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Epilessia Felina

Questo file contiene informazioni riguardanti le caratteristiche eziologiche, diagnostiche e terapeutiche dell'epilessia felina. E' stato scritto dal proprietario di un micio con questo disturbo, e non può -e non vuole- sostituire l'assistenza professionale del Medico Veterinario di fiducia. 

                              Sommario:

E' iniziato così...
Consigli generali
Descrivere l'attacco
Ricercare le cause
Emettere una diagnosi
Stabilire una terapia
Referenze e links

E' iniziato così...  [ vai al sommario ]

"...Una notte, mia moglie ed io fummo svegliati dagli gnaulìi acuti del nostro micio, seguiti da un'insolita concitazione... Alzandoci per andare a vedere, lo trovammo disteso sul fianco, con le zampe che annaspavano rigide, in preda a violente irrefrenabili scosse: dalle fauci spalancate uscivano brevi singhiozzi sincopati ed una bava profusa... Questa scena sconvolgente durò appena pochi minuti, ma la paura e la sensazione d'impotenza provate la fecero apparire quasi interminabile! La mattina seguente lo portammo senza indugi dal nostro veterinario, e -in seguito ad altri due attacchi convulsivi quasi identici- alla Virginia Maryland Veterinary School. Qui, oltre ad un leggero ingrossamento cardiaco ritenuto ininfluente, non fu trovata alcuna motivazione organica per il ripetersi delle crisi e venne emessa una diagnosi di epilessia idiopatica [=senza causa apparente, ndt]. Da allora, il nostro micio è sotto terapia farmacologica con fenobarbitale, che ne ha completamente controllato le crisi tanto da indurci ad un tentativo di sospensione graduale del farmaco, nella speranza di una guarigione clinica. Sebbene questo possa talvolta accadere, nel nostro caso non fu così, e dopo una ricaduta la terapia è stata definitivamente ripresa. Da allora, non vi sono più stati episodi convulsivi...".

Consigli generali  [ vai al sommario ]

Gli attacchi convulsivi frequenti [mensili o più ravvicinati, ndt] necessitano di terapie farmacologiche di controllo: esistono rischi di soffocamento e di caduta durante l'attacco [e, ugualmente importante, ogni nuova crisi aumenta le probabilità che ve ne siano altre, ndt]. Prima di stabilire dei protocolli terapeutici, è però necessario escludere che gli attacchi convulsivi siano secondari ad una patologia sottostante, come spesso accade nel gatto (v. oltre).
 

Descrivere l'attacco  [ vai al sommario ]

Durante un attacco convulsivo la cosa più utile che potete fare è osservare con attenzione i dettagli e riferirli il più precisamente possibile al veterinario, che difficilmente potrà osservarli di persona. La vostra capacità di descrivergli minuziosamente le varie fasi può contribuire ad orientare la diagnosi. Prestate particolare attenzione ai momenti *iniziali* della crisi --specialmente quali arti e parti del corpo siano coinvolti-- oltre che alla successione e durata dei fenomeni convulsivi: frequenza di respirazione, annaspamento e rigidità delle zampe, dilatazione degli occhi, salivazione etc... Una volta passato l'attacco, ripulite il micio e non lasciatelo solo fino a quando non si sia del tutto ripreso.

Vi è una notevole varietà di manifestazioni convulsive: l'attacco bilaterale generalizzato che sperimentò il nostro micio è poco frequente nella specie felina, anche se quando accade non passa di certo inosservato. Assai più comuni -ma meno evidenti- sono le crisi convulsive parziali dette complesse o psicomotorie ["partial complex seizure"], caratterizzate da una percezione esterna alterata che può esprimersi con comportamenti opposti: da un'estraniata fissità ad una frenesia allucinatoria... Fissare, rincorrere o sfuggire "spiriti invisibili" sono attività comuni a molti gatti, che solo sporadicamente acquistano un significato patologico: l'indicazione più attendibile per sospettare che tali comportamenti nascondano una crisi convulsiva è che questi siano accompagnati da fenomeni tipici come contrazioni facciali e ipersalivazione, o che progrediscano verso attacchi bilaterali generalizzati [Da: Parent and Quesnel, 1996].

Qualora una singola crisi si prolunghi oltre 5 minuti, o convulsioni continue si susseguano senza pausa una dietro l'altra, o ancora che si ripetano due o più crisi isolate nel giro di 24 ore, è necessario cercare *urgentemente* assistenza medica per una terapia anticonvulsiva d'emergenza, generalmente consistente in somministrazione intravena di diazepam [es. Valium, ndt].


