Basato su un opuscolo informativo scritto dalla Denver Dumb Friends League
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Sommario
:| Organizzazione sociale | |
| Situazioni di aggressività | |
| Cosa NON fare | |
| Cosa fare | |
| Probabilità di successo |
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Organizzazione sociale
[vai al sommario]I gatti domestici tendono a vivere per conto proprio, non possedendo l'interdipendenza sociale che hanno invece i cani, la cui complessa struttura gerarchica permette la vita in branco. I gatti sono invece maggiormente territoriali per natura, alcuni in misura maggiore di altri. Ad ogni modo, a causa della loro posizione sociale estremamente mutevole, alcuni sono relativamente più accomodanti riguardo la condivisione territoriale con gli altri gatti di casa. Può spesso accadere che un gatto vada d'accordo con alcuni membri della comunità felina casalinga ma che con altri vi sia la più completa intolleranza. A grandi linee, quanti più gatti convivono a stretto contatto l'uno con l'altro, più facilmente si potranno verificare zuffe fra alcuni di loro. La convivenza di troppi gatti in uno spazio eccessivamente ristretto aumenta di molto questa possibilità.
I fattori alla base della tolleranza / intolleranza fra membri di una comunità felina domestica non sono ancora completamente chiari. I gatti adeguatamente socializzati -che cioè hanno condiviso fin da cuccioli piacevoli esperienze con altri gatti- saranno avvantaggiati quanto a disponibilità rispetto a quelli che sono cresciuti da soli. D'altra parte, i gatti di strada che hanno dovuto ingaggiare lotte per la difesa del territorio e delle risorse alimentari, potrebbero non abituarsi mai a convivere con gli altri gatti di casa. Da non sottovalutare l'influenza che le predisposizioni genetiche individuali hanno nel temperamento di ciascun gatto: genitori socievoli hanno maggiori probabilità di generare cuccioli maggiormente predisposti alla socializzazione. Tutti i proprietari possono comunque prevenire i possibili contrasti fin dall'inizio, introducendo ogni nuovo gatto agli animali residenti in modo corretto. Ulteriori informazioni su questo argomento si trovano nel file "Come introdurre un nuovo gatto agli animali di casa".
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Situazioni di aggressività
[vai al sommario]Le situazioni più comuni nelle quali si osservano atteggiamenti di aggressività fra gatti conviventi, rientrano in quattro gruppi principali: aggressività territoriale, aggressività fra maschi, aggressività per difesa e aggressività reindirizzata.
Aggressività territoriale [vai al sommario] [vai al paragrafo]
Come detto in precedenza, tutti i gatti hanno un comportamento spiccatamente territoriale, in misura assai maggiore dei cani. L'aggressività territoriale si manifesta quando un gatto sente il proprio territorio minacciato o invaso da un intruso: a seconda del luogo dove gli è permesso spaziare, può considerare di sua proprietà la poltrona preferita o l'intero caseggiato. Le femmine possono essere gelosamente territoriali alla stessa stregua dei maschi. Il modello comportamentale usuale in questo tipo di aggressività include inseguimenti ed agguati nei riguardi dell'intruso, con sibili e tentativi di attacco se i due animali vengono a contatto. Queste tensioni territoriali in ambiente casalingo si creano quando un nuovo gatto viene portato in casa, oppure quando i cuccioli raggiungono lo status di adulti, o ancora quando un gatto a cui è permesso di gironzolare libero incontra i suoi simili nel vicinato. Non è inusuale inoltre che un gatto dimostri una grande intolleranza territoriale verso un membro felino della famiglia, dimostrandosi invece al contempo amichevole e tollerante verso gli altri.
Aggressività
fra maschi [vai al sommario] [vai al paragrafo]
Diversamente dalle femmine, i gatti maschi adulti tendono ad ingaggiare dure prove di forza e aspri combattimenti fra loro. L'aggressività fra maschi si ricollega a necessità di affermazione a scopi sessuali o di dominanza gerarchica, che sono da considerarsi estremamente temporanei data la lassità e mutevolezza delle posizioni sociali nelle comunità feline. Questo tipo di aggressività include un modello di comportamento molto più ritualizzato del precedente: posizione minacciosa del corpo, avvicinamenti furtivi, sguardo fisso e un grande scambio di gnaulii e urli minacciosi. L'attacco vero e proprio viene evitato qualora uno degli antagonisti desista e si allontani. Quando si giunge invece al confronto fisico, l'attaccante di solito salta in avanti cercando di mordere alla nuca, mentre l'altro si difende rigirandosi schiena a terra e cercando di mordere e graffiare con le zampe posteriori l'addome del suo avversario. I gatti possono ruzzolare avvinghiati mordendosi e ringhiando, per poi improvvisamente fermarsi, riassumere la posizione precedente al contatto e dare successivamente luogo ad un altro confronto o alla resa di uno dei due. In questo tipo di attacchi i gatti non vengono generalmente feriti in modi che possano metterne a rischio la vita, sebbene le ferite causate dai morsi e dai graffi possano facilmente infettarsi. I maschi non castrati sono assai più disposti a questo tipo di zuffe che non i maschi sterilizzati.
