterno.
La considerevole attività ADE del vaccino è
stata giudicata un fenomeno di laboratorio.
DIPENDE.
Soprattutto dalla situazione ambientale [AGG:
l'incidenza di FIP nella popolazione felina è in stretta correlazione
col tasso di mutazione del FECV in FIPV, ndt].
Sebbene il FIPVirus esista, a livello teorico, ovunque vi sia FECVirus,
il minor livello di rischio è per gatti singoli in appartamento.
Un rischio leggermente maggiore lo corrono i gatti singoli in semi-libertà,
per via di possibili contatti con gatti infetti del circondario. Aumentando
i gatti [un numero maggiore di 7, ndt],
aumenta il rischio [specialmente in situazioni
di stretta parentela genetica quando si sospetti una suscettibilità
erditaria allo sviluppo della FIP, ndt].
Il tallone d'Achille si ha in ambienti ad alta densità felina:
allevamenti, pensioni, ricoveri, ect. Statisticamente, il più alto
tasso di sieropositività si ha negli allevamenti professionali [in
quelli con più di 40 animali, addirittura 5 volte superiore a quelli
con meno di 7 animali. E' forse utile riportare qualche dato statistico:
risultano sieropositivi ai coronavirus
80-90% dei gatti di razze selezionate in multi-allevamenti
(con precedenti di FIP),
10-50% dei gatti di razza comune in pensioni,
ricoveri atc, (con precedenti di FIP)
Considerato che stadi infettivi di coronavirus
sono periodicamente emessi con le feci dal 30-70% dei gatti sieropositivi,
e che il massimo picco di contagiosità del FIPVirus si ha prima
che compaiano sintomi, si comprende quale preoccupazione -anche economica-
questa malattia costituisca per gli allevatori professionisti, nonostante
il rischio di sviluppare FIP conclamata interessi solamente il 5-10% del
totale dei gatti sieropositivi, e l'occorrenza sia sporadica e non prevedibile,
ndt]
[AGG: FATTORI di RISCHIO:
I ricercatori Jane Foley e Niels Pedersen del DrPedersen's lab alla Univerity
of California at Davis, in occasione del meeting dell'AAFP (American Association
of Feline Practitioners) svoltosi in Santa Fe nell'autunno '98, han identificato
tre fattori di rischio:
la suscettibilità ereditaria -come tratto
poligenico- alla mutazione del FECV in FIPV [identificata nel 1996, con
tasso d'incidenza del 50%]
la presenza di soggetti asintomatici portatori
cronici e contagiosi di FECV
il sovraffollamento felino che contribuisce alla
diffusione del FECV
Secondo la Dr Foley, non contuiscono fattori
di rischio:
l'età (media), il sesso (medio) e il numero
(medio) dei soggetti,
la titolazione anticorpale (media) ai coronavirus,
le pratiche d'allevamento, alloggiamento in gabbie
o accoppiamento,
le diverse malattie coincidenti (eccezion fatta
per FeLV e FIV),
la frequenza di diffusione del FECV (attualmente
difficile da determinare),
Rimangono come fattori di rischio:
l'età (individuale) dei soggetti -- il
picco di rischio FIP è sui 10 mesi d'età,
cadenza stagionale (in autunno e inverno virulenza
maggiore)
suscettibilità genetica ereditaria
età di esposizione ai coronavirus
titolazione anticorpale (molto incerta e non affidabile
come strumento preventivo).
L'incidenza della malattia varia in rapporto all'età, tanto
per i maschi quanto per le femmine, ed è bifasica:
il primo picco, il più alto, si verifica a 6-12 mesi, [NON
potendo i micetti essere infettati per via placentare, ndt],
mantenendosi costante fino ai 3 anni per poi decrescere.
il secondo picco, meno pronunciato, si ha dopo i 14 anni [forse
per la scarsa risposta immunitaria CMI, ndt].
Naturalmente in gattini più piccoli di 16 settimane esposti
al FIPVirus, il rischio è altissimo per l'immaturità delle
difese immunitarie [pare che i decessi per FIP
siano più numerosi in autunno/inverno che in primavera/estate, andamento
stagionale confermato dall'oscillazione dei titoli nei test anticorpali.