Ricercare le cause.  [ vai al sommario ]

E' compito del veterinario stabilire l'origine delle crisi convulsive: se siano cioè causate da una patologia nascosta sottostante (epilessia sintomatica) oppure no (epilessia idiopatica). Detto in parole semplici, la prima è causata da un separato processo patologico in qualche distretto del corpo, mentre la seconda si pensa causata da anormalità costituzionali di natura non determinata, forse ereditarie. Questa distinzione è molto importante, perché determina l'approccio terapeutico da seguire.

Secondo uno studio recente (Quesnel, 1994), la causa più frequente di ricorrenti crisi convulsive nella specie felina -47% dei casi- è una meningoencefalite non suppurativa (processo infiammatorio del sistema nervoso centrale che colpisce le meningi e l'encefalo) di origine sconosciuta, ma presumibilmente virale (non FIP) [diagnosticabile solo dopo autopsia: crisi non rispondenti al farmaco anticonvulsivo possono talvolta essere controllate tramite corticosteroidi (prednisone), ndt]. La seconda causa più comune -20% dei casi- è l'encefalopatia ischemica felina [FIE, "Feline Ischemic Encephalopathy"], o deficiente apporto di sangue al parenchima encefalico, che risulta in un ictus. La causa è sconosciuta, ma in molti casi probabilmente è da ascrivere alla migrazione di alcuni parassiti (Cuterebra) attraverso il cervello. Altre cause per l'epilessia felina possono comprendere tumori -specialmente meningioma- traumi cranio encefalici ed encefaliti di altra natura.

La discriminazione fra epilessia sintomatica ed epilessia idiopatica è difficoltosa, perché i sintomi sono simili. Le fasi *iniziali* dell'attacco possono a volte fornire indizi utili per la diagnosi: in particolare, segni di localizzazione monolaterale [contrazioni, irrigidimenti o lassità in un solo lato del corpo o degli arti] distinguono le convulsioni parziali da quelle generalizzate, che si esprimono sempre bilateralmente e spesso simmetricamente rispetto alla linea mediana del corpo. Gli accessi convulsivi parziali sono sempre causati da un processo patologico acquisito e di conseguenza non possono essere indicativi di epilessia idiopatica. Gli episodi strettamente generalizzati possono essere indicativi sia di patologie acquisite (epilessia sintomatica) che di epilessia idiopatica. In più quest'ultima si manifesta usualmente in episodi strettamente generalizzati. Questa differenziazione non è vincolante, ma è un'evidenza empirica da tenere in considerazione. E' molto importante tuttavia concentrare l'attenzione sulle fasi *iniziali*, perché spesso nel prosieguo dell'attacco un interessamento parziale può finire per interessare tutto il sistema nervoso centrale, generalizzandosi.


Emettere una diagnosi  [ vai al sommario ]

Un completo esame fisico neurologico dovrebbe venire eseguito su ogni micio con episodi frequenti di convulsioni, preceduto dalla storia clinica relativa a possibili esposizioni a sostanze tossiche o traumi cerebrali. Per ricercare processi patologici sottostanti si eseguono una routine di esami complementari che includono test sierologici relativi ai virus FeLV [leucemia, ndt], FIV [immunodeficienza, ndt] e FIP [peritonite infettiva, ndt], test per la toxoplasmosi, l'esame delle urine, l'esame del sangue [CBC, "Complete Blood Count" esame emocromo-citometrico, ndt], e il profilo biochimico. In base a questi risultati, a seconda della severità e ricorrenza degli episodi convulsivi, se si sospetta un'epilessia sintomatica si può decidere di procedere ad ulteriori accertamenti morfologici. Questi comprendono l'esame del liquor cerebrospinale [liquido cefalorachidiano, ndt] previa rachicentesi, per accertare possibili encefaliti e, secondo la disponibilità economica o logistica, procedure di neuroimmagine ["imaging"] come risonanza magnetica [MR] o tomografia assiale computerizzata [TAC], che forniscono immagini statiche delle strutture cerebrali, [un'istantanea della morfologia del cervello, ndt] che permette di individuare lesioni cerebrali o tumori.

Quando dagli accertamenti non emerge nessuna causa apparente si parla di epilessia idiopatica, e si procede col controllo farmacologico...

Dovreste comunque essere consapevoli che non tutti i veterinari hanno identica esperienza e competenza in materia di epilettologia e neurologia felina. Informatevi presso il vostro veterinario su possibili percorsi diagnostici e terapeutici alternativi, e/o consulti integrativi  e referenze territoriali (ad es. cliniche universitarie). Quando sussistano dubbi, il rapporto di fiducia con il vostro veterinario è la base per discutere delle possibili opzioni, anche quando queste non siano possibili in ambulatorio per ovvia mancanza di attrezzature. Non vi è alcun motivo di offesa nella richiesta di una seconda opinione. Questo è molto importante da tenere a mente, perché ci sono stati decessi causati da patologie individuabili da semplici esami del sangue che l'unico veterinario interpellato non ha diagnosticato. Se il vostro veterinario non ha proposto gli indispensabili accertamenti di laboratorio, dovreste iniziare a guardarvi intorno...