Aggressività
per difesa [vai al sommario] [vai al paragrafo]
L'aggressività per difesa si manifesta quando un gatto si sente minacciato o attaccato, e non vede delle vie di fuga praticabili. Lo stimolo può provenire dalla punizione o prospettiva di punizione da parte del proprietario, dall'attacco o tentativo di attacco da parte di un altro gatto, o ogni qualvolta si senta spaventato o terrorizzato da qualcosa. Il modello comportamentale usuale prevede la tipica minaccia gestuale di attacco: posizione raccolta con le zampe rannicchiate sotto il corpo, anche di sbieco su un fianco, orecchie ben tese all'indietro, coda raggomitolata.
Attenzione!
La posizione accovacciata non è in nessun caso un atteggiamento di sottomissione come lo è nei cani, dove ha la funzione di scaricare e demotivare l'aggressività dell'animale chiaramente più forte. Avvicinarsi o fronteggiare un gatto che si trova in questo atteggiamento, quasi sicuramente provocherà l'attacco da parte sua [è consigliabile invece allontanarsi ed ignorarlo, finché non si sia calmato completamente, ndt].
Aggressività
reindirizzata [vai al sommario] [vai al paragrafo]
L'aggressività reindirizzata è un comportamento aggressivo diretto verso un antagonista che non l'ha inizialmente suscitato, ma che funge per così dire da 'capro espiatorio'. Ad es: un gatto domestico scorge dalla finestra chiusa un gatto estraneo avventuratosi in giardino; non potendo attaccare l'intruso, sfoga la frustrazione accumulata verso un soggetto più alla portata, gatto o altro animale di casa. Questo tipo di aggressività include un modello di comportamento sia offensivo che difensivo.
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Cosa NON fare
[vai al sommario]Per prima cosa, se i gatti di casa si azzuffano, NON lasciate che il combattimento continui. Dato il forte istinto territoriale dei gatti, e l'incapacità di mantenere a lungo le gerarchie di dominanza stabilite, questi confronti non potranno risolvere le cose una volta per tutte, come avviene per i cani. Più ricorrenti saranno le zuffe, maggiori saranno le possibilità di precludere una futura convivenza pacifica. Per interrompere un combattimento in corso, fate un rumore forte e improvviso [ad es. soffiate in un fischietto o battete il pugno su un mobile], schizzate i contendenti con una pistola ad acqua, o tirategli contro qualcosa di soffice, come ad es. un cuscino. Non cercate di separarli mettendovi in mezzo!
Mentre lavorate per stabilire un'accettabile convivenza, impedite qualsiasi occasione di zuffa futura. Se fosse necessario, mantenete i gatti in camere separate quando rimangono senza sorveglianza, e prevenite il contatto stretto in situazioni nelle quali in precedenza si sono verificati episodi di intolleranza [particolarmente riguardo lettiere, ciotole del cibo e dell'acqua etc.]. NON cercate di punire nessuno dei gatti coinvolti. Le punizioni difficilmente hanno positive conseguenze, mentre è del tutto verosimile che sollevino ulteriori stress e paure che inaspriranno enormemente la situazione. I proprietari che ricorrano alle punizioni inoltre potrebbero a loro volta diventare oggetto di aggressività per difesa e/o reindirizzata.
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Cosa fare
[vai al sommario]Attenzione! Se queste tecniche vengono implementate incorrettamente, è al contrario possibile causare un rafforzamento del comportamento ostile anziché la sua diminuzione. Lo sbaglio più comunemente commesso è di provare a reintrodurre i gatti troppo presto, o senza sufficiente gradualità nell'innalzamento della soglia di stimolazione.
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Probabilità di successo
[vai al sommario]Il veterinario potrebbe prescrivere dei farmaci tranquillanti per i casi più difficili, per il periodo necessario a completare la terapia comportamentale. Le medicine di per sé non sono tuttavia una soluzione accettabile a lungo termine, e da sole non possono in alcun modo risolvere il problema, ma solo rimandarlo.
NON somministrate nulla che non sia stato prescritto da un professionista abilitato e qualificato [né rimedi omeopatici di vostra iniziativa]. Nemmeno i farmaci usualmente venduti come "farmaci da banco" per uso umano o pediatrico possono essere somministrati senza prima il parere del veterinario. Gli animali [e i gatti soprattutto! ndt] non rispondono alle medicine allo stesso modo degli umani, e la maggior parte dei farmaci d'uso comune sono per loro controproducenti o addirittura letali.
Spesso, gatti adulti con questo tipo di problemi non divengono mai amichevoli l'uno con l'altro, ma comunque imparano ad accettarsi e tollerarsi con il minor livello di ostilità possibile. Lavorare per risolvere questo tipo di situazioni può richiedere da parte vostra tempo ed impegno. Non rinunciate ancor prima di aver consultato uno specialista!
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