Le cause non sono ancora chiare, ma è interessante notare che il
periodo coincide con quello del primo picco. Molti allevatori hanno riportato
un maggiore tasso di perdite in cucciolate di gatte giovani -entro i 2
anni di età- probabilmente perché gli animali più
anziani contraggono un'immunità naturale, ndt].
Recenti studi confermano che nutrizione inadeguata o sbilanciata, alti
livelli di stress e situazioni igieniche di degrado contribuiscono negativamente.
Lo scambio di micetti e gatti giovani soprattutto, pratica abituale in
allevamento, è una potenziale introduzione di FIPVirus anche in
ambienti fino a quel momento liberi dai coronavirus.
Toccare
superfici contaminate è rischioso?[indice]
SI.
Per il vostro gatto. Dal momento che i coronavirus sopravvivono
allo stadio infettivo in ambiente asciutto per un apprezzabile periodo
di tempo, il contatto anche occasionale con gatti infetti o superfici contaminate
può costituire una fonte di esposizione. Fortunatamente, molti detergenti
e disinfettanti per uso domestico annientano il virus [in
vitro, i coronavirus si dimostrano stabili a temperatura ambiente -21°C-
e in soluzioni acide -fino a PH3- ma instabili al calore, ai solventi,
ai detergenti non-ionici, alla formaldeide e ad agenti ossidanti, ndt].
Lavarsi accuratamente le mani (e quant'altro sia venuto a contatto -vestiti
compresi-) riduce considerevolmente il rischio di contagio al proprio
o ad altri animali. La candeggina in soluzione 1:32 è il disinfettante
ideale per la neutralizzazione di questo come di altri virus.
SI.
E' stato ripetuto il test eseguito dalla Cornell University, ma stavolta
utilizzando le stesse metodologie, ceppi virali e condizioni ambientali
suggerite dai produttori del vaccino, al fine di verificarne l'effettiva
efficacia.
Alla fine di 8 settimane di sperimentazione, risultavano in FIP conclamata
(confermata da biopsìa tissutale):
il 30% dei micetti di prova (vaccinati),
il 60% dei micetti di controllo (non vaccinati),
Il che equivale -ipotizzando valide anche all'esterno le condizioni del
test- ad una percentuale di protezione del 50%.
Un altro test passivo[cioè senza
esposizione intenzionale al virus, ndt] della durata di 6 mesi,
è stato eseguito mettendo sotto osservazione i gatti ospitati in
un ricovero 'no-kill' [che non sopprime gli animali,
ndt], avente un problema di FIP endemica. L'ottica di valutazione
cambia di parecchio, rispetto alle tipiche situazioni di rischio negli
allevamenti, dato che l'età media dei gatti ospitati è sui
2 anni, senza micetti più piccoli di 16 settimane. Comunque, l'esperimento
ha grande importanza perché prende in esame per la prima volta una
situazione reale e non una sperimentazione di laboratorio.
TUTTI i gatti ospitati durante il periodo di osservazione, sono stati
testati prima di venire introdotti: risultavano tutti sieronegativi ai
coronavirus[escludendo
quindi la possibilità di contaminazioni dall'esterno, ndt].
Durante i 6 mesi di osservazione, sono stati infettati e hanno sviluppato
FIP conclamata (confermata da biopsìa tissutale):
lo 0,8% dei gatti di prova (vaccinati),
il 3,25% dei gatti di controllo (non vaccinati),
il che statisticamente significa -con una precisione del 95,2%- che il
vaccino ha un 75% di efficacia nel proteggere gatti sieronegativi più
grandi di 16 settimane di vita. E questi sono i termini della sua licenza
ed utilizzo commerciale.
Per i gatti sieropositivi, esposti precedentemente ai coronavirus
-sia FECVirus sia FIPVirus- non ci sono evidenze che possa essere di qualche
aiuto, e molti sospetti che possa essere controproducente
[attività ADE, ndt].