Stabilire una terapia  [ vai al sommario ]

Se gli accertamenti conducono alla diagnosi di epilessia sintomatica, la terapia conseguente dipende dalla natura dell'anormalità patologica sottostante. Il successo di questo trattamento dipende dalle possibilità di risoluzione farmacologica o chirurgica della malattia, e anche dall'abilità del vostro veterinario [ad es. in caso di meningioma alcuni possono essere rimossi chirurgicamente, altri rispondono a terapia con irradiazioni; la chemioterapia nei tumori cerebrali è inefficace per l'impossibilità di molti chemioterapici di raggiungere il distretto interessato, ndt]

Se la diagnosi è di epilessia idiopatica o se la causa sottostante non è progressiva, di solito l'unica opzione valida è di trattare il sintomo controllando l'attacco con farmaci anticonvulsivanti [dato che ciò comporta l'assunzione giornaliera per il resto della vita, tranne possibili discontinuazioni che nella metà dei casi portano ad una ricaduta, il trattamento è opportuno in caso di attacchi mensili o che sconfinano nello stato epilettico: crisi più distanziate o occasionali non vengono generalmente trattate, ndt]. Il fenobarbitale [es. Gardenale, Luminale, ndt] è considerato il farmaco più efficiente nel controllo dell'epilessia felina. Il diazepam [es. Valium, ndt] può ugualmente essere efficace, benché in alcuni -rarissimi- casi sia stato associato con decessi per necrosi epatica indotta. La dose terapeutica di anticonvulsivante deve essere "aggiustata" individualmente per minimizzarne i possibili effetti collaterali, fino alla dose minima ancora capace di controllare le crisi.

La prognosi dipende dalla causa delle convulsioni e dalla risposta alle terapie: in caso di diagnosi dubbia non è inopportuno richiedere una seconda opinione, ma  non è insolito che proprio il proprio veterinario vi indirizzi verso una Clinica Veterinaria nella vostra regione, che dispone di attrezzature più particolari e che generalmente è una soluzione economicamente accettabile.

Referenze e links  [ vai al sommario ]

Dato che l'epilessia nella specie canina è un problema molto più comune e studiato, in rete è possibile trovare una maggiore varietà di informazioni correlate ad essa. In modo particolare, il Canine Epilepsy FAQ è un'eccellente fonte di informazioni, sebbene i dettagli specifici concernenti le peculiarità delle diverse razze siano naturalmente del tutto irrilevanti per i proprietari di un micio. Molte delle informazioni contenute sono consistenti con l'epilessia felina, sebbene la forma idiopatica sia assai più frequente nella specie canina che in quella felina. Il numero di aprile 1996 di "Cat Fancy" tratta, in modo non specificatamente tecnico, dell'epilessia felina. Per differenti problemi medici, consultate la sezione Medical Information del rec.pets.cats FAQ.

Russo, M. E: "Seizures"
[in Consultations in Feline Internal Medicine 1. edited by J. R. August. Philadelphia. W.B. Saunders Co. 1991. pp. 523-526].
Fenner, W. R: "Epilepsy"
[in Consultations in Feline Internal Medicine 2. edited by J. R. August. Philadelphia. W.B. Saunders Co. 1994. pp. 437-447].
Quesnel AD: "A descriptive study on feline seizure disorders" [DVSc thesis]. University of Guelph, 1994
Un'ottima recente recensione: Parent JM, Quesnel AD: "Seizures in cats". Vet Clin N Am [Small Anim Pract]. 26:811-826,1996.

Ulteriori informazioni Se avete recenti o più specifiche informazioni riguardanti l'epilessia felina, per favore contattate l'autore del FAQ, Mr.Bruce Lowekamp [in inglese, ndt]. Questo file è stato sviluppato dall'autore e riproposto in versione italiana per aiutare tutte le persone che desiderino avere quante più informazioni possibili in un unico documento.

Ringraziamenti Molte delle informazioni sono state possibili grazie al Dr. WB Thomas DVM, MS, Dipl.ACVIM (Neurology), University of Tennessee e a Mr.David Thomas (david@micro.ti.com). Un grazie particolare al Dr. Joane Parent, DMV, University of Guelph, per la copia della sua pubblicazione "Seizures in Cats".

Ultima modifica del FAQ originale: giovedì 7 luglio, 1998

La traduzione è stata effettuata con l'autorizzazione di Bruce Lowekamp da DannyT [dannyt@minitaly.com] e non può essere modificata senza il permesso degli autori del file originale o del traduttore.