Dal 'Seminario FIP/FECV' organizzato dalla Winn Foundation sono emerse
-all'unanimità- le seguenti posizioni:
La vaccinazione attuale è da ritenersi:
utile e/o sicura: in animali sieronegativi più grandi
di 16 settimane di età. Efficacia stimata: 50-75%.
inutile e/o dannosa: in animali sieropositivi ai coronavirus,
di qualunque età.
La vaccinazione attuale ha i seguenti limiti :
è ottimizzata sul FIPVirus Tipo-II. La sua efficacia nei riguardi
del Tipo-1 è ancora da dimostrarsi.
non è licenziata per l'impiego in gattini più piccoli di
16 settimane [con madri sieronegative -senza protezione
anticorpale da parte loro- i micetti di 4-16 settimane di vita sono esposti
al contagio. Sembra che il periodo chiave per l'esposizione ai coronavirus
-tipicamente FECVirus- sia fra le 8-10 settimane, ndt].
Sono in corso ricerche per sviluppare un vaccino contro il FECVirus:
prevenendo l'infezione enterica primaria, se ne dovrebbe impedire la possibile
mutazione in forma virale sistemica FIPVirus.
Purtroppo -in animali con sintomi evidenti- la malattia ha già
fatto parecchia strada, e l'unica opzione opportuna rimane l'eutanasia.
In animali ancora in buone condizioni, che non manifestano sofferenza o
disagio, non vi è alcuna ragione per farlo, e si può tirare
avanti con terapie di mantenimento.
Qualunque gatto potenzialmente contagioso
[anche i portatori sani] DEVE essere mantenuto entro casa.
Quando le condizioni si aggravano, non vi è nessuna ragione
per prolungare oltre le sofferenze: la FIP conclamata è purtroppo
letale nel suo decorso. L'unica cosa che i proprietari di questi sfortunati
animali possono fare è cercare di mantenerli felici per il -poco
o molto- tempo che gli resta da vivere.
PARTE II: Situazioni
si sovraffollamento: allevamenti, pensioni, ricoveri...[vai
al sommario]
[AGG: la Dr Addie dell'University
di Glasgow, Scozia, raccomanda negli allevamenti a rischio il mantenimento
gruppi di gatti in numero massimo di 3 o 4 -l'alloggiamento individuale
è il metodo più sicuro- isolando i gattini dal resto degli
adulti, ndt] Vedi fattori di rischio.
Limitare al minimo indispensabile l'introduzione di nuovi animali.
Testare i nuovi arrivati all'inizio e alla fine di una "quarantena" di
circa 1 mese, meglio 2.
Può sembrare una precauzione eccessiva, ma considerate l'alternativa!
Un portatore sano, o un micetto malato ma asintomatico potrebbe contagiare
l'intero allevamento. Il titolo anticorpale, alla fine della quarantena,
dovrebbe essere sceso a causa dell'isolamento. Se fosse salito, è
necessario effettuare approfondite indagini diagnostiche.
Giornalmente:
Eliminare tutti i residui organici dalle lettiere
[il FECVirus persiste nelle feci secche per 5-7 settimane, ndt]
..
Rinnovare l'acqua e pulire le ciotole del cibo.
Spazzare i granellini di sabbietta intorno alle lettiere.
Settimanalmente:
Cambiare il substrato delle lettiere con composti puliti
Disinfettare le vaschette delle lettiere con candeggina (soluzione 1:32).
Disinfettare le ciotole dell'acqua e del cibo
Disinfettare il pavimento intorno alle lettiere
Provvedere una lettiera ogni due gatti [meglio
una ciascuno, ndt].
Non mischiare ciotole e vaschette dopo averle pulite: ogni gatto dovrebbe
usare le sue.
Soprattutto, non trascurate di cambiare il substrato delle lettiere,
anche se può sembrare costoso: tutte le posizioni convergono nell'indicare
come SICURA fonte di infezione i residui fecali infetti. Da un'allevatrice:
"Il costo relativo alla prevenzione FIP, fra veterinario e test diagnostici,
in allevamento supera i 3.000 dollari l'anno [quasi
5 milioni e mezzo, ndt]. Il cambio del substrato ha un costo
irrisorio, al confronto".
Nei gatti a pelo lungo, è meglio mantenere i peli della zona perianale
più corti.
Separare -in una camera apposita disinfettata- le gatte gravide 10-14 giorni
prima del parto.
Provvedere a disinfettare le ciotole per l'acqua, il cibo e la vaschetta.
Lavarsi accuratamente le mani prima e dopo il contatto con la gatta.
Indossare una tuta apposita (e cambiare le scarpe) quando si entra nella
camera.
Se la gatta è sieropositiva [intendendo
che è stata esposta ai coronavirus, non che ha la FIP, ndt],
è da considerarsi la convenienza di un programma di svezzamento
precoce per i piccoli.
Allontanare la gatta 4-6 settimane dopo il parto, e non farla più
avvicinare.
Durante le prime 4-6 settimane di vita, i micetti beneficiano della
protezione anticorpale della madre attraverso il latte, e di conseguenza
sono immuni da qualunque virus essa possa portare. Trascorso questo periodo,
il loro sistema immunitario comincia a lavorare per conto proprio. Se la
gatta è portatrice sana di FIPVirus, può infettare i piccoli
che in questo periodo sono maggiormente vulnerabili.
Mantenere i cuccioli isolati dagli altri gatti.
I micetti sieronegativi dovrebbero essere allevati in condizioni di isolamento
completo dalla madre e dagli altri gatti finché non lasciano l'allevamento.
Se per qualche motivo dovessero rimanervi, dopo 16 settimane è meglio
provvedere alla vaccinazione prima di metterli a contatto con gli altri.
NESSUNO!
Nessuna legge impone agli allevatori l'osservazione di alcuna
di queste drastiche misure. Semplicemente, queste sono le posizioni univoche
delle massime autorità in materia, così come sono emerse
dal 'Seminario FIP/FECV' promosso dalla Winn Foundation: le uniche misure
preventive rivelatesi statisticamente efficaci nel limitare l'incidenza
di FIP in allevamento.
L'opportunità e/o l'applicabilità di queste precauzioni
sono lasciate al giudizio e alla professionalità del singolo allevatore:
spetta a lui/lei considerare la situazione clinica e organizzativa del
proprio allevamento. Se non ritiene di doverlo fare, non ha alcun obbligo
di seguire questi consigli. Solamente, questo è tutto quello che
attualmente è possibile consigliare di fare.
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L'articolo originale è reperibile
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al sommario] Data la delicatezza dell'argomento, l'autrice Erin Miller [ermiller@tezcat.com]
desidera sia fatta estrema chiarezza su alcuni punti:
Si tenga presente che l'autrice NON è una veterinaria, e NON
è un'assistente veterinaria [idem per la traduttrice, ndt].
Erin Miller è una gattofila specializzanda in Antropologia fisica.
Questo FAQ è stato compilato con l'intento di raccogliere le informazioni
disponibili nella letteratura veterinaria, per metterle a disposizione
di tutti i gattofili con un linguaggio il più comprensibile possibile,
nella speranza che possano essere di qualche utilità. Nonostante
si sia cercato di esemplificare al massimo la terminologia tecnica, alcuni
aspetti della malattia sono così complessi -e tuttora controversi-
che è impossibile prescinderne completamente.
Il FAQ non può -e non vuole- avere valenza clinica o scientifica.
E' - e vuole essere- una semplice fonte informativa. L'ideale è
considerarlo un punto di partenza per affrontare la questione col proprio
veterinario. Non esiste malattia felina che sia maggiormente opinabile:
la stessa comunità scientifica e le associazioni degli allevatori
non sono ancora giunte ad un punto di incontro. Molte posizioni sono esclusivamente
empiriche, o pregiudiziali, sicché è oltremodo difficoltoso
per chiunque fornire dei consigli validi: l'unica regola a cui attenersi
è di consultare le fonti più autorevoli di documentazione
e formarsi una propria concezione. Le decisioni sono di esclusiva responsabilità
dei proprietari: né veterinari, né allevatori, né
amici esperti, né tantomeno curatori [o traduttori, ndt] dei FAQ
possono -o devono- influenzare le vostre decisioni.
Qualunque posizione prendiate, prendetela esclusivamente nell'interesse
dei vostri animali. E questo è quanto!